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PNRR e Sport: nella ‘pioggia di soldi’ nemmeno un centesimo per le associazioni di base

Pubblicato il bando del Governo per i 700 milioni di Euro a disposizione: escluse tutte le realtà che fanno attività sportiva e sociale sul territorio

PNRR e Sport: nella ‘pioggia di soldi’ nemmeno un centesimo per le associazioni di base

Non è tutto oro ciò che luccica… A vedere e analizzare il bando del Governo relativamente ai fondi e soldi europei provenienti dal PNRR - in totale 700 milioni di Euro -  per gli interventi riservati allo sport, relativamente all’impiantistica, rivolto a 165 comuni d’Italia, più che di oro si deve parlare del nulla per le agonizzanti associazioni sportive dilettantistiche e di base.


Sì, perché a vedere e analizzare le tre diverse aree o ‘cluster’ di intervento non riguardano, in nessuno dei casi, il mondo delle associazioni sportive dilettantistiche e tutte la ssociazioni che operano e svolgono attività presso impianti in concessione comunale e nn di proprietà.


Un paradosso che lascia e lascerà a bocca asciutta le migliaia di società, calcistiche e non solo, che hanno sofferto due anni di pandemia senza praticamente attività, che si sono viste aumentate alle stelle bollette e costi, che hanno in molti casi concessioni scadute da anni o concessioni con durata troppo limitata per consentire investimenti e accesso ai crediti - dovendo tra l’altro quasi sempre garantire ‘in privato’, non avendo concessioni in regola o tali da consentirne l’erogazione. Società che così sono impossibilitate a compiere opere di miglioria alle strutture, e che avrebbero, come nel caso delle decine di società di Torino di intervenire con massima urgenza sui manti sintetici da rifare e non più omologabili.


Un elefante che avrà l’effetto, forse, di un topolino dunque. Almeno questa è l’impressione colta dalle reazioni forti diverse anime dello sport italiano. Con le associazioni sportive, gli enti di promozione sportiva e tutte le realtà escluse dalla platea dei fondi, che hanno già mosso i loro passi, chiedendo, attraverso la Sottosegretaria Vezzali, urgenti e importanti modifiche al Presidente del Consiglio, Mario Draghi. Al momento però, i criteri sono ‘purtroppo’ chiari e limpidi: non arriverà un centesimo e non ci sarà nessuna agevolazione per le associazioni sportive.

I tre ‘cluster’ di intervento: a chi sono dedicati e quanti soldi hanno a disposizione

Il programma, annunciato con due diversi bandi, è suddiviso in tre “cluster”, con queste caratteristiche:

• Cluster 1: Riservato alla realizzazione di nuovi impianti con interventi finalizzati a favorire il recupero di aree urbane attraverso la realizzazione di nuovi impianti sportivi, di cittadelle dello sport, di impianti polivalenti indoor e di impianti natatori da parte di Capoluoghi di Regione e Capoluoghi di Provincia con popolazione residente superiore a 20.000 abitanti e Comuni con popolazione residente superiore a 50.000 abitanti. Dotazione: 350 milioni.

In sostanza si finanziano nuovi impianti ma di recupero urbano, indoor e polivalenti oppure piscine.

• Cluster 2: Riservato alla rigenerazione impianti esistenti per interventi finalizzati all’efficientamento delle strutture esistenti da parte di Capoluoghi di Regione, Capoluoghi di Provincia con popolazione residente superiore a 20.000 abitanti e Comuni con popolazione residente superiore a 50.000 abitanti. Dotazione: 188 milioni.

In questo caso l’intervento e i fondi sono diretti ai Comuni e da destinare a impianti in regime di gestione diretta e non impianti in concessione (ad esempio a Torino lo stadio ‘Primo Nebiolo’ al Parco Ruffini, ndr).

• Cluster 3: Riservato a interventi di realizzazione di nuovi impianti o di rigenerazione di impianti esistenti di interesse delle Federazioni sportive. Dotazione: 162 milioni.

Il paradosso è che, come già precisato anche dalla Figc, ogni federazione può individuare uno e un solo progetto di intervento a livello nazionale.


Paletti e complicazioni in aggiunta...

