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Cinisello, Francesco Sabatino e la sua lunga carriera nel mondo del calcio: «Abbiamo creato dei gruppi di amici prima che di calciatori».

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Francesco Sabatino, il Responsabile Settore Giovanile che segue tutte le annate e le categorie presenti all’interno della Scuola Calcio del Cinisello, ama il suo lavoro e cerca sempre di rimanere meno tempo in ufficio e passarlo soprattutto con i suoi ragazzi. Il suo ruolo è quello di organizzare, coordinare, cercare di creare eventi e tornei per la società, facendo partecipare i suoi bambini ad alcune esperienze calcistiche più importanti che segneranno la loro carriera futura. Arrivato al Cinisello solo qualche anno fa, Sabatino ha portato con sé un grande bagaglio di esperienza calcistica. Mi racconti il suo percorso nel mondo del calcio «Io sono sempre stato nel mondo del calcio anche se non sono mai stato un grande giocatore; sono arrivato fino alla Terza Categoria. Ho esordito giocando qualche annata alla Cantalupo di Monza per poi passare alla Rondinella di Sesto san Giovanni. Proprio lì a sedici anni ho provato a fare l’allenatore, passando poi al Gruppo Sportivo Sestese, una società che oramai non esiste più. Anche lì mi sono prestato a fare l’allenatore, poi sono stato chiamato a fare prima il segretario fino a diventare Direttore Sportivo e Responsabile del Settore Giovanile. Poi sono tornato alla Rondinella rimanendo ben sedici anni. Dopo un anno di stop sono approdato al Cinisello, ormai sono qui da tre anni».  In cosa consiste il suo ruolo? «Io sono un tecnico della società e mi occupo del lato amministrativo: ora il nostro Direttore Sportivo ci ha lasciato per questioni lavorative e quindi mi sono ritrovato a seguire anche l'Under 19. Io faccio le rose, ad ogni inizio campionato, parlo con i ragazzi e con le loro famiglie oltre ad avere contatto con gli allenatori per far si che tutte le squadre siano a posto. Il mio lavoro è quello di ricoprire tutte le categorie della pre-agonistica e di occuparmi sia che gli allenamenti filino lisci, senza intoppi, sia che non ci siano problematiche durante le partite, nel week-end. Sto un po’ in mezzo a tutto, diciamo». Qual è la caratteristica che vi contraddistingue dalle altre realtà? «Noi siamo una società che vuole fare crescere e far divertire i ragazzi, in un momento in cui non vanno lasciati soli. I bambini ci impegniamo a farli crescere. Quando sono arrivato qui, mi sono trovato in una situazione non bellissima in quanto mancavano tre categorie ed in tre anni le abbiamo tutte chiuse e riempite; ora abbiamo il vanto di avere tutte le categorie. Abbiamo anche vinto un campionato Allievi, il primo anno che sono arrivato; inoltre ho fatto un vero rinnovo di allenatori che c’erano prima del mio arrivo ed adesso ho ottimi tecnici ed ottimi dirigenti, con cui abbiamo fatto davvero un bel lavoro ed abbiamo una buonissima collaborazione. Siamo una società pulita e tranquilla, abbiamo una grande Under 19 Regionale A, una Prima Squadra che fa il campionato di Promozione. Vogliamo costantemente migliorarci, questo è il nostro obiettivo futuro; migliorare quello che è soprattutto il lato tecnico per i grandi e, d’altro canto, creare buone basi per quel che riguarda il mondo dei più piccoli. Il Covid ci ha fermato, ahimè, ma devo dire che già eravamo forti, avevamo numeri importanti con i più piccoli: abbiamo tutte le categorie dai 2012 ai 2015. Stiamo ancora lavorando bene, come prima. Non è facile per me che seguo dalla Juniores fino alla pre-agonistica: per me è un secondo lavoro. Io sono impegnato tutti i pomeriggi compreso il sabato e la domenica mattina. Sono spesso sul campo e sempre a disposizione sia dei ragazzi che delle loro famiglie. Una cosa importante è che mi piace il dialogo, mi piace ascoltare; ecco però c’è anche da dire che poi devo prendere delle decisioni che non sempre vengono comprese e non sempre possono piacere, però mi piace ascoltare perché c’è sempre da imparare». Come vede cambiato il mondo del calcio e la passione per questo sport da parte dei ragazzi? «È diverso: forse prima avevamo solo quello. I ragazzi nel corso degli anni sono cambiati, hanno il cellulare, hanno più interessi anche al di fuori del campo. C’è tanta tecnologia che ha portato i giovani ad essere, in generale, meno attaccati al mondo dello sport. Anche se devo dire che in questo momento di crisi, ho notato che per quanto siamo fermi da mesi, tutti stanno spingendo e vogliono assolutamente