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Il sindaco di Borgaro chiude, Perona tuona: via da questa città!

Piergiorgio Perona e Christian Mossino

Piergiorgio Perona e Christian Mossino

E fu così che la città di Borgaro rischiò di perdere il Borgaro. Piergiorgio Perona risponde col fuoco alla chiusura dell'impianto di via Santa Cristina da parte del sindaco Claudio Gambino. Il presidente e fondatore della società gialloblù minaccia infatti di abbandonare Borgaro e di valutare insieme al consiglio direttivo le due proposte di fusione arrivategli sulla scrivania che priverebbero il comune di una delle più gloriose società del torinese ricca di 56 anni di storia. Sabato 20 marzo il sindaco Claudio Gambino emette un'ordinanza che stabilisce, confermando i provvedimenti già presi a inizio marzo, la «sospensione delle attività sportive organizzate all'interno delle aree e strutture presenti sul territorio comunale […] sino al 06.04.2021». Pallavolo, Pallacanestro, palestre, bocciodromo e... i campi da calcio di via Santa Cristina. In questi ultimi però ha la residenza una società come il Borgaro Nobis di Piergiorgio Perona che ha da poco confermato alla Lega Nazionale Dilettanti (quindi alla FIGC, quindi al Coni, quindi al Comitato Tecnico Scientifico, quindi al Governo) la sua adesione alla ripresa del campionato di Eccellenza. Un protocollo che prevede tamponi periodici per un gruppo squadra ben identificato e che, ottenuto l'interesse nazionale, ha tutto il diritto di poter sostenere gli allenamenti necessari per tornare a giocare dall'11 aprile. L'ordinanza diventa subito terreno di scontro. Perché se da un lato Perona ha subito trovato una sede alternativa grazie al supporto immediato del presidente del Chisola, Luca Atzori, dall'altro si accende una battaglia che potrà avere ripercussioni oltre la stagione sportiva in corso in quanto al consiglio direttivo della società gialloblù sono arrivate due proposte di fusione e l'ipotesi di abbandonare lo stadio che è stato palcoscenico della Serie D, ma soprattutto 41 edizioni del Maggioni Righi. « Abbiamo ricevuto un paio di richieste di fusione – commenta amareggiato Perona – Ora l'ordinanza sarà valida fino a Pasqua e speriamo almeno di poter giocare le partite di campionato in casa, ma poi successivamente queste proposte che abbiamo ricevuto saranno valutate dal consiglio che deciderà se continuare a fare sport a Borgaro oppure spostarsi». Parole che danno via ad un braccio di ferro aspro e duro che ha tanto l'aria di non dover finire con la scadenza dell'ordinanza e al quale ha provato a partecipare anche il Presidente del Consiglio Regionale LND Piemonte e Valle d'Aosta Christian Mossino. «Io personalmente l'ho chiamato due volte – continua Perona – Mi ha fatto parlare con il Vice Sindaco e con il delegato allo sport. Anche Mossino ha provato a chiamarlo, ma lui rimane irremovibile. Afferma che come ha chiuso pallacanestro e pallavolo deve chiudere anche il calcio. Anche gli altri magari hanno interesse nazionale, ma sono al chiuso, noi siamo all'aperto. Noi non vogliamo favoritismi. Quando c'è un protocollo approvato dal comitato tecnico scientifico e dal governo non capisco perché ci si possa allenare in tutta Italia, ma non a Borgaro. Siamo sempre stati attenti a chiudere in zona arancione, di riprendere con la scuola calcio sanificando tutto, attuando i percorsi alternativi, misurando la febbre,... abbiamo pure comprato la macchina che sanifica i palloni. Siamo all'aperto con un protocollo che prevede tamponi regolari per 40 persone ultramonitorate. Sono nato a Borgaro e ho fondato la società nel 1964. Vedere questa cosa fa male. Avevamo anche in mente di fare dei lavori con il bonus 110% per aiutare il comune, ma ora ovviamente abbiamo bloccato tutto. In una stagione così aggiungere altre spese per andare a giocare Vinovo è una mazzata. Ringrazio comunque apertamente Atzori per la sua gentilezza e la sua disponibilità». Se quindi il Borgaro minaccia di lasciare Borgaro, il sindaco Claudio Gambino rivendica la coerenza e sicurezza alla base dei suoi provvedimenti. «Con le attività commerciali e scolastiche chiuse, in un comune come Borgaro con un'alta percentuale di contagio ritengo necessario tenere ferme le attività sportive. A più riprese le federazioni sportive (pallavolo, basket e calcio per ultima) hanno deliberato per la ripresa e vari presidenti di federazioni mi hanno chiamato. A parte che trovo stucchevole che mi chiamino loro. Loro per primi dovrebbero valutare queste situazioni e che lo sport è inserito in un contesto sociale. È una contraddizione che al mattino i ragazzi non vadano a scuola e al pomeriggio vadano a fare attività sportiva. Siamo irremovibili e personalmente non sono d'accordo su quello che fanno gli altri comuni, ma io parlo del mio e per il mio». Il primo cittadino borgarese entra poi nel merito delle osservazioni di Perona e del Borgaro Nobis: «Fanno i tamponi e hanno un protocollo, ma attorno alla squadra girano altre persone. È vero che il calcio è all'aperto rispetto agli altri sport citati, ma si innescherebbe una reazione a catena alla fine della quale vale tutto. Non è minimamente in discussione il rapporto con il Borgaro Nobis. Non è una questione con loro. C'è un rapporto stupendo e la società è cresciuta insieme alla città per anni. Non credo sia uno stop di 15 giorni a bloccare un rapporto di 56 anni». Ieri sera, lunedì 22 marzo, la prima squadra di Giuseppe Cacciatore ha cominciato i suoi allenamenti a Vinovo, al campo del Chisola, sul quale preparerà l'inizio del campionato di Eccellenza che avverrà l'11 aprile, nella speranza che possa disputare la propria scalata alla Serie D nello stesso campo in cui l'ha disputata dal 2017 al 2019. Che poi questa, se raggiunta, sarà giocata a Borgaro o no, sarà la società a definirlo in successiva sede.
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