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Memoria

Grande Torino, ricordo degli Invincibili: Mazzola 'il salvatore' e la moneta da 20 lire di Castigliano

4 maggio speciale. Uomini e calciatori con storie uniche, come capitan Valentino che salvò la vita a un bimbo a soli 10 anni

Grande Torino

4 maggio 1949, il Grande Torino spegne la luce della sua gloria e apre le sue ali al mito. Alla leggenda di una squadra che non ci sarà più. Nello schianto sulle pendici della collina di Superga, ai piedi della Basilica, perdono la vita 31 persone, fra cui 18 giocatori, quasi tutti nazionali, dirigenti e accompagnatori, giornalisti e i membri dell’equipaggio.

Vola in cielo una squadra che negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, vince 5 scudetti consecutivi e una Coppa Italia, che con i suoi giocatori compose i 10 undicesimi della nazionale italiana. Squadra che detiene ancora oggi alcuni record del calcio italiano e che, sotto la guida di capitan Valentino Mazzola, prese il nome di ‘Invincibili’. Rendendo epici e immortali racconti e imprese come il ‘Quarto d’ora granata’ al suono della tromba del Filadelfia.


4 maggio diventato ufficialmente considerato dalla FIFA come ‘Giornata mondiale del gioco del calcio’ e data del 4 maggio che rievoca ed è diventata, dal 2003, anche la ‘Giornata dell’orgoglio granata’. Quando proprio il 4 maggio 2003, a seguito della retrocessione della squadra granata dell’allora presidente Cimminelli in Serie b, proprio nella data più simbolica e significativa della storia del club, ben 50.000 tifosi, scesero in strada in una sorta di pellegrinaggio in via Filadelfia.

Il Torino non è morto…E’ soltanto in trasferta

Indro Montanelli

TUTTO EBBE INIZIO CON UNA 'SCOMMESSA'...

Dopo un Italia-Portogallo a Genova, Francisco Chico Ferreira, chiede a Valentino Mazzola che il Torino giochi a Lisbona la partita che il Benfica dedica proprio a lui e al suo addio. Mazzola promette e Ferruccio Novo pone come condizione che il Torino pareggi l’incontro decisivo per lo Scudetto a San Siro con l’Inter, a 4 punti. Il capitano accetta, l’incontro finisce 0-0: il Torino è matematicamente campione. Può partire per Lisbona…


Record stabiliti dal Grande Torino in Serie A

  • Maggior numero di partite casalinghe consecutive senza sconfitta: 88, tra il 1943 e il 1949. Alcune di queste partite sono state disputate dopo la tragedia di Superga, nella stagione 1949-1950
  • Maggior numero di marcature in un campionato: 125, nella stagione 1947-1948
  • Maggior numero di reti realizzate in una partita dall'istituzione del girone unico: 10-0 all’Alessandria nella stagione 1947-1948.

Sono le ore 17,05 del 4 maggio 1949. Il G 212 s’immerge in una gran nube che sovrasta la collina. Pochi istanti e poi l’orribile schianto. Tradito dagli strumenti di bordo, il pilota non si accorge di volare contro la Basilica di Superga. Ai primi soccorritori si presenta uno spettacolo orripilante. Identificare i cadaveri è quasi impossibile. Il solo Vittorio Pozzo ha cuore e coraggio di prendersi il compito pietoso e orrendo


La tragedia di Superga e le 31 vittime

Giocatori: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Virgilio Maroso, Giuseppe Grezar, Mario Rigamonti, Eusebio Castigliano, Romeo Menti, Ezio Loik, Guglielmo Gabetto, Valentino Mazzola, Franco Ossola, Pierino Operto, Danilo Martelli, Rubens Fadini, Ruggero Grava, Giulio Schubert, Emilio Bongiorni. Dirigenti e accompagnatori: Ernst Egri Erbstein, Leslie Lievesley, Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri, Ottavio Cortina, Andrea Bonaiuti. Equipaggio: Pier Luigi Meroni, Antonio Pangrazi, Cesare Bianciardi, Celeste D’Inca. Giornalisti: Renato Casalbore, Renato Tosatti, Luigi Cavallero.


IL QUARTO D’ORA GRANATA

Il famoso quarto d'ora granata era un momento particolare della partita allo Stadio Filadelfia. I calciatori del Torino erano soliti giocare al di sotto delle loro potenzialità, finché partivano tre squilli di tromba dalla tribuna di legno dove era presente Oreste Bolmida, tifoso e ferroviere. Valentino Mazzola si rimboccava le maniche, dando il segnale del cambiamento. Tutto ebbe inizio nella primavera del 1946.

