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Iris 1914: Una società storica in lotta contro la pandemia, la riflessione di Tremolada per ripensare la Scuola Calcio nerostellata

Iris 1914
«C'è la storia; poi c'è la vera storia, poi c'è la storia di com'è stata raccontata la storia. Poi c'è quello che lasci fuori dalla storia, e anche quello fa parte della storia», così la poetessa canadese Margaret Atwood si esprimeva con non poca ironia intorno al concetto profondo di Storia, tramite il quale anche – e talvolta soprattutto – le narrazioni non esplicitate riescono a lasciare tracce indelebili del loro passaggio, contribuendo al cambiamento e all'evoluzione delle cose. Un concetto che s'intreccia, in questo contesto, in maniera quasi viscerale, ad una delle società dalla storia più longeva nel panorama dilettantistico milanese: l' Iris. Una società che ha saputo affrontare profondi cambiamenti – per l'appunto – storici, culturali e sportivi senza necessariamente trovarsi a rinunciare alle proprie radici, ma anzi portando avanti con forza la propria filosofia, umana e calcistica, che guarda ancora al sociale e alla solidarietà come fondamento e percorso interno. Alle origini, rialzandosi con orgoglio nel dopoguerra; oggi, lottando per uscire con la stessa ferma convinzione da un periodo complesso ed imprevedibile, come quello caratterizzato dalla pandemia di COVID-19 e dalle ancora scarse certezze che, a distanza di un anno, rappresentano l’orizzonte giornaliero di tante realtà, come in questo caso, sportive non professionistiche. Marco Tremolada, Responsabile del Settore Giovanile, comprendente l' Attività di Base e il comparto di Scuola Calcio, della pre-agonistica nerostellata, s'inserisce in questa incredibile storia nientemeno che l'anno del centenario della società – correva l’anno 2014, ndr – stanziatasi poi, a partire dagli anni '70, nell’attuale sede di Via Faraday. Il pallone: una passione di gioventù, seguita poi anche dal figlio, che l'ha portato a raggiungere un'esperienza trentennale sui campi, sia d'ambito dilettantistico che professionistico, a stringere relazioni e ad ottenere un posto d’osservazione privilegiata sul presente del calcio tout court. Ricoprire il ruolo di responsabile nel contesto di pre-agonistica è, dice lui, «il mestiere più difficile»: «È fondamentale la passione, e già questo non è scontato», racconta «e poi devi essere in grado di mediare, di pensare all'aspetto tecnico-organizzativo ma anche di comunicare al meglio: è importante stringere coi propri collaboratori ad ogni livello un rapporto di fiducia, che per me è praticamente familiare, un'amicizia che consente che ci sia confronto aperto tra differenti sensibilità, come accade, per esempio, con Minichiello [Direttore Sportivo, ndr] o con Palo [Responsabile del comparto Agonistica, ndr]». Adesso che il mondo sembra fermarsi a fasi alterne, rendendosi ancor più instabile e faticoso, il nodo da sciogliere, e intorno al quale concentrare sforzi e strategie per una ripartenza di buon senso, secondo Tremolada, rimane la delicata situazione dei piccoli calciatori: «Al di là delle questioni strettamente tecniche e calcistiche, ci troviamo a confrontarci con ragazzi che hanno passato quasi due anni, a questo punto, in assenza di socialità, di scuola – quantomeno nel valore ad esso correlata della collaborazione, dello stringere amicizie, dell’impegnarsi e confrontarsi con figure educative di riferimento – e di sport», spiega «Adesso lo si percepisce ancora di più: quando vengono al campo, sono spesso spaesati, faticano a mantenere la concentrazione e l'ascolto». La direzione, quindi, dev'essere quella di lavorare su un « ripristino psicologico», che gli permetta di recuperare sul piano mentale prima ancora che sportivo; da qui, l'invito diffuso di Tremolada ai suoi collaboratori ad «affiancare i ragazzi ponendosi quasi come figure genitoriali, su un piano familiare ed educativo, talvolta pensando di poter chiudere un occhio sulla disciplina – comunque fondamentale – per favorire un reinserimento che è necessario, soprattutto per le fasce di pre-adolescenza ed adolescenza». Raccontare questo nuovo corso ed approccio, essenziale per il Responsabile nerostellato, significa anche ripensarsi facendo riferimento però alla propria identità: «L'Iris è un progetto che parla d' associazionismo, con una forte impronta sociale; disciplina ma anche divertimento», ribadisce «I nostri istruttori sono prima di tutto educatori, perché la direzione è quella d'insegnare, a partire dai più piccoli, il rispetto delle regole, dei compagni, delle strutture; allo stesso modo, l' impegno e la dedizione al formarsi per crescere, senza dover raggiungere la vittoria ad ogni costo». Un impianto progettuale fortemente sostenuto dallo storico Presidente Enrico Berri, venuto a mancare lo scorso 25 novembre, che per più di quarant'anni ha investito nella crescita qualitativa e strutturale dei suoi nerostellati, «promuovendo lo sport – nelle parole dell’ufficio stampa – e rendendolo accessibile a tutti». In tutto ciò, tra i progetti in cantiere per la stagione futura si sta lavorando all'inserimento di istruttori ISEF specializzati per il supporto e la crescita qualitativa della Scuola Calcio, con riguardo alle basi di motricità ed equilibrio, a ribadire la profonda necessità d'investire sulle fondamenta per rinforzare la struttura complessiva. «Mi auguro che si possa tornare a giocare e divertirsi», conclude Tremolada «e che riprenda tutto a funzionare, non solo lo sport ma il mondo in generale».
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