Cerca

Enotria Primi Calci, Riccardo Sipioni, l'allenatore dei "primi passi" con una grande responsabilità: presentare il calcio ai bambini

riccardo sipioni
L’ Enotria è una società affiliata alla Scuola Calcio Inter, dove i bambini spesso muovono i primi passi prima di entrare definitivamente nella più grande realtà. Ad accoglierli, l’allenatore Riccardo Sipioni, che si occupa proprio dei Primi Calci e dei bambini nel loro primo anno di calcio. Il compito dell’allenatore per il gruppo di atleti che per la prima volta si iscrivono a calcio, è un qualcosa che piace molto a Sipioni, il quale reputa che a questa età non ci siano ancora giocatori, ma solo piccoli ragazzini che vogliono esplorare il mondo del calcio. Come sei entrato nel mondo del calcio? «Ho sempre amato il pallone e ho iniziato a giocarci fin da quando ero piccolino. In realtà non mi sono mai iscritto in una vera società, ma mi allenavo all’oratorio, che era proprio vicino ai campi dell’Enotria. Per me, quella società era il massimo: la vedevo da lontano e sentivo i racconti di quegli amici che si erano potuti iscrivere. Già allora sognavo di entrarci; all’epoca giocare lì era come per un bambino di oggi entrare a giocare nel Milan, per esempio. Io sono sempre rimasto lì a Casoretto, dove è situata poi la società. L’Enotria è stata la prima ed unica società nella mia vita. Se un domani andrò via di qua significherà che mollerò il calcio ed entrerò ad insegnare nelle scuole, dato che ho la laurea in Scienze Motorie. Lo sport, infatti, è rimasto sempre la mia passione principale e ormai adesso che ho trent'anni, la mia concezione si è un pochino modificata. Ora la competizione mano a mano si alza e le società aumentano di quantità mentre l’ambiente oratoriale non è più frequentato. Quando ho smesso di fare il calciatore sono stato invogliato da alcune persone che conoscevo a provare a fare l’allenatore. Il caso ha voluto che sono riuscito ad avere un colloquio con il Responsabile Tecnico Massimo Giugliola e con Giovanni Stringhini, che attualmente è ancora qui con noi e funge da Direttore Sportivo. Loro mi hanno preso ed accompagnato a piccoli passi in questa mia nuova avventura. Ad oggi, sono sette anni che ho avuto quel colloquio e non ho mai cambiato ambiente. L’idea di andare altrove non mi sfiora nemmeno. Non mi immagino in nessun’altra squadra ormai». Ti piace il tuo ruolo? «Amo l’idea di accogliere i bambini nuovi, che si affacciano nel mondo del calcio per la prima volta. Noi siamo anche affiliati con la Scuola Calcio Inter e molti atleti vengono proprio da noi per imparare a muovere i primi passi. Poi, più avanti vanno direttamente nel club nerazzurro. Quindi il primo gradino lo sorpassano con me, e questo ruolo va preso con carattere e va amato. Mi piace avere con me questi piccoli perché so che dopo, quando avranno un loro ruolo più affermato, saranno trattati ed usati dagli adulti, in questo mondo del calcio così mutevole. Invece, ora che iniziano con me sono ancora ingenui: io non amo chi sta con loro solamente per promuovere sé stesso, per impratichirsi come allenatore e poi mollarli. Io ogni anno cambio squadra ed ogni anno insegno sempre gli stessi valori anche se so benissimo che man mano che diventano più grandi entrano anche loro a far parte del business che si è creato». Pensi che il calcio sia così tanto cambiato negli ultimi anni? «Noto che molte sono le proposte, ma poca è la fiducia nell’attuarle. Inoltre, non c’è più quell’attaccamento al posto in cui si è, in cui si fanno le prime esperienze ed in cui si impara a giocare, ma spesso i ragazzi cambiano società da un anno all’altro. Ora non si ha più paura come prima di esprimere le proprie opinioni negative; soprattutto nei confronti di chi come noi lavora in una squadra calcistica. Ovviamente è cresciuta l’informazione e di conseguenza anche le pretese sono aumentate di netto. Alla fine, però, chi ne va di mezzo, sono sempre i bambini, che in queste dinamiche c’entrano poco; siamo noi adulti che ci intromettiamo, spesso senza averne poi le capacità negli affari che non ci competono. I bambini si ritrovano poi in mezzo alle nostre scelte, spesso sbagliate. Io che vivo solo il primo anno del loro percorso diciamo che sono fortunato; rimango ancora fuori da queste circostanze, perché i bambini sono troppo piccoli ed è solo il loro primo anno di esperienza, anche per le famiglie che li