La tromba di Oreste Bolmida esposta al Museo del Grande Torino a Grugliasco



LE ORIGINI DEGLI INVINCIBILI

Mazzola, il ‘salvatore’. Bacigalupo da spiaggia. Gabetto dalla Borgata. Castigliano e la moneta da 20 lire

Agli inizi degli anni ’30 la Liguria non poteva ancora considerarsi il mare dei piemontesi come sarebbe poi diventato nel Dopoguerra, ma i torinesi più abbienti cominciavano a popolare in luglio le spiagge di Savona e dei comuni più vicini, giunti dalla statale (l’autostrada Torino – Savona sarà inaugurata solo nel 1956). È proprio sulle spiagge di Vado Ligure che Valerio Bacigalupo entra in contatto per la prima volta con i suoi futuri concittadini. Ultimo di sette fratelli maschi, anche per anzianità Valerio quando si gioca a palla è costretto a stare in porta dai suoi fratelli maggiori, e quando poi arrivano i torinesi d’estate Valerio aiuta i suo conterranei a vincere spesso e volentieri le sfide contro gli avversari. Il Vado, che nel ’22 vinse la prima Coppa Italia della storia, si accorse presto di lui. Fisico possente e statuario, tanto da vincere un titolo giovanile lombardo nella lotta greco-romana, Mario Rigamonti cominciò subito a giocare da difensore centrale da bambino nella sua Brescia.

Quando Virgilio Maroso era piccolo sognava di essere come suo cugino Severino Minelli, terzino che per mezzo secolo è stato recordman di presenze nella nazionale svizzera nonostante Vittorio Pozzo cercò di convincerlo a naturalizzarsi italiano. Virgilio fece ancora meglio, nato in provincia di Vicenza si trasferì poco dopo a Torino dove fece tutta la trafila nelle giovanili granata. Rimarrà piccolo per sempre o, proprio come lo soprannominavano i compagni: Cit. Aldo era più dotato tecnicamente del fratello Dino, ma lo persuase a coltivare lo stesso la sua grande passione cimentandosi tra i pali: i fratelli Ballarin rimarranno molto legati, tanto che poi nel ’47 Aldo spinse il Toro a prendere Dino come terzo portiere. Romeo Menti non avrebbe potuto fare altro che avvicinarsi al calcio con i suoi due fratelli più grandi già calciatori: fu il più bravo di loro ed esordì col suo Vicenza a soli 16 anni in prima squadra. Il 4 novembre 1918 il Regio Esercito Italiano entrò trionfalmente a Trieste allora ancora formalmente austriaca, esattamente tre settimane dopo nasceva Pino Grezar. Si dice che già da bambino mettesse la palla o ciò che si poteva calciare, esattamente dove volesse: diventerà il più grande specialista di calci piazzati dell’epoca. Precisissimo era anche Eusebio Castigliano che nella sua Vercelli si cimentava nel palleggio di una moneta da 20 lire facendola poi finire esattamente nel taschino della sua giacca.

Il primo tassello di quel Grande Torino fu Franco Ossola e non è un caso, soprattutto se in quel di Varese negli anni ’30 come allenatore c’era Antonio Janni, scudettato col Toro nel ’28 e che suggerì l’appena 19enne Ossola ai granata. La Leonida Fiume era una polisportiva la cui sezione calcistica era famosa in tutta Europa e sfornò grandi talenti dell’epoca, un nome su tutti: Ezio Loik. Tra i titolari di quello squadrone ce n’era solamente uno torinese: Guglielmo Gabetto nacque a Borgata Aurora, non proprio in centro città, ma forse proprio questo gli permise di mantenere la sua spontaneità popolana che anni dopo lo fecero diventare l’uomo spogliatoio degli Invincibili.

