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L'intervista

Guerra in Ucraina: «Così sto aiutando gli amici a scappare»

Massimo Ugolini, ex Shakhtar e oggi allenatore al Desenzano Calvina, impegnato ad assistere amici ed ex colleghi

Massimo Ugolini, Desenzano Calvina

Massimo Ugolini, tecnico U19 del Desenzano Calvina, indossa una maglietta di solidarietà verso la popolazione ucraina colpita dal conflitto

«La cosa più inquietante è stata riconoscere attraverso i telegiornali i luoghi che avevo visitato ridotti ad un cumulo di macerie». Chi parla è Massimo Ugolini, un uomo di sport, un allenatore dal curriculum internazionale, una persona che fino a qualche settimana fa con la guerra non aveva niente da spartire. Fino al momento dell’attacco, almeno, a quelle immagini di distruzione e desolazione che hanno fatto il giro del mondo, prima che quella zeta bianca sui tank russi non facesse capolino in mezzo a quella gente che un tempo era stata anche la sua, durante i nove anni di lavoro trascorsi nello Shakhtar Donetsk. «Le immagini della guerra in Siria non mi hanno fatto lo stesso effetto - prosegue il tecnico - quelli invece erano posti che ho frequentato. A Charkiv andavo sempre a prendere mia figlia ed è dove ci siamo visti l’ultima volta prima della pandemia, vedere la piazza principale esplodere è stata la cosa più devastante. Sempre per mia figlia, a Mariupol, è dove tante persone mi hanno aiutato a disbrigare pratiche per prepararle i documenti, a pensarle sotto le bombe mi sale l’angoscia. Sono stato pure a Kiev nel 2014, quando scoppiò il primo conflitto russo-ucraino per mettermi al sicuro. Vederla colpita dai missili, deserta, con uomini armati ovunque, emotivamente è stato forte».

Una simpatica immagine in tempo di pace di  Massimo Ugolini insieme ad un collega ai tempi dello Shakhtar Donetsk

LA TESTIMONIANZA

Per nove anni (2007-2016) fu match analyst dello Shakhtar, lavorò al fianco di Mircea Lucescu ed ebbe modo di conoscere bene quella gente e quei posti, ora irriconoscibili e sventrati dai missili. «In Ucraina ho passato diversi anni della mia vita, quel popolo mi accolse inizialmente in modo strano, poi alla fine mi innamorai di loro, della loro società e della loro cultura: là è nata anche mia figlia (a Donetsk, ndr). L'ultima volta che ci sono stato - continua il tecnico - fu la scorsa estate, dopo la pandemia, per prendere la bambina. Tra l'altro in quei giorni, mentre aspettavo di ultimare i suoi documenti, feci una settimana in viaggio tra diverse città ucraine oggi tristemente note. Non me le ricordavo così belle perché la prima volta che le vidi - devo essere sincero - non mi fecero un effetto particolare. Invece quando le rivisitai l'anno scorso le ritrovai cambiate, mi sembrava di respirare un’aria diversa e in centro a Mariupol c’erano tanti localini affollati». 

Massimo Ugolini e lo staff dello Shakhtar Donetsk al cui centro spicca il tecnico Mircea Lucesco alla Donbass Arena, casa degli arancioneri

