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Ausonia, tra Peschiera Borromeo e Milano, la società si è ingrandita e ha raggiunto l’obiettivo della Scuola Calcio Èlite

ausonia 2013
Gianni Sementilli è il Responsabile della Scuola Calcio dell' Ausonia nonché allenatore dei bambini, annata 2013. Nel mondo del calcio può vantare ben trent'anni di attività alle spalle, vivendo l'esperienza da entrambe la parti: sia come calciatore, che come allenatore e coordinatore di una società. L'Ausonia è nata durante gli anni pre-bellici, quindi poco prima della Seconda Guerra Mondiale, e ha spesso dovuto, per problemi logistici, cambiare posizione, ma ora può contare definitivamente sull'attuale sede di Milano, di cui si occupa Gabriele Gallicchio, e su quella situata a Peschiera Borromeo, sotto lo sguardo imperturbabile del nostro Sementilli. Inoltre, da poco, la società, gemellata con la Scuola Calcio del Monza, è diventata Scuola Calcio Èlite e vanta, durante la sua lunga vita, giocatori davvero importanti che hanno mosso i primi passi qui, come Francesco Bega, che prima di passare al Monza, in cui iniziò la sua carriera, fece il suo primo percorso nelle giovanili dell'Ausonia. Questo prima di diventare il grande campione, passato, tra le altre, anche nel Cagliari e nel Genoa. Mi racconta di come è entrato all'interno del mondo calcistico? «Ho iniziato da bambino, perché già ne avevo la passione. I miei primi passi li ho mossi a Milano, vicino a dove abitavo, proprio alla Libertas Gallaratese. Poi lì è subentrata la Vedetta, come società. Ma mi ricordo a stento, non vorrei sbagliarmi. So che sono rimasto a giocare fino alla Terza Categoria. Successivamente, come molti, ho messo su famiglia e ho trovato un lavoro importante. Quando ho avuto i miei figli, poi, li ho iscritti entrambi a calcio, lì dove mi ero trasferito, a Segrate, anche per comodità. Durante i vari allenamenti, conoscendo le persone che ci lavoravano e scambiandoci i nostri vissuti, hanno appreso che io avevo comunque alle spalle una, seppur non lunghissima, carriera come calciatore così mi hanno chiesto via via di dare una mano ad allenare i piccoli. Ammetto che non avevo molto tempo però ho iniziato ad appassionarmi a questo lavoro anche se non avevo mai allenato. Dico che la mia fortuna è stata anche quella che, lavorando come commerciante, quindi girando molto, ho conosciuto Giuliano Rusca (ora Responsabile dell'Inter) che all'epoca allenava il Milan. Allora cosa facevo: ogni tanto passavo dal campo e vedevo come faceva lui gli allenamenti. Così giorno per giorno, osservando e chiedendo consigli, ho capito meglio il meccanismo. In seguito, ho deciso di avere una vera formazione e mi sono iscritto a tutti i corsi per allenatori: mi sono impratichito e ho continuato ad allenare mentre studiavo, anche per capire le novità del calcio. Da lì è iniziata la mia avventura. Sono diventato bravo anche nell'organizzazione di eventi e manifestazioni: nel tempo, ho avuto sempre più responsabilità. Da lì ho continuato fino ad ora, quindi posso contare ben trent'anni di carriera». Proprio a proposito di eventi e tornei, cosa organizzate voi in società? «Tornei internazionali e nazionali: sempre comunque tornei di successo ed importanti. La mia nuova avventura con l'Ausonia è iniziata quest'anno, ma nonostante siamo rimasti bloccati a lungo, ed il campionato non sia mai partito davvero, a settembre sono riuscito a creare ben due tornei. Uno, la "Champions Cup", che quest'anno era riservato alla categoria dei 2010. Inoltre, una domenica abbiamo organizzato la "Supercoppa Champions" e questa doveva essere a livello nazionale, ma purtroppo per via dei trasferimenti complicati da farsi per via della pandemia, l'abbiamo mutata in regionale. Ma ha avuto comunque un grande successo e numerosa è stata la partecipazione delle persone e delle squadre stesse. Era così strutturata: c'erano otto squadre professionistiche ed otto squadre di dilettanti. È stata proprio una bella giornata, ma poi ci siamo dovuti fermare praticamente poco dopo, da metà ottobre più o meno». [caption id="attachment_255950" align="aligncenter" width="400"] Finale della "Supercoppa Champions" disputata l'11 ottobre 2020 e vinta dal Milan[/caption] Com'è il suo gruppo di bambini? «Praticamente ci siamo visti una volta alla settimana, online, per fare degli esercizi singoli, adatti anche per chi non ha il giardino e può seguirli solo a casa. Mentre la parte agonistica ora si allena già in campo due volte, noi siamo ripartiti con gli allenamenti individuali per una sola volta a settimana. Il mio gruppo direi che è bravo: li conosco già da un paio d'anni. Devo dire che lavorano bene e che si impegnano e sono molto determinati. Questo l'ho potuto notare anche quando ci è stato dato il permesso di fare qualche partitella così da poter valutare al meglio le loro capacità. Ora