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Arluno senza casa, Tavazzi: «Stiamo cercando una nuova struttura, ma il tempo stringe»

Oratoriana Vittuone - Arluno 2010 Under 16

La formazione dell'Arluno

Il 2020 non vuole dar tregua a nessuno. Tra pandemia, lockdown e sospensione dei campionati, nessuno vorrà ricordare con piacere questo anno maledetto. Nessuna società calcistica, ma soprattutto nemmeno l'ASD Arluno Calcio 2010 che, proprio a ridosso della ripresa dei campionati, si ritrova senza centro sportivo, senza campo, senza un posto nel quale allenarsi e giocare le partite ufficiali. Una vera beffa per la società di Nicoletta Stefanizzi, che ora si guarda intorno nella speranza di trovare una seconda casa in tempo per l'eventuale ripresa. Tutto nasce dalla volontà del comune di mettere in sicurezza la struttura di fronte all'emergenza COVID-19 ma, a quanto sostiene Giuseppe Tavazzi, vice presidente dell'Arluno, «le promesse da parte dell'amministrazione comunale di poter riprendere la stagione sono venute meno. Garanzie date a luglio che oggi sono svanite». Nel frattempo la situazione è cambiata passo dopo passo, a partire dalla richiesta del comune alla società di comprarsi autonomamente le strutture poiché i costi preventivati, circa 270 000 €, erano troppi per l'amministrazione. L'Arluno non ci sta e Tavazzi risponde: «Un conto è se ci fosse stato chiesto in estate di comprare le strutture, un altro conto è invece chiedercelo ora, a un mese dall'eventuale ripresa dei campionati. Se davvero si dovesse ricominciare a gennaio, noi dove giochiamo? Siamo senza niente». Il sindaco del comune del Parco del Roccolo, Moreno Agolli, ha sempre voluto sostenere economicamente la squadra rossoblù, al fine di trovare una soluzione adeguata, come scrive l'Arluno sulla propria pagina Facebook. Ma il 3 dicembre arriva la doccia fredda. Vengono disposti 3 container nel centro sportivo «per il nostro materiale» con tanto di diffida ufficiale «di provvedere entro lunedì 7 dicembre alle ore 8:30 di sgombrare tutti i locali in piena emergenza Covid». [caption id="attachment_245967" align="alignnone" width="1400"] I container disposti dal comune di Arluno dove lasciare il materiale I container disposti dal comune di Arluno dove lasciare il materiale[/caption] A questo punto serve un piano B. Il comune ha segnalato alla società qualche struttura vuota per il trasferimento fino alla fine dei lavori nella casa "ufficiale", e lo stesso ha fatto l'Arluno all'amministrazione. «Adesso stiamo cercando una nuova casa. Abbiamo trovato qualche struttura inutilizzata, che sia abilitata alla Seconda Categoria, vicino a noi. Potremmo andare a Cornaredo, a Parabiago, a Inveruno, o anche a Bareggio, ma non è facile. Dovremmo comunque arrivare a un dunque con l'amministrazione comunale. E il tempo stringe. Tra procedure, disagi, deroghe e altro ancora, un mese è poco», continua Tavazzi. Tuttavia, c'è un altro grosso problema, perché l'Arluno non è solo. A condividere lo stadio comunale di viale della Repubblica c'è anche il Milano City, che perciò si ritrova negli stessi guai. [caption id="attachment_245968" align="alignnone" width="1400"] Il centro sportivo condiviso da Arluno e Milano City Il centro sportivo condiviso da Arluno e Milano City[/caption] A questo punto, l'unica cosa da fare è un appello all'amministrazione: «Chiediamo al comune di Arluno di aiutarci a trovare una soluzione ammissibile al nostro problema. Chiediamo che sia consapevole della nostra situazione e che ci coinvolga nelle decisioni da prendere. I campionati potrebbero riprendere tra trenta giorni e noi siamo senza una struttura nella quale giocare. Siamo senza casa e senza certezze, solo con tanta ansia riguardo al proseguimento della stagione». A proposito della ripartenza, Tavazzi è severo nei confronti della Lega Nazionale Dilettanti, ma non solo: «Appena c'è stato un piccolo momento di tregua i vertici della LND ne hanno approfittato per far partire la stagione, quando era prevedibile una seconda ondata e la possibilità di dover fermare tutto di nuovo. Infatti, come previsto, ci siamo allenati un mese e poi ci siamo fermati. Inoltre, con la situazione odierna, come possono alcune società riprendere le attività? Non è responsabile permettere gli allenamenti. Certo, il d.P.C.m. lo consente, ma ci vuole prudenza. Adesso vedremo cosa dirà questo mese di dicembre per le sorti del calcio giocato e e della nostra prossima struttura».
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