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Rozzano Pulcini 2010, i tecnici Andrea Pulicelli e Silvano Della Rosa: «Puntare ad un alto livello e al rispetto per l'avversario»

rozzano 2010
Nella società del Rozzano, i piccoli giocatori del 2010 sono così numerosi da far si che lo staff abbia preso la decisione di formare ben due squadre. Infatti, per la squadra B dei Pulcini l’allenatore è Andrea Pulicelli, il quale è anche impegnato come vice allenatore nella categoria dell'Under 19 2001/2003, mentre, per il secondo gruppo, la squadra A, c'è Silvano Della Rosa, secondo allenatore anche della Prima Categoria. Due istruttori, come loro stessi si definiscono, che hanno preso a cuore l’insegnamento dei bambini e si dedicano a loro nonostante i vari impegni lavorativi e familiari che rendono difficile associare la loro passione per il calcio con la vita di tutti i giorni. Ma il loro amore per questo sport è così grande che insieme, con un bellissimo equilibrio e tattica, sotto le direttive del loro Responsabile delle Attività di Base Flavio Fiore, la partnership funziona ottimamente. Come sono andati i vostri esordi nel mondo del calcio? Pulicelli: «Ho iniziato a giocare a 4 o 5 anni. Ho sempre avuto la passione per il calcio e ho giocato fino a 20 anni, perché poi sono stato costretto a fermarmi per colpa della pubalgia. Ho iniziato a giocare nel Rozzano a quell’età e sono ancora nella stessa identica società; sempre fedele, insomma, alla nostra maglia! Dai 21 anni ai 26 mi sono un po’ allontanato da questo mondo, ma mi è capitato di rincontrare quello che ora è il Responsabile del Rozzano Calcio, il mio ex mister Flavio Fiore, e parlando un po’ gli ho espresso la mia voglia di provare ad allenare, ma essendo così giovane non sapevo se fossi o meno all’altezza. Non mi sentivo pronto, diciamo, soprattutto a rapportarmi con un gruppo. Ma lui è stato bravo perché mi ha aiutato ad aver fiducia in me stesso, sa che sono un ragazzo responsabile quindi mi ha affidato una squadra di bambini. Io avevo già questo trasporto e questa grande passione da sempre e provando mi sono trovato bene nel vestire i panni dell’allenatore». Della Rosa: « Ho iniziato fin da quando ero piccolo presso la Frog Milano, società che prima si chiamava SD Montegani. Questo per ben due anni. Ho girato un po’ di società per qualche anno. Poi sono passato alla Juve Novopera, proprio ad Opera, fino a 30 anni quando ho avuto un brutto infortunio ed ho smesso di giocare come calciatore professionista. Da lì comunque sono rimasto nel mondo del calcio perché andavo a giocare con degli amici a livello amatoriale. Abbiamo creato una squadra con dei vecchi compagni di squadra; e con loro partecipavo anche all’ACLI, tornei per i giocatori per così dire “in pensione”, adulti essenzialmente, che non fanno più parte di nessuna squadra. Questo per due o tre anni, poi mi sono sposato e ho avuto un figlio. Proprio grazie a lui, essendomi trasferito nel frattempo a Rozzano per portarlo agli allenamenti di calcio, ho conosciuto questa società. Volevo far fare a mio figlio lo stesso mio percorso; lui voleva comunque giocare a calcio, ma la mia idea era di portarlo in una squadra dove ci fosse serietà e dove la società trasmettesse dei veri valori sportivi. Per questo siamo finiti entrambi qui. Ho incontrato poi per caso un mio vecchio compagno di squadra, quella fondata per gli ex giocatori, Fabio Ugazio, che faceva il Dirigente proprio nella Rozzano Calcio. Da lì mi ha chiesto di diventare prima allenatore poi “istruttore”, come amo definire il nostro gruppo di persone che allenano i bambini. Praticamente dalla stagione 2008/2009 sono rimasto in società». Com’è il gruppo di bambini che lei allena? Pulicelli: « Sono bambini molto svegli, li vedi in campo che sorridono mentre giocano e si allenano. Quest’anno abbiamo iniziato solo con le amichevoli a settembre e con gli allenamenti che rispettano la normativa vigente. Il 99% di loro ha la passione per il