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CG Bresso, il Responsabile delle Attività di Base Antonio Lesma Sindona: «Nella nostra società nessuno viene escluso»

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Antonio Lesma Sindona è il Responsabile delle Attività di Base della squadra del Circolo Giovanile Bresso, ma anche l'allenatore della categoria Esordienti 2008 squadra A. Ha avuto i suoi esordi proprio in questa realtà per poi diventare allenatore e successivamente raggiungere un livello ancora più avanzato, quello di Responsabile. Nonostante ciò, ama stare ancora nella stessa società in cui ha incominciato, soprattutto per l'aria familiare che tutti sono riusciti a creare. Lesma Sindona ha apportato nello staff significanti innovazioni e qualche piccolo cambiamento per migliorare la condizione di gioco dei suoi giocatori, in quanto, come lui stesso sostiene, sono loro i protagonisti di tutta la nostra attenzione. Mi racconta i suoi esordi nel calcio? Come ha mosso i primi passi e come è arrivato fin qui? «Da sempre sono stato appassionato a questo sport, anche grazie alla mia famiglia che mi ha tramandato l'amore per il pallone. Già da bambino giocavo con i miei amici al parco, successivamente mi sono iscritto proprio al Bresso. Praticamente in questa società sono cresciuto come giocatore: ho giocato in tutte le categorie e sono rimasto fino all'età di 26 anni, il momento in cui ho lasciato. Tra l'altro ho avuto vari infortuni e poi avevo già iniziato verso i 18/19 anni a fare da aiuto allenatore ad alcuni tecnici, e questo ruolo iniziava a piacermi davvero tanto. Successivamente, sono diventato, infatti, allenatore; ho girato varie società e mi sono fatto le ossa. Alla fine sono ritornato alle origini: infatti 5 o 6 anni fa sono tornato qui al Bresso per assumere il ruolo di allenatore ma anche quello di Responsabile delle Attività di Base, nell'ambito della Scuola Calcio». Quindi già conosceva lo staff? Quanto è importante aver con loro un buon rapporto di lavoro per far funzionare tutta la "macchina" nel modo giusto? «Allora, quasi tutti i membri del mio staff hanno giocato, come me, nel Bresso. Ci teniamo a mantenere questa caratteristica che ci contraddistingue: un ambiente familiare e gioviale. Ci conosciamo quasi tutti ed è necessario che ognuno abbia le stesse prospettive ed obiettivi per far si che la società funzioni. Se io faccio un determinato lavoro sulla mia squadra, il mister che verrà successivamente sa già come deve continuare. Non si deve trovare in difficoltà perché segue un'altra metodologia. Inoltre, questo discorso è da estendere anche al bambino: non deve sentirsi solo, avere un rapporto solamente con il suo allenatore. Deve capire che c'è tutta una squadra di adulti a lavorare per lui e deve sentirsi parte di questo gruppo. Tra noi adulti ci confrontiamo spesso: facciamo riunioni ed assemblee anche ora con la pandemia. Ci vediamo tramite internet per decidere il da farsi e per metterci sempre a confronto». [caption id="attachment_256309" align="aligncenter" width="400"] Il Responsabile dell'Attività di Base e allenatore Antonio Lesma Sindona[/caption] Dal momento che conosce bene la società, ci può riassumere la vera filosofia che ne sta dietro? «Noi siamo una squadra da oratorio, quindi la cosa che per noi è fondamentale è proprio non escludere nessuno: tutti possono iscriversi e giocare da noi. Prima che arrivassi io, c'era un'unica grande o piccola squadra per ogni annata, per ogni categoria. Io ho deciso, laddove i ragazzi sono troppo numerosi, di suddividerli in gruppi più piccoli e creare più squadre anche se all'interno della stessa categoria. Questi si allenano comunque insieme, solo che il week-end giocano separati. La scelta è stata fatta per far si che si possano seguire tutti allo stesso modo: i più bravi, che fanno parte di una squadra, vengono seguiti bene, e lo stesso vale per i meno bravi, che non staranno