IL SOCCORSO

Una volta scoppiato il conflitto - sembra un secolo ma sono passate soltanto tre settimane - Ugolini è stato tra i primi a manifestare via social vicinanza verso gli ucraini e quello che racconta in questa toccante testimonianza gli dovrebbe valere quantomeno un riconoscimento al valor civile. «Quando si lavora tanti anni a contatto con delle persone diventa difficile rimanere indifferenti e restare con le mani in mano. Io ho fatto quello che potevo, ho cercato di aiutare chi mi contattava. Il club (Shakhtar Donetsk, ndr) si è trasferito quasi tutto a Leopoli e da lì sta organizzando gli aiuti e le evacuazioni attraverso i corridoi umanitari. Tanti dirigenti sono ancora gli stessi di quando c’ero io, così come alcuni giocatori. Tramite loro ho potuto aiutare conoscenti ucraini a mettersi in salvo. Il più l’hanno fatto i ragazzi sul posto, sia chiaro, è stata una cosa talmente inaspettata che non c’era nulla di organizzato. Passavo loro dei numeri di telefono e la società - attraverso la sua organizzazione - li ricontattava e li aiutava a scappare. Certo, altri conoscenti ancora hanno trovato differenti soluzioni però i dirigenti dello Shakhtar si sono sempre dimostrati disponibili ad aiutarmi.  Là ho tanti amici coi quali sono in contatto: alcuni sono riusciti a spostarsi verso l’ovest del paese, in posti leggermente meno pericolosi; altri sono negli scantinati e aspettano finisca tutto».

La formazione Under 19 del Desenzano Calvina guidata dal tecnico Massimo Ugolini con la maglietta «No War» in segno di pace

LA RESISTENZA

Per pura casualità, il campionato di calcio ucraino sarebbe dovuto iniziare proprio il sabato successivo all’inizio dell’invasione e un altro allenatore bresciano - Roberto De Zerbi, attualmente allo Shakhtar - ha fatto in tempo ad abbandonare il teatro di guerra prima della successiva escalation. Lo stesso Lucescu era a Kiev essendo l’attuale tecnico della Dinamo, e anche lui attraverso i canali Uefa è riuscito a riparare all’estero insieme a tutti gli altri giocatori stranieri. Chiude Ugolini: «Gli ucraini sono un popolo particolare, è gente molto orgogliosa. Non hanno intenzione di rimanere soggiogati sotto il dominio di un altro paese, e questo loro orgoglio li sprona a credere nella resistenza e nella vittoria. Stanno facendo un grande sacrificio per la loro terra e non so quanto sia utile sul bilancio delle vite umane. Di certo, li adoro e ammiro per il loro grande coraggio». Sua figlia e la madre della ragazza, in questo momento, sono fortunatamente al sicuro. Tatiana (nome di fantasia, ndr) si era congiunta ad Ugolini dopo un anno e mezzo causa pandemia la scorsa estate e doveva star qui solo per il periodo estivo prima di tornare in Donbass dove viveva ma per pura coincidenza preferì rimanere. Un colpo di fortuna altrimenti, fosse tornata, si sarebbe ritrovata sotto i bombardamenti. Pure la madre adesso è in salvo, in Italia.

Un'altra formazione giovanile del Desenzano Calvina manifesta il proprio pacifismo con la bandiera arcobaleno della pace

SOLIDARIETÀ

Tanti sodalizi sportivi del territorio lombardo hanno levato subito la propria voce, a mezzo social e sul campo, per lanciare un messaggio di pace e gridare la propria contrarietà ad ogni tipo di conflitto armato. Tra queste, una delle prime società a mobilitarsi e a garantire un aiuto concreto è stato lo stesso Desenzano Calvina che, con l'ausilio della Protezione civile, ha raccolto e stipato nel magazzino dello stadio “Tre Stelle-Francesco Ghizzi” beni di prima necessità pronti per la spedizione nelle zone di guerra. Inoltre, con il patrocinio dello studio legale Zucca&Patners (specializzato in diritto dell’immigrazione), l'avvocato Alessandro Zucca sta contribuendo insieme al club ad organizzare l’accoglienza dei rifugiati - per lo più ragazzi - sul territorio. Anche altre istituzioni del comune gardesano si stanno prodigando per dare il loro supporto alle popolazioni colpite dal conflitto, tra queste da sottolineare l'iniziativa del sindaco, Guido Malinverno, di destinare all'accoglienza dei profughi edifici confiscati alla malavita organizzata ed oggi vuoti.

Un momento della conferenza stampa allo stadio «Tre Stelle-Francesco Ghizzi» con il sindaco Malinvero, l'avv. Zucca, Daniela Plodari e Irina Chrutska del comitato Donne del Garda

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