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Antoniana, parla il Responsabile del Settore Giovanile Michele D'Amico: «Voglio trasmettere la mia esperienza calcistica ai bambini»

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Michele D’Amico è l'attuale Responsabile del Settore Giovanile dell' Antoniana: ex Cas, ha iniziato la sua avventura in società due anni fa ed attualmente ha sotto la sua ala tutte le categorie dei bambini che vanno dal 2015 al 2007. Il suo percorso nel mondo del calcio è iniziato quando era ancora un ragazzo: D'amico racconta, infatti, di come questo sport sia sempre stato una grande passione e di come abbia iniziato come giocatore fino a diventare addirittura un professionista: «Ho iniziato a giocare quando ero un bambino. Sono stato iscritto alla Pro Patria ed essendo molto bravo e capace sono riuscito ad entrare per qualche anno nella Primavera dell’Inter. Per ben tre anni, ho giocato come professionista e orgogliosamente posso dire di essere approdato anche al Chievo nel lontano anno del 1987, quando ancora non era la società che è oggi e non aveva fatto ancora la sua ascesa in serie A. Fino all’età dei 23 anni, il calcio è stato il mio unico mestiere, ma poi ho deciso di lasciare. Ho abbandonato l'agonismo, ma ho comunque continuato a giocare fino all’età di 40 anni». Da questa lunga esperienza come calciatore, Michele D’amico ha saputo trarre beneficio per diventare allenatore. Ha fatto il tecnico per la Scuola Calcio per molti anni, cambiando varie società fino a cinque anni fa circa in cui, grazie al suo impegno e la sua dedizione, unita alla sua enorme esperienza che ha messo a disposizione, è diventato Responsabile del Settore Giovanile. Questo è il mestiere che più preferisce ed in cui riesce ad esprimere tutto il suo potenziale: «Amo molto di più quello che faccio ora perché mi permette comunque di stare in campo, cosa a cui non voglio rinunciare, ma anche di aiutare maggiormente i bambini. Infatti, grazie al mio ruolo da responsabile, posso organizzare l’attività dei tecnici - sono loro che poi hanno a che fare giornalmente con i nostri ragazzi -  e pianificare il loro lavoro ed il loro approccio con i nostri iscritti, per monitorarli e guidarli nel loro ruolo in modo corretto e più consono alla crescita dei nostri piccoli giocatori. Il mio mestiere è tutto finalizzato nella crescita degli atleti che si mettono nelle nostre mani e seguono i nostri insegnamenti, che vanno incanalati bene. Insomma riesco ad essere utile a 360 gradi, rispetto all’essere un semplice allenatore che si può dedicare solo ad una squadra». Quello che è stato il suo passato in campo, come giocatore, lo ha di certo aiutato a svolgere al meglio il ruolo di guida, sia nei confronti dei bambini, che degli allenatori. Infatti il suo insegnamento principale, quello che più gli preme impartire ai giovani che si affacciano al mondo del calcio da piccoli è quello «dell’impegno, innanzitutto. Anche i bambini che sono meno capaci, se danno tutti loro stessi, se ci mettono tutto il loro impegno e la loro volontà, anche se poi, a fine partita non si arriva alla vittoria, ci rendono comunque contenti e soddisfatti del loro lavoro. Quindi con lo sforzo e la dedizione anche il risultato negativo va in secondo piano. Per noi anche i giocatori meno dotati hanno comunque importanza, se prendono sul serio quello che fanno. Questo perché con il costante impegno possono sempre migliorarsi». Ed i risultati sono ben evidenti. Nonostante D'Amico sia solo al suo secondo anno in società ammette che prima le varie annate non erano molto forti, e di reti ne subivano anche tante nel confronto in partita con le squadre più blasonate; ma adesso il miglioramento è evidente: «Magari non vinciamo, ma subiamo sicuramente meno gol. Quindi devo dire che la Scuola Calcio sta facendo passi da gigante». Una cosiddetta “manna dal cielo”, come la definisce D’Amico, è la costruzione, ormai terminata, dei due nuovi campi da calcio a 9 che saranno molto utili per i bambini e che serviranno non solo per le partite, ma anche per fare degli allenamenti: «Soprattutto con la nuova normativa, che ci impone di fare gli allenamenti distanziati, dello spazio in più può solo giovarci, in quanto significa riuscire a