sempre in panchina ma faranno gruppo a sé. Poi in partita, almeno le cose sono più eque. Ci si scontra con quelli di pari livello. Se un bambino è meno performante lo inseriamo nella seconda o terza squadra così che sia comunque seguito e il più bravino, invece, non ne rimetta. Riusciamo a dare a tutti attenzione e prepararli per andare poi nell'agonistica pronti. Quindi lavoriamo in questa maniera solitamente: a livelli, diciamo». Come mai ha deciso di allenare proprio i bambini? «Durante la mia carriera di allenatore sono riuscito ad allenare diciamo tutte le categorie, dalla Scuola Calcio fino agli Allievi (non la Juniores, però). Mi avevano chiesto anche di allenare la prima squadra, ma ho rifiutato. Il motivo sta nel fatto che essendo anche un Responsabile, tutto ciò era inconciliabile con il mio lavoro. Stare dietro una squadra di piccoli è più facile per me da gestire con l'altro mio ruolo. Il rapporto con loro è più giocoso e sinceramente lo sento anche più umano; anche se, rovescio della medaglia, è più difficile il rapporto con i genitori di questi bambini, in quanto non sempre accettano le nostre scelte. C'è sempre quello che si lamenta del fatto che il figlio è stato inserito in una squadra invece che nell'altra, per dire. Quello che non capiscono è che noi, in qualsiasi modo agiamo, lo facciamo sempre e solo nell'interesse del bambino, non nel nostro. Noi siamo gli esperti e se prendiamo determinate decisioni è perché quelle sono le vie migliori per far sì che si ottengano risultati, che i loro figli li ottengano. Prima del mio arrivo erano tutti insieme, ma i più bravi li perdevi sempre. Così, invece, noi riusciamo a dare importanza a tutti e per ognuno c'è da affrontare un campionato che sia al suo livello». Rispetto ai suoi tempi, ritiene che siano cambiati i bambini nei confronti del calcio? «Sì e no, direi. Il problema è che "fanno fatica a fare fatica". Cioè, non hanno voglia di faticare troppo, di darci molto dentro. Il calcio è cambiato molto dal punto di vista della velocità. Non si gioca più come dieci anni fa dove c'era più tecnica e si poteva decellerare, andare più piano. Sicuramente è migliorata di parecchio la metodologia di allenamento, rispetto ai miei tempi, però devo ammettere che i ragazzi non riescono a stare al passo. Prima cosa hanno troppe distrazioni, in più c'è da contare che prima ci si allenava molto di più. Adesso, a parte i due incontri a settimana che si fanno qui, i bambini non toccano più palla. Noi, invece, oltre agli incontri fissati in società, ci radunavamo per giocare tutti i giorni all'oratorio o nei parchi. Ho imparato quasi più così ad essere un bravo giocatore che in quelle ore usate in campo. Adesso tutto è più preciso, lo ammetto, ma le ore dedicate a questo sport sono molte meno». Quali sono gli eventi più importanti che organizzate in società? «Allora due sono gli incontri più importanti, che ormai sono diventati tradizione nel Bresso. Uno è il "Torneo Maggio Verdenero", che richiama i colori della nostra maglia. Se quest'anno lo avessimo potuto fare sarebbe stato il quarto anno di fila ad essere organizzato. Comunque è un torneo dedicato alle due categorie di Pulcini ed alle altre due degli Esordienti. Inoltre, organizziamo da anni il "Memorial Stefano Lesma", in onore di mio cugino che giocava con noi in squadra, ma è morto una sera, dopo essere tornato a casa dagli allenamenti, di meningite. Una morte improvvisa, purtroppo. Lui al tempo giocava come me nel Bresso (aveva iniziato da piccolo) ed era nell'Under 19. Questo è dedicato al secondo anno dei Pulcini e a quelli di un anno più avanti, gli Esordienti. È un evento davvero prestigioso in quanto vengono a giocare da noi in società le squadre più famose e forti di tutta Milano e le squadre semi-professionistiche (come il Monza o il Renate). Il tutto avviene sempre la seconda settimana di giugno».
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