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22 febbraio assemblea elettiva della Federcalcio, parte la corsa elettorale. In lizza tutti quelli che hanno distrutto il calcio italiano

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Il Consiglio Federale della Federcalcio ha deciso che il 22 febbraio si terrà l'Assemblea che eleggerà il nuovo presidente federale e, a contersi la poltrona, ci saranno in pratica tutti quelli che stanno distruggendo il calcio italiano. A partire proprio da l'attuale presidente Gabriele Gravina che, ricorda un vecchio consigliere federale: «Negli anni in cui c'ero io lui era stato eletto in rappresentanza della Serie C, una figura anonima, mai una proposta di un certo peso, rimasi stupito quando poi lo vidi diventare presidente. Credevo che avesse accresciuto le sue competenze ma vedendo la fine che sta facendo il calcio italiano mi devo evidentemente ricredere».
A contendere l'ambita poltrona ci sarà verosimilmente Cosimo Sibilia, l'attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, colui cioè che passerà alla storia come il presidente che ha permesso ad un gruppo di burocrati incompetenti e populisti di eliminare il vincolo sportivo e di introdurre un bel po' di altre norme che faranno colare a picco il sistema calcio. Se a mare dovessero finire solo queste mezze figure, sarebbe anche un bene, ma il calcio nel nostro Paese è un'industria che produce reddito, crea lavoro. E mandarlo in rovina perché quattro pippe non riuscivano ad ottenere lo svincolo non è un buon motivo.
Anche perché il vincolo non esisteva solo nel calcio, ma anche in altre discipline sportive dove non sembra annidarsi il male assoluto, vedi il volley, che hanno già fatto sapere che: «Se non ci saranno ristorni adeguati il sistema imploderà». il grido di allarme di alcuni presidenti apparso guarda caso proprio oggi sulla Gazzetta dello Sport. Il tutto a confermare che la riforma del ministro Spadafora è iniziata male e finita peggio. Il tutto, va detto, nell'assoluto silenzio delle istituzioni calcistiche, le stesse che oggi vogliono "alzare delle dighe". Ovviamente, per "noi" l'occhio, e le orecchie, corrono subito ai nostri territori, alle nostre regioni, e una cosa stride. Sia in Piemonte sia in Lombardia ci saranno più liste che presenteranno la loro candidatura per la massima poltrona regionale. In un momento come questo, dove soldi per le società non ce ne sono (infatti hanno beccato poche lire) tutti ambiscono ad una poltrona. Perché? E poi sempre un bel perché lo giriamo alle società. Perché continuate ad esprimere il vostro voto per dirigenti che sono asseragliati nei posti di comando da 20 anni e che non hanno saputo dare mai risposte adeguate ai vostri bisogni? Come riescono a convincervi? Cosa vi promettono, che poi ovviamente non matengono? Siamo già fin da ora curiosi di sentire i discorsi delle prossime assemblee, gli argomenti che avranno i presidenti che saliranno sul palco a esprimere il loro voto a favore di una candidatura. Dopo una pandemia gestita in questo modo ci vorrebbe un senso di responsabilità diverso. Vincerete tutti il premio Giachetti.
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