riprendere. Soprattutto sentono la mancanza di stare insieme, di fare gruppo, di vedere i loro compagni di squadra e non solo per giocare perché la cosa bella della nostra società è che abbiamo formato bei gruppi di amici prima che di calciatori, questo penso che davvero faccia la differenza. Anche i ragazzi nuovi che sono arrivati quest’anno, ed hanno girato altre società per giocare, hanno trovato da noi proprio questo spirito di amicizia che contraddistingue tutti i gruppi. Questo mi fa veramente piacere». Quanto conta, all’interno della Scuola Calcio, raggiungere ottimi risultati? È troppo presto perché sono bambini oppure già dalle basi conta un ottimo rendimento? «Io sono quello che dopo ogni partita chiede sempre a tutti gli allenatori “come hanno giocato”. Il risultato conta meno, e le classifiche non ci interessano, sono proprio contrario a farle dagli Esordienti in giù. A me interessa che i bambini giochino ed imparino; il tempo per fare e guardare le classifiche ci sarà quando arriveranno ai Giovanissimi e più su perché dovranno giocare per conquistare degli obiettivi. Lì sarà importante migliorare sempre tecnicamente, vincere più partite possibili. Ma in questa fase, dove sono ancora Pulcini, bisogna mirare a farli crescere pian piano con i loro tempi. Poi, ahimè, il risultato, specialmente per i genitori, conta; fanno il confronto con altre società e spesso lo fanno con i risultati. Alla fine quello che conta è il risultato, non è la buona prestazione come dovrebbe, invece, essere». Questo lo dice perché spesso sono più i genitori a spingere i propri figli? «Diciamo che anche per il genitore è importante trovarsi bene in una determinata società. L'adulto, di solito, va dove vuole andare il figlio. Poi ci sono sempre quei casi in cui la famiglia cambia società; ed è anche giusto che lo faccia, per avere nuove esperienze, perché magari pensa che da un’altra parte il bambino venga più tenuto da conto o faccia una carriera più solida. Ma da noi ho notato che non solo i ragazzi vogliono restare: sono anche le famiglie che hanno proprio il piacere di rimanere con noi. C’è sempre il genitore che pretende di più e vuole che il figlio sia un campione. Però, davvero lo dico, mi sono reso conto che noi abbiamo perso ben pochi ragazzi in questi anni. I ragazzi e le famiglie, ho notato, amano rimanere al Cinisello; che poi dobbiamo cercare di migliorare anche noi come società, quello lo dico anch’io. Però sono contento che abbiamo un bel seguito e le persone stanno proprio bene qui da noi. Dobbiamo sempre imparare qualche cosa, io per primo; però i numeri ci fanno ben sperare ed io ne sono contento». Quali eventi organizzate in società? « Noi abbiamo sempre fatto un torneo a Cinisello, un memorial per un vecchio dirigente scomparso prima che io arrivassi, Ercole Bianco. Poi, l’ultima stagione prima del Covid, abbiamo organizzato un altro memoria insieme alla Rondinella, dedicato a Banco Premoli che è stato Direttore Sportivo sia della Rondinella che del Cinisello (come ho fatto io, del resto): è stato un grande torneo condiviso tra le due società e realizzato nelle due strutture, su entrambi i campi, quindi. Abbiamo giocato la finale allo stadio di Cinisello dove la vincitrice del torneo ha partecipato ad un triangolare con delle squadre professioniste: c’era la Sampdoria, il Monza e la Spal. Ed è stata una bellissima manifestazione». Com'è la vostra struttura? «È una struttura comunale, per cui dipendiamo sempre dal Comune. Abbiamo dei grandi spazi ed il campo centrale è davvero molto bello. Inoltre, c’è un campo sintetico che rimane però un po’ datato: pare che il comune stesse parlando con il nostro presidente per rifarlo completamente, ma sono voci per ora. Noi possiamo lavorare sia sul nostro campo sintetico che su quello in erba, omologato sia per il gioco a 11, per i grandi, che per gli atleti della pre-agonistica. Poi abbiamo uno stadio dove gioca la Prima Squadra e l'Under 19». Il rapporto con i bambini, secondo lei, deve essere più autoritario, quindi far rispettare i ruoli, o di completa amicizia? «L'importante è far capire, con gli atleti più piccoli specialmente, il ruolo dell’allenatore ma senza esasperare la cosa. Sappiamo che i bambini vogliono giocare, vengono già stressati da tante ore di scuola e quando vengono in campo da noi, bisogna anche saper chiudere un occhio. Il rapporto deve essere sempre amichevole, senza stress, ma di rispetto. Quindi direi che l’amicizia è sempre più importante di un'educazione troppo rigida».
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