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Resistenza Granata: i primi passi della neonata società dilettante piemontese

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Fabrizio Zecchi, allenatore Cit Turin Under 14

La lontananza forzata dal calcio ha aumentato la voglia di tornare in campo e ha dato anche il tempo necessario per realizzare progetti ambiziosi. È quello che è successo a Resistenza Granata, nuova società dilettantistica piemontese. Dopo l’ufficialità della costituzione, avvenuta sabato 27 marzo, il direttivo si è riunito con una conferenza in video chiamata che ha riunito più di 30 persone tra soci e sostenitori (collegati dall’Italia e non solo), per presentare le linee guide della società in tutti i suoi aspetti. Resistenza Granata avrà una squadra iscritta al campionato di Terza Categoria, allenata da Fabrizio Zecchi. Proprio il tecnico ha spiegato come la società ha intenzione di procedere per costituire la squadra: «Vogliamo essere un polo di aggregazione per ragazzi che hanno voglia di sudare la maglia e vogliamo riuscire a coltivare, con il tempo il senso di appartenenza. È il concetto di campanile che ha tenuto viva in noi la passione per il calcio. Vogliamo conseguire risultati, ma l’importante sarà sempre lottare in campo, buttare il cuore oltre l’ostacolo, dare il 110%. Tutto questo con estremo rispetto dell’avversario, in campo ci si dà battaglia ma dopo il triplice fischio non c’è astio anzi, si può anche uscire insieme. Il calcio di “una volta” era così». Il tecnico poi spiega i progetti futuri: «Iniziamo con la Terza perché è oggettivamente la cosa più semplice da cui partire, però l’idea è quella di strutturarci e creare anche un Settore giovanile e una Scuola calcio. Per realizzare questo serve molto supporto, non solo dai soci ma anche una mano istituzionale. Avere molte squadre implica una struttura ampia e anche la città ci dovrà venire incontro. Partiamo da poco ma il progetto è ben più ampio. L’obiettivo – continua Zecchi - è salire in Seconda categoria nel giro di due stagioni e poi, in altrettante, arrivare in Prima. Nello stesso arco di tempo poi, diciamo circa cinque anni, vorremmo riuscire ad avere tutte le categorie piene di settore giovanile, quindi una Juniores (anche come bacino per la Prima), un gruppo di Allievi, uno di Giovanissimi e anche un gruppo di Esordienti come embrione di Scuola calcio». Per quanto riguarda invece i giocatori il tecnico spiega che qualche nome c’è già (circa 12), chiaramente non la rosa completa dal momento che la società si è appena costituita. «Faremo degli incontri in cui chi è interessato potrà venire a provare – continua Zecchi – che si svolgeranno indicativamente verso metà maggio. Lo scopo finale è avere circa 22 giocatori, qualcuno in più rispetto ai convocabili perché non avendo ancora la Juniores dalla quale attingere vorremmo cercare di essere coperti. Il ruolo in cui siamo più tranquilli è la porta, siamo già in pseudo accordo con due ragazzi molto bravi». Resistenza Granata ha anche trovato casa. Gli allenamenti, che saranno all’inizio due a settimana, si svolgeranno a Nichelino, in via Prali, dove si allenava l’Onnisport, in un campo da calcio a 8. Quartier generale granata che sarà anche teatro di tutte le riunioni. A un passo dalla definizione anche il campo in cui disputare le gare casalinghe. Prende poi la parola Michele Nicola (segretario) che descrive l’organigramma societario e le modalità con cui poter essere soci: «Come tutte le società dilettantistiche abbiamo creato due categorie di soci, quelli attivi (che abbiamo diviso in ordinari e privilegiati) e i soci sostenitori. I soci sostenitori si chiameranno Junior, i soci ordinari Ferrini e i soci privilegiati Pulici. Tutti i sostenitori potranno partecipare alle assemblee e chiaramente votare le idee che proponiamo. L’assemblea annuale nominerà ogni anno un consiglio direttivo, per ora siamo 9. Non ci sarà un azionariato titolare, volgiamo essere tanti. Un aspetto che ci teniamo a sottolineare è legato al “trattamento” dei giocatori. Nessuno di loro firmerà un vincolo, il cartellino sarà chiaramente di proprietà di Resistenza Granata ma se vorranno andare via potranno farlo tranquillamente. Operiamo del dilettantismo e tali siamo, non ci vogliamo dare nessun’altra parvenza. Ragioneremo su strette di mano e correttezza reciproca ». «Siamo esaltati e felici perché questo progetto nasce da un gruppo di amici – racconta il Presidente Fabrizio Bo - Siamo nati ai tornei del fila quasi 11 anni fa (dai gruppi che animavano il fila pre-ricostruzione) e ci siamo radunati attraverso il passaparola trovandoci poi a giocare diversi campionati amatoriali insieme. Decidemmo fin da subito di chiamarci Resistenza Granata perché erano tempi in cui era necessario resistere. Noi ci siamo conosciuti già da adulti, dai 35 anni in su e ci siamo compattati così. Questo ci ha portato ad avere da subito concretezza. Da lì siamo andati in giro per tutti i campionati amatoriali di Torino. Girano intorno a noi in maniera stabile dalle 50 alle 60 persone che hanno sempre sostenuto le attività sociali promosse da chi partecipava. Sui campi di calcio stiamo bene e abbiamo man mano inglobato gente sempre più giovane. Ad oggi il calcio, come è disegnato, non ci fa più impazzire. Gli ultimi due anni lontano dal calcio, giocato ma anche guardato (vista la chiusura degli stadi, ndr) hanno fatto la loro parte e quindi siamo partiti, ma con basi concrete dettate in primis dalla nostra esperienza e poi dai nostri valori quali rispetto e onestà. Oggi siamo pronti con tutti passi che è necessario fare e non vediamo l’ora di partire. Abbiamo iniziato con passi formali formalizzando la nostra esistenza con lo statuto di una ASD, adesso ci raccontiamo e speriamo di coinvolgere quante più persone possibili». Resistenza Granata ha anche progetti sociali, che spiega uno dei soci, Luca Marzini: «Vogliamo trasportare nel calcio alcuni valori che sono tipici del Rugby (ambiente che conosco bene), quali, ad esempio, il terzo tempo. In campo si lotta ma fuori si è amici. Ci sono due aspetti principali che vorremmo portare avanti: uno ludico-ricreativo anche con gli avversari (se vogliono) e un altro più strettamente sociale come lotterie e raccolta di materiali. Ogni euro che non va in società va in attività no profit per cercare di fare del bene a qualcuno. L’idea in divenire è quella di portare da noi, quando apriremo le giovanili, i ragazzi che giocano in strada, trasmettendo loro un’idea di calcio sano e bello. Qui sta la parte sociale, il calcio come strumento educativo. Partiremo sicuramente dal nostro territorio e cioè dalla zona in cui giocheremo, quella in cui avremo il campo. Questo tipo di realtà sono presenti a Torino, ma principalmente legate alla Uisp, noi vorremmo trasportarle anche in Federazione».
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