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Lutto nel calcio bresciano: scompare a 51 anni Ermanno Ferrari, promessa del Brescia aveva vestito le maglie di Lumezzane, Breno e Orceana

Il sentito ricordo di Gianni Guindani, all'epoca dirigente del Brescia, dopo la tragica notizia della scomparsa di uno dei suoi ragazzi

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Ermanno Ferrari, 51 anni: qui ai tempi del Montorfano

Tutto il movimento calcistico bresciano piange la scomparsa di Ermanno Ferrari, 51 anni, mancato nella notte per le complicanze di un male incurabile. Ne danno il triste annuncio, oltre ai familiari, anche le innumerevoli società sportive che per oltre un trentennio ne hanno conosciuto e stimato la professionalità e la grande, infinita passione per il calcio. Cresciuto nella Viando Plodari sotto la guida di Mauro Saleri, sbarcò in seguito nelle giovanili del Brescia di Guido Settembrino. Al di là dell’esordio con le rondinelle, una carriera fra C e D in Orceana, Breno e Lumezzane (nei professionisti), poi ancora in Interregionale con Capriolo, San Paolo D’Argon e Rodengo Saiano. Successivamente rimase nel movimento nelle vesti di allenatore, con la Verolese negli ultimi tre anni e prima ancora a Montorfano Rovato, a Serle, a Rezzato, con anche un’esperienza sulla panchina dell'Aurora Travagliato. In queste ore sono tanti i messaggi di cordoglio per una persona che ha lasciato un ricordo indelebile nel calcio provinciale. 

Il ricordo. Uno di questi, in particolare, di Gianni Guindani, ne tratteggia un sentito ricordo riguardante i migliori anni della sua vita: «Erman faceva parte di quei ragazzi che sono stati nel grande calcio. Quando andai al Brescia nel 1986 ebbi la fortuna di essere inserito come dirigente nella Primavera, e lui all’epoca aveva 16 anni. Quella fu una squadra formata da ragazzi prevalentemente del ’70, un gruppo davvero qualificato e voluto fortemente da Guido Settembrino il quale ebbe l’intuizione di allestire una squadra giovane per affrontare rivali più anziani, della classe ’67 e ’68 anche. Ovviamente non mancarono le difficoltà dovute all’età e alla caratura degli stessi avversari. Tuttavia fu un anno entusiasmante e facemmo veramente delle belle cose. Ci confrontammo con molte squadre, ottenemmo addirittura un pareggio col grande Torino di Sergio Vacca e arrivammo secondi al torneo Dossena. Non è un caso che molti di quei giocatori spiccarono successivamente il volo come Eugenio Corini, Luca Luzardi, Giampiero Piovani, Giordano Caini, Paolo Ziliani e il povero Edoardo Bortolotti (suicidatosi il 2 settembre 1995 a venticinque anni, ndr). Allora il Brescia era ai margini del grande calcio e forse proprio con quella generazione cominciò il salto di qualità che fece di Brescia uno dei migliori settori giovanili degli anni ’80 e ’90: Ermanno Ferrari fu un simbolo di quella primavera. Quella fu per lui una delle prime esperienze nel calcio che contava e ciò che maggiormente mi colpì di lui fu la sua grande determinazione, il suo grande carattere. Forse sorrideva poco, ma aveva sempre una grande disponibilità e un senso del sacrificio incredibili e queste parole non le dico per circostanza. Lui era il cosiddetto mediano di centrocampo, ricordo i suoi capelli rossicci che rispecchiavano la sua grande cattiveria agonistica in campo. E probabilmente quell’anno lì - secondo me - Ermanno ebbe meno fortuna di altri: all’epoca era più difficile emergere ma credo comunque che abbia ricevuto meno di quello che effettivamente ha dato in termini agonistici. Poi negli anni l’avevo un po’ perso di vista, non so come sia stato l’ultimo periodo della sua vita ma se è rimasto quello che conoscevo ha di certo lottato fino all’ultimo perché questa è sempre stata la sua grande caratteristica. Purtroppo questa notizia mi ha sconvolto, perché se ne va un mio figlio calcistico a cui ho sempre voluto bene. L’ultima volta l’avevo sentito un anno fa in occasione del libro che ho scritto con Gino Corradini, e in quell’occasione lui mi mandò una foto che lo ritraeva insieme a Luzardi e Corini dopo una gara vittoriosa contro il Milan. In quell’occasione parlammo anche di un giocatore che stava seguendo e già allora mi disse che non pensava di continuare ad allenare la Verolese per via di qualche problema fisico».

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