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Breno Esordienti 2008, Fulvio Servalli: «La categoria più bella è quella dell'ultimo anno degli Esordienti»

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«Ho sempre giocato a calcio fino ad arrivare alla Seconda Categoria. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili e la prima squadra», racconta l’attuale allenatore degli Esordienti, annata 2008, della società Breno. Anche lui, Fulvio Servalli, come molti quando hanno avuto il primo incontro con il mondo calcistico, ha scalato pian piano le vette, per poi passare ad allenare: «Sono entrato nel CSI con le squadre amatoriali dell’oratorio, per poi iniziare la collaborazione con la società bresciana». Da quel momento, infatti, si è inserito aiutando ad allenare le categorie legate alla  Scuola Calcio, e tutt’oggi è ancora presente tra i membri dello staff. A tal proposito, racconta: «Amo stare insieme a loro, ma soprattutto all’epoca serviva qualcuno che si occupasse dei più piccoli. Non c’erano persone che nel Breno volessero seguire le squadre della pre agonistica, per cui mi sono proposto io». Inoltre, non bisogna dimenticare la passione che da sempre lo ha attirato sui campi da calcio e che quest'anno lo ha portato anche a seguire i corsi per poter prendere il patentino UEFA C. Il percorso non è stato facile, soprattutto in questo periodo, per cui racconta: «Sono stato costretto a seguire le lezioni on-line ed ammetto che non è stata una passeggiata». È stata lunga perché hanno spesso rinviato il tutto, ma l’allenatore è ormai prossimo all’esame, così da poter vantare ogni carta in regola e poter proseguire nel miglior modo possibile la sua passione di allenatore. Passando a parlare dei suoi atleti, Servalli spiega: «I bambini sono più spontanei rispetto ai ragazzi più grandi», per questo « amo rimanere in questo ambiente. Noto che in loro c’è più voglia di imparare e diversi sono gli approcci a livello tecnico: vieni più seguito e vedi che la passione per questo sport è ancora, come dire, pulita». In società, non esiste una vera figura che si occupa di trattare anche con le famiglie dei bambini, le quali si possono sempre rivolgere ai tecnici se qualche cosa non va o se sorge qualche problema. Con i genitori dei ragazzi «si cerca comunque di andare sempre d’accordo. Non è come nelle squadre professionistiche, in cui si crea proprio uno stacco ed i genitori non possono stare lì a dare il loro supporto durante gli allenamenti del figlio. Qui, tra i bambini, capita sempre di incontrare i loro genitori e scambiarci due parole. Loro ripongono tante aspettative nei loro figli, questo è vero, ma diciamo che a questi livelli non è ancora un problema così grave come potrebbe avvenire più avanti». L’allenatore racconta di non aver mai avuto problemi con le famiglie dei suoi iscritti, e di questo ne è compiaciuto, in quanto le pressioni, spesso, sono tante, e per i bambini questa cosa porta solamente tanto stress. La società del Breno è sorta quasi insieme al nascere del Fulvio Servalli allenatore, per cui, essendo uno dei primi membri entrati nello staff, conosce bene quelle che sono da sempre le direttive ed i valori che cercano di impartire ai giocatori. Riguardo la filosofia della società, spiega: « Nella parte della Scuola Calcio, l’obiettivo principale è far giocare tutti e cercare di preparare i calciatori ad arrivare al meglio all’attività agonistica». Si pone, quindi, molta importanza al passaggio dei bambini dal calcio a 9 rispetto a quello a 11 in cui dovranno avere altre espressioni fisiche e tecniche, nonché un altro metodo mentale per affrontare questo sport. Quindi la parte atletica e fisica, assieme ad un insegnamento preparatorio nello spirito è ciò che la società vuole che perseguano i suoi allenatori nei confronti di quelli che saranno i prossimi calciatori professionisti. « Per me ci deve essere sia un allenamento prettamente calcistico, che un insegnamento più da educatore, quindi lavorare anche sulla parte fuori dal campo, diciamo  comportamentale del ragazzo. Nell’Attività di Base ci deve essere un po’ tutto; proprio come avviene durante i primi anni di scuola». La parte tecnica non deve mai andare a discapito di quello che è l’insegnamento dell’educazione nel ragazzo che sta crescendo e che deve ancora muovere i suoi primi passi nel mondo in generale, oltre che nel mondo del gioco a 11. Nel Breno vengono organizzati pochi eventi e tornei, ma si da l’opportunità ai giocatori di partecipare agli inviti fatti dalle altre società e agli avvenimenti calcistici svolti anche fuori l’hinterland bresciano. Come lo stesso Servalli racconta, i bambini spesso partecipano a ritiri e sono stati accompagnati in varie città dove prendono parte a grandi tornei, scontrandosi con molte altre realtà e varie squadre del territorio italiano. «Anche fuori provincia, abbiamo sempre partecipato dovunque si potesse andare. Siamo stati a Cesate ed a Milano: inoltre, abbiamo fatto parecchi tornei durante l’Epifania in cui siamo stati tutti a Genova, a Livorno ed a Firenze. Insomma, abbiamo cercato di portarli un po’ dappertutto. Partecipiamo a parecchi tornei, anche se quelli organizzati in casa sono veramente pochi». Riguardo il ruolo dell’allenatore e le caratteristiche che servono per svolgere al meglio questo mestiere, il tecnico si è così esposto: «Un bravo allenatore deve conoscere le regole del gioco, innanzitutto. Poi, nel nostro caso, deve sapere avere a che fare con dei bambini che stanno ancora imparando ed il resto viene da sé. Quindi non bisogna aspettarsi niente di particolare. Li deve portare a divertirsi cercando, nel frattempo, di insegnare le basi dello sport calcistico». Insomma, un allenatore deve sapersi muovere tra i più piccoli che vanno ancora a scuola, che sono affamati di sapere e con mille sogni ancora da realizzare. Quindi allenare i giovani significa fare anche da guida ed accompagnarli per mano durante questo inizio del loro percorso che sarà certo pieno di ostacoli, ma anche ricco di soddisfazioni, come quelle che incontreranno sul campo da calcio, soprattutto quando si inizierà a giocare sul serio. Infatti, Servalli, non nasconde la sua passione per l’annata degli Esordienti, la sua “categoria preferita”, e confessa: «L’età più bella è questa: si passa dal gioco a 9 a quello a 11 ed è un salto davvero fondamentale. Ho allenato tutte le categorie, ma per me l’ultimo anno degli Esordienti non ha paragoni, è sempre quello che preferisco su tutto. È l'anno del "calcio vero", come lo chiamo io. Si vede che hanno voglia di fare e di passare ad altri livelli». In questo periodo storico, però, in cui i ragazzi hanno sempre più distrazioni, dai videogames, alla scuola ed a tanti sport nuovi che si offrono davanti al loro piccolo sguardo, il calcio rischia di perdere importanza. Questo è un argomento scottante tra chi il calcio lo vive sulla propria pelle: «Sono tante le società che si sono venute a creare e tanti gli sport che si praticano, però vedo che quando loro vengono al campo la passione non manca mai. La voglia di fare è sempre tanta e lo vedo dai loro occhi, che sono concentrati e si divertono a mettere in pratica quello che insegniamo». E per quanto riguarda coloro che non hanno una vera costanza verso questo sport: « Quando si arriva agli Esordienti, sono già cinque anni che si gioca a calcio e chi ha la passione è rimasto. Quelli che non sono invogliati, o non sono sono portati, vanno via prima. I ragazzini che rimangono fino all’ultimo anno degli Esordienti sono quelli che amano il calcio e che lo fanno davvero con passione».
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