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La Lombardia resterà fuori dalla stanza dei bottoni, e Spadea (calcio a 5) mette nero su bianco di non essere al servizio delle società

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Lunedì prossimo si riunirà l'Area Nord ed è a quel punto che la Lombardia verrà estromessa da tutte le cariche. Questo è il volere del potere romano e i presidente dell'Area Nord, che il coraggio lo conservano sotto la sedia che occupano, eseguiranno. Questo perché la Lombardia non è capace di marciare compatta, di far valere i propri diritti, di vagare ancora smarrita in attesa di conoscere il suo destino. Lo scenario in realtà è molto chiaro. Se la Lombardia che si apprestava andare al voto prevedeva che alla presidenza sarebbe stato confermato Giuseppe Baretti ai poteri romani andava bene così. E i motivi non staremo qui a ripeterli solo perché Giuseppe, al quale continuiamo a fare i nostri migliori auguri e contiamo di vederlo presto in forma, non può sostenere un contraddittorio. Ma Baretti presidente non era un bene per le società lombarde e i primi a capire che bisognava intervenire è stato proprio il gruppo delle società bresciane che hanno subito detto, e continuano a ribadirlo con un'opera meritoria, che in Lombardia è venuto il momento di cambiare. Per il bene delle società. E che il meccanismo si sia ormai deteriorato lo dice in una lettera Vincenzo Spadea senza nemmeno rendersi conto di commettere sacrilegio: «Ci siamo dimessi perché Baretti è in ospedale e lui non si può candidare se l'assemblea si tiene il 9 gennaio». Se non conoscessimo il personaggio si sarebbe da piangere. A Spadea, indirettamente, risponde il presidente dell'Ospitaletto Giuseppe Taini dimostrando ancora una volta lucidità e chiarezza di vedute: «La conferma che questi signori era legati a doppio filo, erano fedeli a Baretti e non alle società che li hanno eletti. Dimettendosi hanno dimostrato di essere il male della Lombardia e il bello è che lo vanno anche dicendo apertamente». Ma che i consiglieri si siano prestati ad un burattinaio che non ha sede in Lombardia è sufficiente leggere la lettera che abbiamo pubblicato ieri scritta dai consiglieri che invece sono rimasti al loro posto: «Avete compiuto un'azione strumentale per un disegno più ampio». Tradotto, Baretti non c'entra niente, avete consegnato la regione a chi sta provando in tutti i modi di farci perdere quel poco potere che ci è rimasto. Con Baretti fuori dai giochi infatti lo scenario in Lombardia sarebbe mutato completamente, e alle porte si prefigurava uno spettro, quello che a diventare presidente avrebbe potuto essere  Carlo Tavecchio. Una sventura per i poteri romani perché lui i palazzi li conosce bene, molte delle persone che ancora gravitano intorno al potere centrale sono stati nominati da lui. Conosce lo norme, le ha scritte lui, conosce i punti deboli, creerebbe disastri a un manovratore che invece non vuole ostacoli e che considera la LND cosa sua. Quale futuro? Per intanto sta andando in onda una battaglia sotterranea con un pool di legali che chiederà alla Federcalcio di far rispettare la volontà del Consiglio direttivo del CRL che quando era in carica aveva convocato l'assemblea per il 9 gennaio. Assemblea per altro calendarizzata dalla stessa LND durante il consiglio direttivo di ieri, giovedì 10 dicembre. Poi il destino passerà nelle mani in primo luogo dei candidati (Tavecchio e Pasquali) che, si badi bene, al momento non hanno ancora ufficializzato la loro candidatura. E in seconda battuta alle società che dovranno avere bene a mente che il tempo delle chiacchiere e delle divisioni è finito. Se lunedì non vi presentate al tavolo dell'Area Nord come prima cosa vi salta il vice presidente della LND.
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