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La giravolta e le acrobazie di Silini e Bignotti che con disinvoltura sono pronti a sposare la causa di Sibilia, Baretti, Tavecchio e Pasquali nel giro di un giorno

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Paola Rasori, vicepresidente Crl

Questa volta non sono indiscrezioni, ma una bella lettera, chiara, semplice, puntuale scritta dai consiglieri che non si sono dimessi e hanno tenuto la barra dritta mentre la regione Lombardia affondava sotto i colpi di voleva e vuole toglierla dai giochi. Di chi vuole che la regione non vada in assemblea, di chi teme che le società possano esprimere un presidente che potrebbe poi chiedere conto a livello nazionale. Una lettera in cui emerge molta amarezza e indirizzata alla società con lo scopo di spiegare punto per punto come sono andate le cose. La pubblichiamo senza nessun taglio e senza nessun ulteriore commento, che siano le società e i nostri lettori a trarre le conclusioni. Spett.li Società, ci duole intervenire nuovamente sui fatti che hanno portato a far decadere il Consiglio direttivo regionale del CRL ma, alla luce anche dei successivi comportamenti attuati da alcuni ormai ex consiglieri dimissionari e della imminente convocazione dell’Assemblea elettiva disposta dal Tribunale Federale Nazionale in applicazione alla delibera dell’ultimo direttivo del 7 dicembre u.s., ci pare doveroso mettere a conoscenza le società di quanto in essere con la pura narrazione dei fatti avvenuti. Lunedì 7 dicembre nel corso del consiglio direttivo regionale viene unanimemente individuata la data del 9 gennaio per l’assemblea elettiva del CRL, data da comunicarsi alla Lega Dilettanti, come da quest’ultima richiesto, entro il 9 dicembre. Viene da qualcuno avanzata l’ipotesi dimissioni del direttivo per prendere maggior tempo (N.B.: alcuni componenti del consiglio avevano già ricevuto telefonate da fuori regione che “suggerivano” tale idea, casualmente subito dopo che altre persone, quali Carlo Tavecchio, avevano manifestato interesse a candidarsi in Lombardia), scartata perché irrispettosa e dannosa per le società nelle sue conseguenze. Un consigliere, in particolare, nella riunione proseguita informalmente, dichiara “parlate tanto di rispetto delle società e pensate a una cosa simile”. Sarà poi subito dopo, evviva la coerenza, tra i “dimissionari”. Si conviene, comunque, durante il confronto informale fra consiglieri che non verrà candidato un presidente né una lista unitaria del consiglio uscente ed emerge anche che qualcuno è stato contattato da ipotetici candidati, qualcuno da uno, qualcuno da due e qualcuno da neanche uno. La riunione si chiude quindi con un nulla di fatto e con le esternazioni di qualche consigliere che lamenta di non essere stato preso in considerazione. Martedì 8 dicembre, festivo, trascorre per alcuni componenti del direttivo scrivendo per la Regione Lombardia osservazioni e criticità in tema di riforma dello sport in vista della conferenza Stato-Regioni, forse ultimo treno per cercare di arginare i danni dei decreti governativi su vincolo, lavoratore sportivo ecc. Vengono scambiate email tra i colleghi del consiglio per coordinare il lavoro e consegnarlo alla Regione in tempo utile in vista di una prevista riunione tecnica in programma il 10 dicembre. Nelle varie comunicazioni intercorse non si fa cenno ad altro. Mercoledì 9 dicembre un rappresentante di una società bergamasca contatta alcuni dirigenti dicendo che in una call della sera precedente il consigliere Silini ha “fatto un po’ di confusione” e parlato anche di dimissioni del direttivo. Interpellato dalla vice presidente Rasori nel tardo pomeriggio, il consigliere comunica, solo a quel punto e perché richiesto, anche al vicepresidente vicario Grassini di avere sul tavolo le dimissioni di 8 componenti del consiglio e di averle già inoltrate a Roma. Giovedì 10 dicembre il vicario Grassini e la vice Rasori prendono parte a Milano a un Consiglio di presidenza già fissato e di dimissioni presso la sede del CRL non ne risultano pervenute. In compenso, prende evidenza che effettivamente le dimissioni sono state indirizzate direttamente alla LND, visto che alle ore 11.45 perviene comunicazione dalla Lega in cui si asserisce che “in ragione delle dimissioni di 9 componenti del c.d. non verrà attivato per la Lombardia il collegamento al Consiglio direttivo nazionale delle 12.30”. Le dimissioni, mai viste presso la sede regionale, non sono dunque state inviate a Milano, ma solo a Roma e, guarda caso, giusto in tempo utile per estromettere la Regione dal Consiglio nazionale e contemporaneamente