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Corbetta Primi Calci: Pietro Fabiano, un allenatore che insegna ai bambini i valori del vero sport

pietro fabiano corbetta
Pietro Fabiano, allenatore dei Primi Calci nella società del Corbetta, è un ex calciatore con un passato nel mondo sportivo che inizia da quando era solo un bambino. Originario di un paesino del sud Italia, successivamente si è trasferito a Milano e dopo aver vissuto una lunga esperienza giovanile sul campo da calcio, è poi diventato un allenatore con tanto di patentino UEFA C e tanta passione per l'insegnamento di questo sport nei confronti dei bambini. Com’è entrato nel mondo del calcio? «Il mio percorso inizia, come tutti i bambini, già da piccolo. Ho iniziato a giocare a calcio fin da quando ero piccolino e ho fatto tutte le categorie giovanili in una società calcistica calabrese, il San Pietro Apostolo, del mio paese. Poi sono arrivato fino alla prima categoria. Ho dovuto interrompere per lavoro e mi sono trasferito a Milano. Dal 2013 sono ritornato sul campo ricominciando però come allenatore delle categorie giovanili. Qui a Milano ho iniziato nella Virtus Abbiatense; poi dal 2017 ho cambiato società passando al Corbetta». Come mai alla fine è rimasto sempre nel mondo della Scuola Calcio? «Mi è sempre piaciuto e ho voluto continuare quest’esperienza. Infatti ho anche il patentino UEFA C. Questo perché ho sempre amato rimanere nel mondo dell’Attività di Base, secondo me l’essenza più pura del calcio, dove non c’è ancora quell’agonismo stressante e la troppa voglia di vincere, ma dove è ancora possibile trasmettere i sani principi ed i vecchi valori del calcio. Mi piace insegnare quelle che sono poi le “basi”, pur mantenendo sempre e comunque il divertimento e la gioia di stare insieme, elemento fondamentale nel calcio, che è uno sport aggregante. I ragazzini iniziano qui a fare gruppo e per loro è ancora un gioco». Quanto conta la competizione ed il cosiddetto risultato all’interno delle categorie in cui lei allena? «Assolutamente nulla. In queste categorie bisogna valorizzare il rispetto e la voglia di stare insieme, iniziando anche ad insegnare quelle che sono poi le mosse tecniche di base del vero sport del calcio. Ma il risultato a questi livelli non deve proprio essere importante. Questo riguarda altri ambiti e non deve intaccare quello che è l’aspetto della Scuola Calcio e dei nostri insegnamenti soprattutto nei Primi Calci e nei Pulcini in genere». Proprio riguardo la società, qual è la filosofia che portate avanti? «Sicuramente la cosa più importante è insegnare i valori del calcio e far fare ai ragazzi del sano sport; inoltre, come anticipato, questo è un gioco di gruppo, in cui è importante l’aggregazione tra i compagni ed il rispetto reciproco. Bisogna insegnare i valori su cui la società punta e su cui si impegna da diversi anni. Non per ultima anche l’attività sportiva, che dev’essere finalizzata comunque al mantenimento del fisico in genere, come valore aggiunto. Non dimentichiamoci che a quest’età praticare attività fisica è fondamentale per la crescita sana del bambino, sia che si tratti di calcio o di altro; il movimento serve proprio a far del bene al loro corpo». Per quel che riguarda il lato tecnico è giusto insegnare subito le regole del calcio o anche impartire insegnamenti morali fa parte del lavoro di un allenatore? Oppure il calcio si deve occupare di sport e la scuola di ambiti più etici? «Certo, si va nella Scuola Calcio per imparare quelle che sono le regole e gli aspetti tecnici del gioco del pallone però io mi definisco anche un istruttore: questo perché a quest’età i ragazzini hanno molto da imparare. Non ci vogliamo sostituire a quelli che sono i ruoli fondamentali, che vengono affidati all’insegnamento scolastico ed ai valori impartiti dalle famiglie. Le figure degli insegnanti sono preziosissime per i bambini: noi però cerchiamo di integrare quello che sicuramente viene fatto anche nell’ambito scolastico e soprattutto a livello familiare. Noi gestiamo quelle che sono le attività finalizzate sempre allo sport, ma anche qui ci sono delle regole da rispettare, come a scuola, ed è giusto che i bambini  apprendano da più settori quello che poi servirà per diventare grandi». In ultimo, Covid a parte, in società organizzate eventi o tornei a cui tenete in maniera particolare? «In questo periodo tutte le attività come tornei o amichevoli sono purtroppo interrotte, come tutto ciò che riguarda lo sport di contatto, ma solitamente il Corbetta organizza nel mese di maggio un torneo in cui vengono invitate società dei dintorni e anche quelle società che sono di livello superiore al nostro. Questo serve per stimolare i ragazzi al confronto ed a dare sempre tutti sé stessi per migliorare. Ogni categoria ha un suo mini girone ed in più sono presenti piccoli tornei per quello che concerne l'Attività di Base».
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