spiace a tutti questa situazione; quando uno è abituato ad un certo tipo di ritmo, vede tutto come sconvolto. Ma comunque si vede che sono capaci e non si tirano indietro davanti al duro lavoro; infatti abbiamo avuti dei bei risultati, direi. Abbiamo fatto un buon lavoro: io sono molto rigido durante l'allenamento, ma poi in partita lascio sempre fare a loro. Per me è motivo d'orgoglio vederli giocare bene. Vedo che i bambini fanno tutte le cose che imparano in settimana così che io sto completamente zitto il giorno della partita ed osservo quanto hanno davvero assimilato». Cosa l'ha portato a scegliere di allenare e dirigere proprio il mondo calcistico della preagonistica? «Allora questa è una categoria che di solito non vuole nessuno. Io, al contrario, penso che un buon allenatore è quello che sa allenare i bambini, perché è colui che dà le basi. Un po' come a scuola: quando le maestre insegnano bene, poi i ragazzi nel loro percorso avranno ottime basi e sarà più facile affrontare ciò che verrà dopo. Molti non vogliono prendersi questa responsabilità e soprattutto non hanno pazienza. Ci vorrebbero molti più allenatori della Scuola Calcio: che poi i bambini ti seguono come se fossi un dio a quell'età. Noi siamo più "istruttori" che "allenatori", proprio perché abbiamo l'arduo compito di formarli da zero. Io mi ricordo un episodio divertente: mio figlio non voleva finire di mangiare, allora mia moglie gli ha detto: "Guarda che lo dico al tuo mister!", e lui "No" e ha finito tutto il piatto, quindi sei importante nelle loro vite, sei un colosso da seguire ed imitare, da non deludere. E poi è una soddisfazione quando alcuni di loro proseguono e magari giocano in squadre importanti: sai che sei stato tu il primo ad avergli insegnato qualcosa e a modellarlo, l'hai aiutato a diventare un campione». [caption id="attachment_255951" align="aligncenter" width="400"] Gianni Sementilli, Responsabile della Scuola Calcio e tecnico dei 2013 dell'Ausonia[/caption] Mi potrebbe riassumere la filosofia della società? «Da quest'anno siamo diventati una Scuola Calcio Èlite, che poi è la giusta ricompensa per il duro lavoro che ci viene chiesto di fare da anni. Inoltre, siamo gemellati con la Scuola Calcio del Monza. Per noi è importante guardare anche le altre società e capire come lavorano, avere degli ottimi punti di riferimento. Come società abbiamo belle strutture, moderne: il Presidente ha avviato i lavori per un nuovo campo a 7 ed uno ad 11. Stanno lavorando per aggiungere attività dedicate al Padel, come nuovo sport. Ma importa lavorare bene, essere sempre innovativi. Anche a Peschiera Borromeo c'è in atto un nuovo progetto per il campo in erba sintetica. Ci saranno anche nuovi spazi per i portieri a Milano. Si sta investendo molto sul lato giovanile, diciamo». Quanto è importante per una società il lavoro che fate voi all'interno come staff? «Diciamo che avendo due campi, uno a Milano e uno a Peschiera, è difficile far coincidere due realtà differenti. Mi rendo conto anche che siamo una società con più di trenta squadre all'interno, non è facile far coincidere il tutto. Io, però, ho la loro stessa visione: ci sono bravi allenatori, che hanno la mia stessa passione, quindi cerchiamo di far andare bene le cose. Il rapporto è ottimo: sono tutti ragazzi appassionati a questo sport, come me, del resto. A noi danno delle direttive che poi ognuno cerca di seguire come meglio può; la società è così grande da non poter lavorare tutti insieme, ma c'è armonia e soprattutto, se si posseggono gli stessi obiettivi ed orientamenti, tutto fila più liscio. In tutta l'Ausonia i ragazzi sono importanti e bisogna seguirli per farli lavorare bene». Per lei, ora che sono bambini, è importante pensare già alla tecnica e ad un loro futuro o a quest'età devono solo divertirsi? «È un po' come andare a scuola: ci vai per imparare, per aver anche la scelta di un tuo personale futuro. Nel calcio più o meno è simile: è chiaro che il bambino si iscrive per divertirsi e lo vede come un gioco. In Italia, siamo anche svantaggiati a livello sportivo, in quanto lo sport in generale non ha quell'importanza che dovrebbe avere e che ha in altre nazioni più avanti di noi. I ragazzi hanno poche ore per allenarsi, da dedicare al calcio o comunque all'attività motoria: ma noi dobbiamo dare delle basi e lo facciamo come una cosa seria. C'è il divertimento, è giusto che sia così, però è chiaro che noi lo facciamo con un fine che è serio, responsabile. C'è la passione, ma ci deve essere anche un obiettivo: uno viene a fare gli allenamenti anche per imparare e queste sono cose che poi ti porti dietro anche nel futuro. Questo lo si spiega anche alle famiglie: come i bambini seguono a scuola, così devono fare quando vengono al campo perché in entrambi i casi vanno per imparare qualcosa».  
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