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"Return to play" post Covid: via libera al protocollo che garantisce il ritorno in campo in tempi brevi

Il CTS ha approvato la circolare che accorcia i tempi per la visita medica degli atleti dopo la guarigione dal Covid-19 con riduzione da 30 a 7 giorni

pallone

Via libera al protocollo che consente la ripresa dell'attività calcistica (e sportiva in generale) per gli atleti guariti dal Covid-19. La circolare è stata approvata ieri, martedì 18, dalla Commissione Tecnica del Ministero della Salute e come importante punto qualificante per il ritorno in campo del mondo del calcio dilettantistico ha la riduzione dei tempi di attesa per l'effettuazione della visita medica dopo la guarigione: da 30 a 7 giorni per i giocatori risultati positivi e asintomatici. 
Una sorta di vittoria per i presidenti di Lombardia e Piemonte, Carlo Tavecchio e Christian Mossino, in prima fila nel chiedere lo snellimento delle procedure burocratiche. Richiesta che ha trovato sponda nella Federazione Medici Sportivi Italiani. Ciò avviene in ordine temporale dopo la pubblicazione dei nuovi protocolli del 10 gennaio da parte della FIGC, che recepivano le nuove norme nazionali previste dall’ultimo decreto in termini di emergenza sanitaria. 

Gli esami da sostenere per ottenere il «Return to play» saranno un ECG e un test da sforzo. Questo per tutti gli atleti che, seppur positivi, non abbiano avuto particolari sintomi. Comprendendo così all’interno di questa classificazione, la quasi totalità dei giovani calciatori/calciatrici del mondo giovanile e dilettantistico. Svolta spiegata nella premessa del nuovo documento: «La FMSI, nell’affermare l’utilità del protocollo sino ad ora in vigore ai fini della tutela della salute degli atleti, ne ha aggiornato i contenuti sulla base delle più recenti evidenze scientifiche, tenendo conto precipuamente delle seguenti considerazioni: 1) vi sono forti evidenze in letteratura che dimostrano come le complicanze cardiache (in particolare, la mio-pericardite) siano rare nei giovani atleti e si risolvano in genere favorevolmente in tempi relativamente brevi, anche in considerazione del fatto che gli atleti sono soggetti sani, essendo stati sottoposti periodicamente a screening per idoneità agonistica ai sensi della legislazione italiana. 2) l’esperienza clinica attuale rileva un numero assai minore che in precedenza di quadri da infezione SARS-CoV-2 da moderati a severi e critici, in particolare nei giovani e giovanissimi atleti. 3) molteplici studi epidemiologici hanno evidenziato come la grande maggioranza degli atleti giovani e giovanissimi, specie quelli risultati positivi all’infezione nell’ambito di uno screening scolastico o sportivo, sviluppi un quadro clinico quasi o del tutto asintomatico». 

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