far nominare un Reggente cui affidare per 3 mesi il Comitato e soprattutto le società. Oltre dunque ad aver tolto la rappresentatività in capo ai club e i punti di riferimento composti dai consiglieri eletti, fatto di per sé già gravissimo, lo squallore prosegue con la motivazione addotta profusamente a mezzo stampa dai “dimissionari” facendo riferimento allo stato di salute di una persona, il presidente regionale, in quel momento non in grado di poter dire la sua, tirandone in ballo pubblicamente persino i familiari nonostante la nota riservatezza su certe questioni. E’ a dir poco vergognoso che si sia strumentalizzata la malattia altrui per giustificare mere scelte di comodo da parte di un manipolo di ex consiglieri in quel momento non scelti da ambo le parti e non in grado evidentemente di riorganizzarsi se non con un basso escamotage per allontanare e posticipare la data delle elezioni. Del tutto pretestuoso, oltre che poco apprezzabile, il riferimento ad una telefonata con un familiare del presidente, mentre molte e diverse sono state le telefonate pervenute, come già comunicato da altro consigliere, per favorire una soluzione che, di fatto, con la nomina di un reggente mette la Lombardia fuori dai giochi e completamente ai margini della struttura federale nella partita elettorale. Non si venga, infatti, a dire che con la sola elezione dei delegati assembleari, prospettata dal reggente nella sua prima dichiarazione alla stampa, la Regione sarebbe comunque stata rappresentata, mancando di un governo, presidente e consiglieri, eletto compiutamente dalle società e retta invece da un burocrate, in scadenza di mandato presso la LND, individuato da Roma e inevitabilmente privo del peso politico dato da un mandato forte delle società lombarde nella fase elettorale in vista delle elezioni nazionali LND e FIGC di febbraio, la cui partita è già in corso adesso sui tavoli di tutt’Italia con la Lombardia assente. Bisogna essere politicamente a zero oppure contro la volontà delle società per dire che così sia la stessa cosa. Quand’anche per la Presidenza Nazionale ci fosse una sola candidatura, riteniamo sarebbe differente per la Regione che rappresenta il maggior numero di società fra tutte le regioni d’Italia, essere davvero “presente” all’Assemblea per portare le istanze che le nostre Associazioni ci hanno chiesto in questo durissimo 2020 e continuano a farlo nelle conference call in corso. Ulteriore osservazione: lo stesso consigliere che il lunedì parlava di rispetto per le società, il giorno dopo delle dimissioni al telefono e di mossa pro Baretti, quello successivo dichiarava apertamente su un quotidiano “io sto con Pasquali”. Quindi ci chiediamo: già il giorno dopo la questione Baretti era archiviata?? Non c’era più la necessità di attendere per dargli modo di candidarsi? Forse il problema di trovare il modo di candidarsi era in realtà per qualcun altro… A ciò si aggiunga l’indicazione emersa, ad appena una settimana dalle dimissioni, proprio dell’ex consigliere Silini quale vicepresidente nazionale di Lega per l’Area Nord e il cerchio è chiuso. Fatto decadere il consiglio regionale, si cerca il proprio riconoscimento guidati da ragioni di sola opportunità personale e in spregio a tutto e tutti. Già, perché questa carica a livello nazionale era stato in precedenza concordato, con il placet dell’Area Nord, di assegnarsi al Presidente Baretti, nel nome del quale i dimissionari, Silini in primis, dicevano di agire. Peccato che, nella medesima giornata in cui il nome di Silini è stato proposto, alcuni Comitati Regionali abbiano sollevato perplessità chiedendo ulteriore riflessione. L’occasione sfumata induceva lo stesso Silini a richiedere a questo punto un incontro a Carlo Tavecchio, avvenuto a Valmadrera mercoledì 16 dicembre, alla presenza anche dell’ex consigliere Mario Tavecchio, nel quale andare a richiedere addirittura un posto in squadra per sé e per il pure presente ex consigliere dimissionario Bignotti!! Incassato il rifiuto di Tavecchio, con la candidatura di Alberto Pasquali gli ex consiglieri freschi di dimissioni sono infine pronti a presentarsi. Dimessi in attesa di Baretti e dopo una settimana già in pista per ricandidarsi con altra casacca. Viva la coerenza, la credibilità e soprattutto il coraggio con cui si ripresenteranno alle società alle prossime elezioni. Seppure con rammarico per una deprimente e triste vicenda, tanto si doveva sapere. Gli ex consiglieri NON dimissionari del C.R.L. MARCO GRASSINI PAOLA RASORI DIEGO FATTARINA LUCIO INTROZZI SERGIO PEDRAZZINI MARIO TAVECCHIO
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