gestire meglio i nostri ragazzi». Adesso sono tutti contenti di aver potuto riprendere in uno stato di semi-normalità, in quanto sono nuovamente possibili gli allenamenti ed i centri sportivi hanno potuto riaprire le loro porte ed ospitare i propri iscritti. E lo è l’Antoniana, fiera di poter ricominciare ad avere in campo i suoi bambini anche se «abbiamo trovato alcuni di loro un po’ ingrassati. Si sono lasciati andare un po' quindi ora ci concentreremo soprattutto sul rimetterli in forma. Ci sarà un bel lavoro da fare, ma noi siamo elettrizzati all'idea di poter ricominciare. E chissà, magari in estate sarà possibile anche fare qualche partita. Per ora li facciamo giocare l’uno contro l’altro perché quello che manca maggiormente nelle loro aspettative è la competizione. Quindi la possibilità di scontrarsi con ragazzini che abbiano maglie diverse dalle nostre, è una cosa che auspichiamo da tempo». Purtroppo, non tutti i giocatori sono tornati in squadra e, a tal proposito, D'Amico fa una riflessione: «I ragazzi, oltre dell’esercizio fisico, hanno bisogno di vedersi tra loro. È importante che si incontrino e che si ritorni a giocare fianco a fianco per ricreare il gruppo. Quello che speriamo è che anche quei bambini che non si sono presentati in questi giorni, prima o poi tornino in campo perché sicuramente, vedendo i loro amici ricominciare, saranno trascinati e alla fine verranno invogliati. Per adesso stiamo facendo più che altro esercizi individuali e lavoriamo sul palleggio e molto sulla corsa, ma siamo orgogliosi di essere tornati. Lo sport è anche un fattore sociale: serve per socializzare e far sì che il ragazzino non sia isolato davanti ad una televisione. È importante per loro anche il confronto, e con il gioco del pallone, che è uno sport di gruppo, hanno la possibilità di fare amicizia e di imparare la condivisione». Uno dei perni di questo pensiero è il fatto che giocare con altri della stessa età sia di supporto alla crescita del ragazzo e lo aiuti a sapersi relazionare anche in un futuro, nella vita reale, a prescindere dal fatto che sceglierà di fare il calciatore di professione o no; questo sport aiuta ed insegna anche elementi personali e ludici, esattamente come in una scuola. Nulla è più importante di condividere un campo con dei compagni che diventino amici, e la collaborazione che ne viene fuori, aiuta a saper compartecipare. Inoltre, altro punto centrale della filosofia della società è appunto l’ intensità dell’allenamento: «Noi abbiamo due allenatori per annata. Uno principale, l’altro che aiuta, ma che deve essere sullo stesso livello per il bambino. Questo è un nostro regolamento perché ciò su cui puntiamo è proprio l’intensità di quelle ore che i ragazzi dedicano all’allenamento. Poi quello che avviene in partita è solamente una conseguenza del lavoro effettuato durante la settimana». D’amico è molto legato al lavoro che svolge all'interno della società, ma gli piace soprattutto stare a contatto con le persone e con gli atleti: «Io personalmente preferisco non fare il responsabile che rimane chiuso in ufficio. Sto sempre in campo con i miei bambini, li seguo e corro con loro. Cerco di trasmettere la mia esperienza e la mia passione. Voglio farmi vedere attivo e voglio essere un punto di riferimento per loro e per i tecnici. Per noi ogni singolo giocatore ha importanza». Per concludere il responsabile si augura che presto si possa riprendere a fare qualche partita, così per motivare i suoi ragazzi e tenere sempre viva la competizione, cosa che li aiuta a voler costantemente migliorarsi. Il torneo principale che viene organizzato proprio in società è l’ Antoniana Cup, che si svolge nel mese di maggio e che coinvolge gli iscritti offrendo l’opportunità di mettersi a confronto con altre squadre, con altri atleti e con altri modi di giocare. Questo li aiuta a crescere ed a voler provare cose nuove per imparare sempre più, così da poter essere dei vincenti. Non è ancora sicuro se quest’anno i bambini potranno avere modo di giocare almeno delle partite amichevoli o addirittura partecipare ai tornei, ma gli allenatori li stanno preparando per questa eventualità e soprattutto per recuperare i mesi di allenamento persi.
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