Nel Ricetto di Cassano d’Adda non c’era molto da fare, era un quartiere di case dismesse. Non poteva permettersi altro un padre che era stato licenziato dall’ATM dopo la Grande Depressione del ’29. Suo figlio lo chiamavano tutti ‘Tulen’ che significa letteralmente latta, perché passava le giornate a dare calci ad ogni cosa che trovava in giro. E ne servivano tante di latte perché puntualmente con un calcio più forte degli altri le faceva finire nell’Adda. A 10 anni, mentre stava dando calci ad una lattina, il figlio dell’ex autista ATM vide un bambino di 6 anni che stava annegando, si tuffò senza pensarci e gli salvò la vita. Il bimbo messo in salvo si chiamava Andrea Bonomi e in futuro sarebbe diventato il capitano del Milan, il suo salvatore sarebbe diventato lo stesso con la casacca granata, il suo nome era Valentino Mazzola.

di Jacopo Bergeretti

tratto da Sprint e Sport n° 18 del maggio 2020

Gli omaggi e le celebrazioni

Sul portale del Torino Fc un video toccante in ricordo della Tragedia di Superga. Per una giornata ‘intensa’ e rituale che ritorna e si ripete tra novità e scenografie a sorpresa. Innanzitutto perchè si ritorna a celebrare la giornata del 4 maggio ‘in presenza’. Celebrazioni iniziate in mattinata, alle ore 11  al Cimitero Monumentale con la benedizione dei sepolcri delle vittime del Grande Torino. Abbraccio squadra-tifosi alle 12.30 al Filadelfia con allenamento a porte aperte per poi continuare a Superga dove il piazzale sarà invaso dalle bandiere fin dal primo pomeriggio in attesa dell’arrivo del pullman della squadra che prenderа parte alla messa finalmente nuovamente pubblica nella Basilica, con la cerimonia che sarà officiata da don Riccardo Robella. Poi il momento più significativo e toccante, all’esterno, con capitan Belotti che tornerà a leggere i nomi dei 31 caduti. Con il calare del sole poi, l’omaggio della città di Torino agli Invincibili, con la Mole che tornerà a essere illuminata di granata, così come, per la prima volta, saranno illuminati di granata anche i ponti della città.

L'OMAGGIO DELLA FIGC

In occasione del 73° anniversario della Tragedia di Superga, la Federazione onorerà la memoria delle 31 vittime illuminando di granata l’Auditorium di Coverciano. E al Museo del Calcio in esposizione i cimeli del Grande Torino

«Il mondo del calcio – dichiara il presidente Gabriele Gravina presentando le iniziative messe in campo dalla Federazione – deve guardare al futuro senza mai dimenticare il passato e ha il dovere di ricordare quella squadra leggendaria, che nel secondo Dopoguerra ebbe lo straordinario merito di riunire il Paese dopo anni di sofferenze».

L’Auditorium di Coverciano si illuminerà di granata per ricordare il Grande Torino, una corazzata capace di vincere cinque Scudetti consecutivi negli anni ’40 e che costituiva l’ossatura della Nazionale, dal momento che quasi tutti i suoi calciatori vestivano la maglia azzurra.

E al Museo del Calcio sarà possibile rivivere quel passato glorioso attraverso gli oggetti dedicati alla memoria del Grande Torino, dalla maglia di Virgilio Maroso (dono di Bruno Giorgi), indossata in occasione della tournée in Brasile nell’estate del 1948 alla spilla di Romeo Menti (dono di Titti Menti). Il giocatore, prima di vestire la maglia granata, militò per tre anni nella Fiorentina ed era solito portare sulla giacca una spilla raffigurante il distintivo della squadra viola. E ancora, si trovano esposti i parastinchi e le sigarette di Aldo Ballarin ritrovati sul luogo dell’incidente, la tessera postale di riconoscimento di Valentino Mazzola e la medaglia d’oro alla memoria di Valentino Mazzola. Per un anno intero gli Azzurri giocarono con la maglia listata a lutto: al Museo del Calcio è conservata la divisa di Carlo Parola, con la banda nera inserita direttamente all’interno della manica sinistra. È la maglia numero 5 con cui giocò la partita Italia-Austria (disputata il 2 aprile 1950) valida per la Coppa Internazionale.

Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata a Grugliasco

Culla di tesori inestimabili che ogni sportivo (prima ancora che tifoso del Toro) dovrebbe visitare per capire, conoscere, toccare e ricordare. E che forse più e meglio di ogni altra cosa, rappresenta il dilemma di un mondo (quello granata e non solo), che pensa forse più al ‘commerciale’ che alla propria storia. Museo che vive e splende grazie alla passione, da anni, di puri volontari, che hanno difeso e sempre difenderanno un patrimonio unico e per questo mai e poi mai ‘in vendita’. Alla faccia di chi non riconosce il suo passato, la propria storia e la propria gloria. 


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