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Circolo Giovanile Bresso Pulcini 2011, il dirigente Valerio Rondi e la sua famiglia: un trio in società

pcg bresso 2011
Parlando del suo esordio nel mondo del calcio, il dirigente della Polisportiva Circolo Giovanile Bresso, Valerio Rondi, racconta come fin da bambino il calcio non era proprio il suo forte: «Da piccolo non ho giocato in nessuna società sportiva o squadra di oratorio. Le capacità c'erano, ma la volontà e la costanza nel fare gli allenamenti no». Forse anche per pigrizia, infatti, il Rondi, non può vantare un'infanzia all'insegna della costante calcistica, anche se l'amore per lo sport comunque stava già per emergere. Con gli anni, però, ha incominciato a muovere i suoi primi passi in questo ambito,  rivestendo un ruolo molto importante come quello del dirigente, come lui stesso racconta: «Ho intrapreso la "carriera" da dirigente seguendo, intorno a metà degli anni duemila, la squadra di calcio a 5 dove giocava mia moglie; lei ha un passato nel calcio a 11 (La Benvenuta), poi nel calcio a 5 (Nova Milanese, Paderno Dugnano e Rho in FIGC. Una squadra di Milano nel torneo di ZonaGoal) ed ora è tornata a 11 (PCG Bresso)», società dove anche lui attualmente lavora. Il ruolo gli è calzato a pennello e non ha mai mollato la grinta che contraddistingue chi svolge questo mestiere di notevole responsabilità. Come ci tiene a sottolineare lo stesso Valerio Rondi: «Ho svolto con passione la mia attività in un periodo nel quale il calcio femminile non era ancora sbocciato come, invece, è finalmente accaduto in questi ultimi nostri anni». Da qui, ha conosciuto quello che è il mondo calcistico e se ne è innamorato: «Sono diventato un appassionato di calcio femminile e sono felice di vedere il boom che questo movimento ha avuto oggi, dopo tante attese, anche nella nostra Italia». Quindi, grazie anche a sua moglie, Valerio Rondi ha sviluppato la passione per questo sport, che da piccolo non ha mai praticato assiduamente, da adulto. Ma è stato soprattutto quando è diventato papà che il Bresso è entrato nella vita della famiglia Rondi quasi come una costante: «Nel 2018 abbiamo iscritto nostro figlio al PCG Bresso perché, appunto, anche mia moglie era andata a giocarci e ci sembrava carino questo duetto». Così, madre e figlio si sono ritrovati insieme nella stessa società, come in una grande famiglia sia sul lato sportivo che in quello personale. Il club, quindi, è come una seconda casa per loro: un luogo in cui si ritrovano anche fuori dal personale focolare domestico. [caption id="attachment_261410" align="aligncenter" width="500"] Un momento dell'allenamento degli atleti del Circolo Giovanile Bresso[/caption] Ad un certo punto, la famiglia si è allargata in società, in quanto: «L'allenatrice mi chiese», racconta Valerio Rondi «di dare una mano come dirigente e da "duetto" siamo diventati un "trio". Da allora seguo l'annata dei 2011», i quali hanno iniziato proprio quest’anno a giocare a 7. La società li ha accolti a braccia aperte, e sicuramente l’attuale dirigente concorda sulla filosofia scelta dallo staff per dirigere e trattare con i vari iscritti. Come lui stesso dice e spiega, difatti: «La società è nata e vive in una realtà oratoriale, ma questo non deve far passare in secondo piano la professionalità dei tanti allenatori delle varie categorie. I valori che cerchiamo di trasmettere sono tanti, dal far gruppo all'impegnarsi nel rispetto di tutti, da dare il massimo in ogni situazione al provarci fino all'ultimo». Valori che in un certo modo sono portati avanti da chi, come loro, ama stare in mezzo ai più piccoli e portarli per mano durante il percorso sportivo che li aiuterà a crescere. Come sostiene anche Rondi, le società calcistiche devono impartire non soltanto gli insegnamenti puramente tecnici e legati al mondo calcistico nei suoi lati più macchinosi, ma deve anche trasmettere il rispetto nei confronti dei propri coetanei e degli adulti che con loro condividono un pezzo della loro vita. Il ruolo del dirigente, di certo, è fondamentale per la crescita dei ragazzi e Valerio Rondi ce lo spiega in base alla sua personale esperienza: «Fuori dal campo mi occupo di reperire tutti i documenti utili per visite mediche, tesseramenti e autocertificazioni (che, causa Covid, sono quasi il pane quotidiano). Inoltre recupero e consegno il materiale sportivo che serve ai nostri piccoli atleti». Queste sono le mansioni che elenca e che concernono l’attività che un dirigente a livello pratico deve gestire e portare avanti. Inoltre, ci sono i compiti da svolgere durante allenamenti e partite: «Quando sono in campo, cerco di dare una mano agli allenatori gestendo il gruppo e dando qualche piccolo consiglio a tutti i bambini», in quanto la sua figura deve anche essere da esempio e soprattutto aiutare  gli atleti nelle loro vicissitudini. Questa vicinanza tra lo staff ed i bambini deve essere sempre al centro dell’attenzione per un gruppo sportivo che cerca di creare giocatori, ma anche persone che sappiano rispettare gli altri e stare bene dentro un gruppo, come sottolineato dal dirigente poc’anzi. Come molte società, anche il PCG Bresso organizza eventi e tornei volti a far divertire ed allenare i bambini che lo frequentano. Di questo ci parla Rondi anche se con un po’ di rammarico a causa del blocco che abbiamo subito durante quest’ultimo anno: «Ci sono altre persone della società che organizzano eventi e tornei presso il nostro oratorio. Purtroppo quest'anno non è stato possibile organizzare memorial e tornei ormai storici». Proprio in questa amara situazione gli è chiesto come hanno fatto a rimanere in contatto con i bambini e con le loro famiglie: «Durante il lockdown e le zone rosse, sono stati organizzati degli allenamenti da fare singolarmente a casa». La tecnologia ha aiutato molto perché, utilizzata per circostanze estreme come questa, ha fatto sì che le persone abbiano potuto sentirsi vicine anche da lontano. Infatti, sottolinea il dirigente: «Venivano mandati i video agli allenatori da svolgere con i piccoli. Sono state anche organizzate tante serate su Zoom, aperte anche ai genitori, con esperti in vari ambiti sportivi ed educativi». Certo è che la società si è premunita di non escludere le famiglie e tenere sempre i contatti anche con loro: «Con i genitori siamo rimasti in contatto tramite il gruppo Whatsapp», così che anche loro non si siano sentite abbandonate o messe da parte.
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