Oltre ai destinatari dei tre interventi con i realtivi fondi, il bando pone anche altri paletti e limiti all’applicazione delle norme previste. Innanzitutto “almeno il 40% delle risorse è destinato a candidature da parte di enti locali appartenenti alle Regioni del Mezzogiorno”. Quindi, il 40% dei 700 milioni di Euro è vincolato a richieste provenienti dal Mezzogiorno nell’ottica di ‘riequilibrio’ strutturale del paese. Anche se, a scanso di polemiche da parte delle altre regioni, il Governo ha precisato che, in caso di non completo utilizzo della quota destinata al Mezzogiorno, le risorse residue non saranno riassegnate alle regioni del nord: il Dipartimento per lo Sport si riserva di riaprire i termini di scadenza solo per le regioni del Mezzogiorno, e altrimenti le risorse saranno dirottate su altri interventi sempre pertinenti al Mezzogiorno. 

Nello specifico, vanno poi applicati due ulteriori criteri L’articolo 7-bis, comma 2, del decreto-legge n.243/2016, in materia di assegnazione differenziale di risorse aggiuntive, stabilisce che il volume complessivo degli stanziamenti ordinari in conto capitale sia almeno proporzionale alla popolazione residente nel territorio delle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e SardegnaInoltre, qualora l’entità delle richieste pervenute superi l’ammontare delle risorse disponibili, l’attribuzione è effettuata a favore dei Comuni che presentano un valore più elevato dell’indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM).

La mappa dell'Italia con i relativi Indici di Vulnerabilità (fonte: Istat)


C’è poi un limite di spesa: per le città al di sopra del milione di abitanti – solo Roma o Milano – il massimale è di 18 milioni e mezzo; per quelle sopra i 500mila 11 milioni e mezzo, mentre nella fascia sopra 200mila la soglia è di 6,5 milioni. Queste cifre sono lontanissime da un budget per una vera ristrutturazione di uno stadio. Per dire, ai tempi della candidatura olimpica si ipotizzò per lo stadio Flaminio di Roma una spesa di 45 milioni di euro. Diverso il discorso per i palazzetti: il nuovo Palalido di Milano, oggi Allianz Cloud, è costato 18 milioni di euro, la stima per una struttura moderna polivalente più piccola viaggia intorno ai 10 milioni. In definitiva la bussola degli investimenti sembra riguardare soprattutto una tipologia di impianto “medio”. 


Infine il ‘poco tempo a disposizione’ La tabella di marcia imposta per ottenere i finanziamenti infatti è severa. Entro il 31 marzo 2023 infatti gli interventi vanno “aggiudicati” ed entro il 31 gennaio 2026 i lavori devono essere completati.

La presentazione delle domande Gli enti interessati, in possesso dei requisiti previsti dai rispettivi Avvisi dovranno far pervenire una “manifestazione di interesse entro e non oltre le ore 12,00 del 22 aprile 2022 all’indirizzo PEC pnrrsport@pec.governo.it indicando nell’oggetto a quale Cluster intendono partecipare, allegando la Domanda allegata all’Avviso.

Nella “manifestazione di interesse” è richiesta solo una descrizione sommaria dell’intervento proposto; a seguito della presentazione delle manifestazioni di interesse, il Dipartimento per lo Sport provvederà a concertare con i soggetti interessati i progetti, attraverso intese che andranno a disciplinare i contenuti e gli adempimenti e tempistiche per ottenere l’erogazione del contributo: una volta sottoscritto l’Accordo, ogni Comune dovrà presentare le proposte con un livello di progettazione almeno di “fattibilità tecnica ed economica”.

Un quadro non certo 'esaltante' per il mondo delle associazioni sportive dilettanristiche e di base per un malcontento che si allarga nel malcontento, a tutte le platee 'escluse' dai criteri e dai 'cluster' del bando. Criticati aspramente anche da Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani): «Ho scritto nuovamente alla Sottosegretaria Vezzali, come già avevo fatto dieci giorni fa, senza ricevere risposta, affinché vengano sospesi, annullati e riscritti interamente i bandi sport del PNRR. Perché sono mossi da interessi che non tengono in considerazione l'interesse generale del Paese. E dei paesi. Escludono i piccoli Comuni con meno di 50mila abitanti. Rendono obbligatorio un passaggio sulle Federazioni sportive che di fatto mettono e tengono in scacco i Comuni montani. Non è accettabile. I bandi sport vanno riscritti. Così aumentano le sperequazioni, sono un danno per i territori e le loro comunità. Vezzali ci ascolti. Si tolga dall'imbarazzo e risponda positivamente al nostro invito».

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