accompagnano. Già, nel mio piccolo, vedo che le cose cambiano anche nel primo anno: da quando arrivano a quando si avvicina la fine della stagione, gli atteggiamenti sono già diversi dall’inizio. Anche i Pulcini entrano in queste circostanze in cui vengono sfruttati; è una realtà ormai esasperata rispetto a quando ero io piccolo. Noi avevamo paura di andare contro i grandi e soprattutto contro le direttive del mister. Io finché posso e ne ho le forze resisto e vado avanti per la strada che mi sono prefissato, anche se a volte ho pensieri che vanno controcorrente». Come potresti riassumere la filosofia della vostra società? «Io vivo l’Enotria già da sette anni e vedo che molte cose comunque sono cambiate, sia in positivo, che in negativo. Vedo la diversità soprattutto per quel che riguarda la gestione dei principi calcistici rispetto ad una volta. Prima, infatti, un giocatore doveva essere bravo anche fuori dal campo; doveva avere quell’educazione fondamentale per rispettare sé stesso, i compagni e gli avversari. Quella sorta di educazione verso gli insegnamenti dei più grandi che ho sempre ammirato qui all’Enotria; un insegnamento che volgeva a rendere i ragazzi brave persone, oltre che ottimi calciatori. Si dava molta più importanza al comportamento, diciamo. Ora questa cosa si è un po’ persa, anche se la colpa non è dello staff che gestisce la società. Sono proprio gli ideali ad essere cambiati. Qui, anzi, lavorano belle persone, che come me combattono per cercare di far riemergere questi concetti». Quale insegnamento vorresti e cerchi di impartire ai tuoi atleti? «All’inizio ho sempre difficoltà con i piccoli e anche con le loro famiglie perché sembro sempre troppo severo e forse troppo impostato per l’educazione. I genitori spesso non sono d’accordo con i miei metodi d’insegnamento, anzi, molte volte, quando i figli sbagliano, dicono “sono ancora troppo piccoli per sgridarli", invece è proprio da ora che si deve iniziare ad educare questa gioventù. Tante volte non si vuole dire, ma è colpa dei genitori se il bambino è maleducato o si comporta male, sia a sul campo da calcio, che a scuola. Ma l’educazione non ha età. So di andare contro le famiglie quando dico così e mi capita di ricevere molte critiche sui miei atteggiamenti, questo perché non sono mai capito subito. Poi, però, man mano che ci avviciniamo alla fine dell’anno sono loro a venirmi a ringraziare di come ho insegnato ed educato i ragazzi. Infatti, devo ammettere che ho avuto belle dimostrazioni e la gente ha iniziato a capire quella che sembra una metodologia troppo burbera e severa, ma che dà i suoi frutti». Il fatto di iniziare con un gruppo di bambini e di lasciarli poi già l’anno dopo, ogni volta, non ti dà dispiacere? Non ti mette a disagio il fatto di non portare avanti un gruppo dall’inizio fino a farli diventare più grandi? «Io ero abituato in oratorio, dove insegnavo ai bambini e gli stessi mi seguivano poi per anni. Ormai finiva che ci conoscevamo così bene da capirci al volo, anche a livello mentale oltre che puramente calcistico. Ma il ragionamento dell’Enotria lo capisco; si cerca di pensare che il bambino più informazioni ha, più persone incontra nel suo percorso di crescita, migliore sarà in futuro per la conoscenza e per il modo di giocare a calcio. Il dispiacere, non lo nego, c’è, soprattutto quando si crea un bel gruppo e si costruisce una bella atmosfera e complicità. Ma questo fatto di cambiare arricchisce anche me, perché ogni anno riparto da zero e conosco nuove persone, il che è sempre bello». Ci puoi parlare degli eventi sportivi più importanti che l’Enotria organizza? «Noi fino agli esordienti abbiamo sempre il nostro organizzatore ufficiale, Andrea Mengoni, che promuove il torneo più importante. Questo è chiamato “Enotria Winter Cup”, che da quattro anni organizziamo in casa e riguarda Primi Calci e il primo anno dei Pulcini. Ovviamente, come sottolinea la parola, è un evento svolto in inverno, tra ottobre, novembre e dicembre e si realizza in più weekend. Chiamiamo come ospiti le principali società e quelle più rinomate della nostra zona. Sicuramente, è un ottimo momento per confrontarci e dove emerge la stima reciproca nei confronti del lavoro altrui, delle altre società. Possiamo dire che è un momento qualitativamente alto, in cui anche i miei bambini, dei Primi Calci, possono partecipare».
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400