pallone e ascoltano le direttive del tecnico: ci danno retta e sono contenti di imparare. Sono comunque bambini, ma hanno voglia di vincere; sono stati penalizzati da quando è arrivata la pandemia, quindi abbiamo avuto ben poche occasioni di metterci alla prova. Ma credo in loro, è un bel gruppo. Io l’anno scorso allenavo i 2011, quindi con questi atleti ho più che altro giocato all’inizio della stagione e devo dire che anche quando siamo andati in trasferta abbiamo trovato sempre una bella accoglienza da parte delle altre squadre». Della Rosa: «Un gruppo omogeneo, quello dei 2010. Il livello è sicuramente molto alto. Devi dare un allenamento più veloce, più tecnico, altrimenti si annoiano. Il nostro rapporto deve sempre essere distanziato, da una parte, perché se no non vieni ascoltato, soprattutto dato il livello, che è medio-alto. Io esigo un rapporto in cui l'amicizia è minore, ma per loro: per far si che si rimanga allenatore e giocatore, altrimenti è finita. Devono capire che in campo comando io mentre fuori campo siamo amici, si gioca alla Playstation, ci si apre l’un l’altro e si parla. Anche con le famiglie vado d’accordo, ma cerco sempre di tenere quella distanza che serve per evitare troppe intromissioni che poi non giovano all’allenamento ed alla crescita sportiva del figlio». Quanto è fondamentale aver un buon rapporto tra voi adulti dello staff? Pulicelli: «Sicuramente è molto importante. Ora che non ci si può incontrare organizziamo Webinar coadiuvati soprattutto dal responsabile. Oltre questo, noi allenatori abbiamo organizzato riunioni tra i membri del Rozzano Calcio, affrontando vari temi come cosa è giusto fare in questo periodo, che strada intraprendere. Poi seguiamo il nostro responsabile Flavio che davvero è una grande persona e un bravo gestore. Lui ci dà le sue direttive che poi ognuno di noi fa proprie e le mette in campo come meglio può». Della Rosa: «Il nostro Responsabile, ad esempio, Flavio Fiori, ha tanti ruoli ed io l’aiuto in questo, cimentandomi in molte cose. Cerchiamo di darci una mano un po’ tutti. Il rapporto tra di noi è fondamentale, perché se io alleno, in quanto mi sono specializzato, l’ultimo anno dei Pulcini e lavoro male, quando arriveranno negli Esordienti il tecnico che li segue si troverà male. La stessa cosa succede se io do una direttiva e seguo una linea e l'allenatore della categoria successiva non segue quello che io ho portato avanti, la squadra non sarà mai omogenea e forte: non ci sarebbe equilibrio. Cerco anch’io di fare quello che ha fatto il mio predecessore. È per questo che facciamo riunioni tra di noi almeno una volta al mese, dove cerchiamo di migliorarci, dove ognuno propone nuove idee. Adesso nell’ultima riunione, ovviamente online, stavamo seguendo una tipologia di allenamento che dobbiamo cercare tutti di seguire». Come potrebbe riassumere quella che è la filosofia della vostra società? Pulicelli: «Sul settore giovanile quello che ci importa maggiormente è insegnare ai bambini la disciplina, sicuramente, il rispetto sia per l’avversario, sia per il compagno della propria squadra. Inoltre è importante che noi istruttori ci rendiamo capaci di trasmettere la voglia e la passione che abbiamo per questo sport, cercando di capire se davvero il bambino ha voglia di intraprendere questa strada o meno. Però noi vogliamo portare i giocatori pronti sì nell’agonistica, ma partendo già dalle basi, già dal bambino di 5 anni che si è appena iscritto. La competizione c’è e ci deve essere: il risultato conta comunque, a prescindere dallo sport che uno pratica. Ma, ripeto, questo è un mio personale pensiero, l'importante è provare a creare un giocatore che poi sarà pronto quando arriverà nelle categorie agonistiche». Della Rosa: «Noi, come Rozzano Calcio, abbiamo sempre l’idea di far diventare i bambini forti e di arrivare nell’agonistica, e di conseguenza nella Prima Squadra, con un livello alto. Facendo sì però che rimangano sempre fedeli a noi, per seguire