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Academy Pro Sesto Pulcini 2011, Roberto Raimondi e la sua passione per il lato psicopedagogico: «Insegnare la dedizione al lavoro»

raimondi roberto
La società Pro Sesto è diventata una realtà di prestigio proprio grazie all’entrata della prima squadra in Lega Pro. Da quel momento le categorie dal 2008 in giù fanno parte di quello spazio denominato Academy Pro Sesto, categorie per cui lavora anche l’allenatore Roberto Raimondi. Un ex giocatore che ha interrotto la sua carriera correndo dietro ad un pallone per diventare un istruttore della Scuola Calcio con tanto di patentino UEFA C e dopo aver seguito ben due corsi Over Coaching. Ormai fa parte della Scuola Calcio di questa rinomata società da cinque anni e segue l’annata degli Under 11. Com’è entrato nel mondo del calcio? «Ho incominciato questo sport da bambino, come quasi tutti noi ragazzini al tempo. A 8 anni mi sono iscritto in una vera squadra, la Ronchese, proprio perché abitavo in quella zona e per la mia famiglia era comodo portarmi. Poi ci siamo trasferiti a Segrate e ho cambiato società, giocando lì per altri due anni, per la società del paese, quindi, la Fulgor Segrate. Ho fatto un anno come pulcino ed un anno come esordiente. Poi a 14 anni ho avuto la possibilità di spostarmi a Parma ed entrare in una grande squadra, ma purtroppo un brutto infortunio che mi ha tenuto fermo e bloccato fino ai 16/17 anni. A quell’età, avendo ancora una forte passione per lo sport, ho ripreso gli allenamenti e sono andato a giocare in squadre di Terza e Seconda categoria. Questo diciamo che è in poche parole il mio percorso da giocatore. Il tutto è cambiato ben otto anni fa quando, per caso, passavo a Milano per via Padova e mi sono incantato a guardare in un campetto dei ragazzini che si allenavano. Da quel momento mi è venuta una grande curiosità e ho voluto provare a cimentarmi nei panni di allenatore. Ho iniziato nel Salle in cui ho allenato la prima squadra. Lì sono rimasto due anni e ho seguito anche gli Esordienti. Successivamente, oramai appassionatomi, sono passato a diventare istruttore del Segrate, allenando gli Under 12. Ora, invece, è il mio quinto anno alla Pro Sesto, società professionistica che mi sta facendo crescere molto a livello morale e tecnico. Sto facendo una bellissima esperienza come tecnico per una società così blasonata». Cosa l’ha portata a decidere di rimanere ad allenare sempre nell’ambito della Scuola Calcio? «Quello che amo è insegnare il vero calcio, intendo proprio dalle basi, e vedere poi i frutti del mio lavoro che crescono. Infatti, allenare i bambini significa partire dai fondamenti dello sport, a livello tecnico, per poi inserirci il lato puramente umano, che è poi quello che mi spinge ogni giorno a dare il massimo mentre sono in campo con loro. Con i ragazzini il rapporto  è diverso. Grazie anche ai due corsi di Over Coaching che ho seguito, ho imparato anche il lato psicopedagogico che è davvero fondamentale nel trattare con i più piccoli. Noi siamo “istruttori di vita”: oltre a cercare di trasmettere il lato puramente tecnico del calcio dobbiamo soffermarci anche su quello cognitivo. Innanzitutto si parla di autostima, di trasmettere anche un fattore ludico oltre che prettamente calcistico. I bambini devono venire agli allenamenti e divertirsi; in queste categorie non conta il risultato a fine partita, ma la loro crescita, che si vede dopo qualche anno, non la domenica sul campo. Quindi, per rispondere bene alla domanda, ho deciso di insegnare ai bambini perché solo qui è importante sia il fattore calcistico, che quello personale». Se potesse riassumere quella che è la filosofia portata avanti dalla vostra società, che termini utilizzerebbe? «Allora, concentrando il nostro discorso sempre nell’ambito della Scuola Calcio, le posso dire che ciò che ci preme è insegnare ai bambini il rispetto, come regola di vita e da usare in campo, verso gli adulti ed i propri coetanei. Anche il rispettare le regole in generale è un principio che non ci stancheremo mai di imprimergli nella testa; e questo servirà anche quando cresceranno e diventeranno grandi, proprio per superare quegli aspetti della vita in cui saranno messi alla prova, e non potranno fare come vogliono, ma ci saranno sempre dei dettami da seguire, anche in ambito lavorativo e scolastico. Altro aspetto fondamentale è quello dello stare in gruppo, sentirsi parte di una squadra e condividere. Anche l'impegno, nonostante si tratti di bambini, non deve mai mancare, altrimenti è del tutto inutile farli venire in società oltre alla dedizione per il lavoro lavoro, sia per quello che facciamo noi allenatori, che quello che svolgono loro come giocatori: devono prendere con serietà i loro compiti in campo. Non per ultimo, il divertimento, come ho già accennato. Sono ragazzini e se non si divertono non esprimono il meglio di loro stessi».  In società vengono organizzati tornei o eventi particolari? «Siamo una società molto prestigiosa proprio perché la nostra prima squadra è entrata in Lega Pro, quindi questo ha portato anche noi della Scuola Calcio, denominata Academy Pro Sesto, a partecipare e ad organizzare eventi di spicco, all’altezza della nostra importanza. Infatti vengono fatti molti Tornei Internazionali in società, ma, per rimanere nell’ambito Scuola Calcio, il Torneo più importante che la società ospita in casa è quello denominato Metropolitan Cup. Questo è un evento di alto credito per tutte le categorie della Scuola Calcio e si svolge proprio nel periodo pasquale. Vengono invitate le società di tutta Italia, ma anche squadre presenti in Europa e addirittura sono venuti dalla Russia, quindi qualche squadra asiatica. Inoltre abbiamo avuto il grande onore di ospitare la Premium League Inglese e Francese, come squadre italiane di altissimo livello: il Milan, l’Inter e l’Atalanta. È davvero un momento importante anche per gli atleti che possono confrontarsi con grandi realtà e mettersi in competizione con ragazzini che provengono da tutt’altro mondo calcistico». Ha trovato molta differenza dal calcio giocato dai bambini stranieri rispetto a quello giocato da noi in Italia? «Le differenze non sono poi molte; dipende da quali concetti si vogliono affrontare. Se vediamo e ci concentriamo, però, sulla Scuola Calcio, quello che salta subito all’occhio è quanto i bambini che vengono da altre nazioni siano davvero molto più avanti a livello motorio ed atletico. Infatti, prima cosa, hanno molte più ore di allenamento sportivo in genere. Inoltre, ho saputo che anche quando sono a scuola hanno occasione di avere ore dedicate proprio allo sport, quindi hanno una prestanza fisica decisamente più alta rispetto ai nostri ragazzini. Vedo che i bambini italiani, a livello puramente fisico, sono molto indietro. Il movimento, e lo sport in generale, è meno praticato proprio a livello di ore concesse, qui in Italia».
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