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Lutto nel calcio lecchese: è morto Gianni Cattaneo, bandiera della Polisportiva Rovinata

Cattaneo
Nella serata di giovedì 20 maggio, Il calcio lecchese ha salutato un suo storico allenatore. Si tratta di Gianni Cattaneo, 70 anni compiuti lo scorso 30 aprile, scomparso a causa di un malore nella sua residenza nel quartiere di Germanedo, patria della Polisportiva Rovinata. A piangerlo è l’intero settore dilettantistico, che perde improvvisamente un pezzo da novanta, un’icona per i giocatori da lui allenati, per i modi di fare severi ma al contempo genuini e per la dedizione impiegata sul campo d’allenamento nella loro crescita. Un «sergente di ferro» dal cuore d’oro. Lo sa bene la Rovinata, nel cui settore giovanile Cattaneo ha allenato per una quindicina di anni, contribuendo alla crescita dei ragazzi sul piano tecnico ma anche all’evoluzione delle infrastrutture, collocandosi tra i principali finanziatori per la realizzazione del campo in erba sintetica. Le conoscenze acquisite nel corso degli anni nei vivai delle società professionistiche, dovute all’assunzione di incarichi di prestigio, tra cui quello di selezionatore del Milan, sono risultate decisive per l’organizzazione del «memorial Cattaneo», personale tributo ai propri genitori, nonché torneo giornaliero che vedeva i ragazzi della Rovinata contrapporsi ad alcune tra le giovanili più quotate d’Italia, tra cui Inter e Atalanta. In lutto per la sua scomparsa è anche la Futura 96, compagine del quartiere di Acquate, presso cui mister Cattaneo ancora stava allenando. Una carriera dedicata alla formazione calcistica delle nuove generazioni, condita dai proverbiali «Non ci siamo!» ripetuti con forza ai suoi ragazzi ogni qualvolta il campo non forniva le risposte sperate. Marco Pozzoni, allenatore della Juniores dei biancorossi, ricorda il tecnico come «Uomo generoso che ha dato tanto alla Polisportiva sia tecnicamente, rivoluzionando il modo di allenare, che economicamente, finanziando i lavori per il campo» e riporta alla mente un aneddoto che ha del curioso e che ne sottolinea il carattere vulcanico: «Durante una partita dei suoi Esordienti ’00, perse a causa di un arbitraggio discutibile e a fine partita tornò a casa a piedi per smaltire il nervoso, nonostante il campo fosse distante 5 km».  Competenza e generosità: marchi di fabbrica di un allenatore scolpito nella storia del calcio locale.
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