lo stesso filo conduttore. Vogliamo che già da bambini diventino bravi e siano in grado di superare i livelli e le categorie successive che li porteranno a far questo sport come professione, magari. Ovviamente per noi non deve mai mancare il rispetto, come insegnamento principale, ed il seguire le regole. Noi abbiamo un Responsabile, Flavio Fiori, che cerca di tenere il gruppo dei ragazzi unito, organizzando varie attività, giochi da fare tutti insieme». Quali eventi o tornei organizza la società Rozzano? Pulicelli: «Nella bella stagione facciamo molti tornei in casa incontrandoci soprattutto con le squadre limitrofe, di paesi più vicini a noi, a Rozzano. Inoltre organizziamo alcuni Open Day che si svolgono all’inizio della stagione per illustrare quello che proponiamo e reclutare i nuovi iscritti. Sono come i classici Open Day che si svolgono a scuola. Ci sono belle cose; io sono da sempre qui e conosco la gente che ci lavora. Alleno da soli tre anni, ma comunque la società la conosco, è tutta gente che vale». Della Rosa: «A stagione normale, quasi sempre, organizziamo vari tornei, competizioni di alto livello. Ovviamente mando squadre come la mia dei 2010 in gare alla loro altezza mentre per le squadre di livello più basso riserviamo tornei più modesti, più vicini alle loro competenze. Altrimenti non sarebbe giusto nei loro confronti, sarebbe scorretto proprio per i ragazzini che ho davanti. Un torneo bello è quello dell’Ausonia, ma durante gli anni passati abbiamo girato tanto con i ragazzi sia in Italia che all’estero: siamo andati a Praga, a Barcellona, a Monaco. Quest’anno dovevamo andare a Lignano Sabbiadoro, ma per la situazione attuale non abbiamo potuto portare a termine il progetto. Comunque io sono andato in Abruzzo per avere un incontro con alcuni tecnici per fare un torneo. Siamo in contatto con un’agenzia di pullman che ci porta spesso in tutti questi luoghi. Siamo andati anche in Lussemburgo con i ragazzi del 2005. Abbiamo un programma bello ricco: i tornei cerchiamo di farli tutti. A livello organizzativo, sia io che il nostro responsabile Fiori, siamo sempre attivi per queste cose». Come mai ha scelto di allenare proprio i bambini? Pulicelli: «Io posso dire di svolgere il ruolo di allenatore da poco tempo, solo da tre anni, come già anticipato. Non è facile tenere sotto la propria ala un gruppo intero; soprattutto quando, come me, si sta partendo con il lavoro di allenatore senza avere anni di esperienza alle spalle. Diciamo che sto iniziando dalle basi ed i bambini sono, a livello tecnico, più facili da allenare. Sono in un’età in cui non hanno molta carriera alle spalle quindi per me è più semplice iniziare con loro piuttosto che con ragazzi già più adulti e più performanti. Anche se “facile”, comunque, non è la parola esatta. Questo perché avere sotto la tua responsabilità una squadra di piccoli giocatori è sempre un impegno e va fatto con serietà e dedizione. I bambini di 10 anni sono come una spugna, ascoltano e seguono i nostri consigli. Loro si fidano di noi, siamo come figure importanti e come mentori da ascoltare. Riesci a plasmarli meglio ora che dopo, quando ormai sono ragazzi grandi con un loro carattere e con esperienze di vita alle spalle». Della Rosa: «Io preferisco proprio il calcio a 7, che è una via di mezzo fra diventare grandi  ed essere ancora piccolo. È una categoria che segue proprio l’ultimo anno delle elementari ed il primo delle medie dove il bambino incomincia a capire molto di più e ci dà molte soddisfazioni, sono più grandi e diventano bravi anche a livello tecnico senza aver troppi obblighi rispetto all’agonistica. Lì conta principalmente il risultato, qui diamo l’esperienza. Nel senso che loro vanno in campo: se vincono siamo tutti felici e contenti, se perdono cerchiamo di capirne il motivo. Loro, come tutti i bambini, vorrebbero sempre vincere, però è giusto anche lavorare sulle proprie debolezze».
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