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Se la Lombardia si trova a questo punto però anche i club hanno le loro belle responsabilità

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Le dimissioni dei 7 consiglieri del Comitato Regionale Lombardia toglierà la regione dai giochi e quasi sicuramente non riuscirà ad andare al voto, anche se un pool di avvocati sta lavorando in queste ore per capire se vi sia una via di uscita. Una Lombardia che non vota significa che non avrà un suo esponente in Consiglio di Lega (il presidente del comitato regionale) e non avrà nemmeno un suo esponente tra i vice presidenti (fino alla scorsa tornata il vicario era un piemontese, ad esempio, e ora sarebbe stato il turno della Lombardia). Non avrà un suo esponente al Consiglio Federale (era Giuseppe Baretti attualmente). Non avrà più nulla. La regione più importante d'Italia rischia di non essere più rappresentata ai massimi livelli. Non staremo qui a spiegare del perché tutto questo rappresenti un danno enorme alle società. Detto questo però dobbiamo anche dire che gettare completamente la croce sui dimissionari (Arioli, Silini, Teti, Bignotti, Loschi, Maino e Santagostino) sarebbe ingeneroso. Hanno esercitato quanto era nello loro facoltà e anche se politicamente è stata una scelta sconsiderata, pur sempre di politica stiamo parlando e la domanda è: chi ha permesso a questi signori di avere così tanto potere? Chi è stato a consegnare loro in tutti questi anni una delega in bianco? La risposta è semplice: le società. Sono state le società che in massa si sono riversate alle assemblee ad esprimere il loro consenso e probabilmente avrebbero continuato a farlo se non ci fosse stata la pandemia. E' stata questa emergenza a scoperchiare il vaso, a far affiorare l'insufficienza di questo governo regionale, e nazionale, aggiungiamo noi, a far emergere l'incapacità di questi dirigenti che hanno dimostrato di non essere dalla parte delle società ma solo esclusivamente asserviti al potere e alle loro poltrone. Noi ci ricordiamo bene quando in Lombardia si presentò Sandro Mazzola, prese poco più di 200 voti, vinse Belloli. Lo stesso che pochi mesi dopo arrivò alla presidenza della LND salvo poi essere spedito a casa. Belloli ebbe un merito, fece conoscere a tutto il mondo il calcio femminile quando affermò che non si poteva continuare a finanziare "queste quattro lesbiche". Su come poi il calcio femminile sia esploso la dice lunga sulla lungimiranza di questo dirigente. Dirigente che però in questo periodo sta tornando in auge. Ecco, se le società della Lombardia vogliono continuare con questi qui la strada è tracciata.
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