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Arcellasco Città di Erba Under 18: a tu per tu con il nuovo allenatore, il "Cholollo" Bellantone

Bellantone, presentazione Arcellasco
Lorenzo Bellantone, ex allenatore dell’Under 19 del Mariano Comense, dopo cinque anni sulla stessa panchina ha deciso di iniziare una nuova esperienza all’ Arcellasco città di Erba, dove prenderà in carico l’Under 18. Nonostante la giovane età, 34 anni, Bellantone ha già accumulato un’importante esperienza a livello giovanile, guidando sia nel biennio degli Allievi sia per le annate dell’under 19 il gruppo dei 1999, 2000 e 2001 del Mariano Comense. Nel corso della sua esperienza con i giallo-blu sono anche arrivati dei notevoli risultati: titolo provinciale Under 17, promozione tra i Regionali Fascia A Under 19. Rimaniamo sul generale, prima di entrare nei risvolti delle tue scelte, presentati come allenatore. «Dal punto di vista umano ho trovato tantissimi ragazzi disponibili al lavoro. Io da allenatore mi concentro in primis all’essenza del ragazzo e solo successivamente al contorno. Mi ispiro al Cholo Simeone o ad Antonio Conte, tanto da essermi guadagnato il soprannome di “Cholollo” dai miei ragazzi, mi ritengo atipico per il settore giovanile. Oggi mirano tutti a partire dal basso, a giocare bene ma poi quando si arriva nelle partite che contano si rischia di perdere. Io sono del parere che un ragazzo a 17 anni preferisca vincere piuttosto che giocare bene e basta. Questa tendenza l’ho vista in tanti avversari, anche più preparati di me, che però riuscivamo a battere giocando in maniera più cinica. Il 90% delle squadre che ho allenato le ho schierate con il 4-4-2. Cerco sempre di avere uno dei due centrocampisti centrali molto tignoso, che pensi di più al recupero del pallone piuttosto che alla giocata. I miei allenamenti si basano molto sull’intesità, solitamente le mie sedute durano un’ora e quindici minuti, rispetto alla canonica ora e mezza o due, questo perché faccio usare tanto il pallone ai miei ragazzi spremendoli al massimo. Per provare a spiegare il mio metodo posso fare l’esempio di una settimana tipo alla guida dell’Under 19: il lunedì si iniziava con una partitella, quasi a freddo, nella quale si scontravano chi aveva giocato e chi no in modo da correggere gli errori commessi nel week-end, e solo dopo si pensava al lavoro fisici; il giovedì e il venerdì, invece, ci dedicavamo maggiormente alla preparazione della partita prendendo in considerazione i punti di forza e le debolezze dei nostri futuri avversari. Nonostante sia a conoscenza che il concentrarsi sull’avversario non sia usuale nei settori giovanili, questo mio modus operandi mi ha portato anche a discussioni con dirigenti e allenatori, lo ritengo fondamentale. Non abbiamo grandi mezzi per studiare gli avversari e quindi ci affidiamo agli articoli di Sprint & Sport, ai social e ai nostri occhi, che comunque rimangono elementi sufficienti per poter pensare ad un piano partita». Allenando squadre del settore giovanile l’aspetto psicologico e umano sono sicuramente fondamentali. Che rapporto instauri con i tuoi ragazzi? «Nei primi mesi cerco sempre di creare gruppo attraverso attività extra campo come cene o apertivi e poi penso al terreno di gioco. Spesso quando ero alla guida dell’Under 19 sono stato criticato perché durante la preparazione lasciavo dei giorni liberi per andare a mangiare fuori e creare gruppo. Ho ancora un grande rapporto con i miei ragazzi, che pur dandomi tutti del lei, mi scrivono per avere consigli, per fare partite di calcetto o semplicemente per due chiacchiere in amicizia». Un bilancio sul lustro al Mariano Comense? «Abbiamo costruito un gruppo fortissimo di 99-00-01 che non si sono mai risparmiati e li ho spremuti tantissimo. Mi sono trovato benissimo con tutta la società e ho condiviso questo percorso con un grande amico e dirigente del Mariano che è Marco Lazzarin, che per tutti questi anni mi ha accompagnato. Mentre seguivo il corso Uefa B ed eravamo a ridosso dei playoff lui mi ha aiutato tantissimo e anche grazie a lui abbiamo fatto grandi cose insieme».


Bellantone e Lazzarin

Come mai l’addio a Mariano? «Era finito un ciclo e io che ho l’ambizione di arrivare in una prima squadra di Promozione o Eccellenza ho pensato che fosse tempo di cambiare aria. A Mariano il mio nome per la prima squadra, per giuste scelte, non era stato preso in considerazione e mi son sentito pronto per lasciare la società e provare a fare un salto importante per la mia carriera».


Il Mariano Comense U19 festeggia la promozione sotto la guida di Bellantone

Com'è nata la scelta di accettare l’Under 18 all’Arcellasco città di Erba? «Sono stato contattato da quattro prime squadre, tre di Prima Categoria e una di Promozione. Nessuno di questi club mi ha dato abbastanza sicurezza sul progetto, in seguito è arrivata la chiamata del Direttore Generale dell’Arcellasco, Andrea Colombo, che insieme al Responsabile del Settore Giovanile Ottolina mi ha illustrato le possibilità di lavoro. La categoria nuova nel panorama dilettantistico, la vicinanza al campo e la società che da sempre si mostra veramente attenta ai giovani sia sulle panchine sia in campo mi hanno portato ad accettare l’offerta». Quali sono le tue aspettative per la nuova esperienza? «Le voci che circolano mi fanno pensare ad un campionato veramente di alto livello, ho sentito che prenderanno parte solamente società blasonate. Proverò a portare la mia esperienza per migliorare la squadra, ma l’obiettivo sicuramente non è quello di partecipare e basta. La dirigenza, inoltre, mi ha richiesto di preparare dei ragazzi per la prima squadra, che milita in Promozione. Il mio obiettivo è di ripagare la fiducia che mi hanno mostrato, hanno fatto veramente di tutto per portarmi ad Erba e anche di mettermi in risalto per ottimizzare al massimo questo ciclo per un’eventuale panchina futura». Obiettivi da allenatore e nella vita? «Il mio primo pensiero nella vita è sicuramente la famiglia, avendo a breve il matrimonio e un figlio. Spero che mio figlio non giochi mai a calcio – ride, ndr – per non condizionarlo e passare le domeniche ad analizzare le sue partite. Dal punto di vista professionale come limite minimo mi sono dato squadre partecipanti all’Under 18, da lì in su prendo tutto in considerazione non calcolando la distanza. Il mio sogno è arrivare ad allenare in Serie D, conosco tanti mister che allenano in quella categoria e penso che quello possa essere l’ambiente per me giusto».

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