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Lavagnese, Nucera dopo l'esonero: «Sarò sempre il loro primo tifoso»

Lavagnese, Nucera dopo l'esonero: «Sarò sempre il loro primo tifoso»

Martedì mattina l’annuncio ufficiale da parte della società: Giovanni Nucera non è più l’allenatore della Lavagnese. Un comunicato di poche righe rilasciato dalla società ligure che sancisce la rottura di un rapporto e la fine di una storia, quella tra il tecnico e il club bianconero, durata otto lunghi e intensi anni.

Si aspettava una simile decisione da parte della società? «Eravamo in linea con quelle che erano le nostre aspettative a inizio stagione: la squadra ha sempre risposto molto bene e anche in termini di punti non si stava facendo affatto male, anzi. Penso che ci fossero tutti i presupposti per andare avanti insieme. Quali possono essere state le motivazioni che hanno portato a questa scelta? Probabilmente ci voleva un maggiore equilibrio nell’affrontare i momenti in cui le cose non andavano nel verso giusto. Quando si verifica una rottura, sicuramente qualcosa è venuto a mancare: c’erano probabilmente differenze di vedute a cui vanno ad aggiungersi alcuni errori di troppo commessi da entrambe le parti».

È rimasto deluso dalla decisione maturata nei giorni scorsi? «Assolutamente no: la Lavagnese mi ha dato tanto e io ho penso di aver dato tanto a loro. Non c’è affatto delusione: ovvio, bisogna somatizzare la decisione, ma la vita deve andare avanti. Fa parte di questo sport: ci si rimbocca le maniche, si impara dagli errori commessi e si cerca di migliorare per il futuro. Non voglio fare polemica: conserverò per sempre la bellissima esperienza che mi hanno concesso».

Che rapporto aveva con la società? «Il mio rapporto con la Lavagnese è e rimarrà ottimo: la presidenza e la famiglia Compagnoni mi hanno aiutato molto anche a livello personale, dandomi la grande opportunità di lavorare con loro in un momento molto particolare della mia vita. Per questo motivo ringrazierò sempre tutti, dal primo all’ultimo: porterò per sempre dentro di me un ricordo più che positivo».

Il suo percorso in società è stato lungo e intenso, dagli anni nelle giovanili del club alle stagioni in prima squadra: qual è stato il momento più bello e significativo? «Sono stati otto anni bellissimi, è difficile individuare un momento più bello di un altro: mi tengo stretto tutti i ricordi e le emozioni che ho vissuto dal settore giovanile alla prima squadra. Sicuramente l’aver portato in prima squadra alcuni dei ragazzi delle nostre giovanili è un motivo di orgoglio e un grande risultato che ci ha lasciato tutti molto soddisfatti. Anche gli anni in prima squadra, sia da allenatore che da vice, sono stati molto belli. Sono felicissimo della mia esperienza a Lavagna: ho imparato tanto, ho dato molto e ho ricevuto altrettanto. Mi mancherà sicuramente lavorare sul campo con i ragazzi, ma il percorso di vita va avanti e deve essere affrontato in maniera positiva».

Dove può arrivare la Lavagnese? Che contributo potrà dare il suo successore Vincenzo Ranieri? «Ranieri può dare sicuramente un grande contributo: dove potranno arrivare non lo so, ma la squadra ha i valori per continuare a fare un buon campionato. Io continuerò a seguire la Lavagnese perché, sebbene sia nato a Chiavari, vivo a Lavagna da una vita e la Lavagnese è parte di me. Sarò sempre il loro primo tifoso: il mio amore verso i colori bianconeri prescinde dall’allenatore che siede in panchina, dallo staff tecnico presente o dalla società. Il primo risultato che guarderò la domenica sarà sempre quello della Lavagnese».

Per quanto riguarda il suo futuro, c’è la possibilità di rivederla alla guida di una squadra di Serie D? «La mia è una vita delicata, poco lineare a livello familiare, a tratti difficile e complicata. Vediamo, non so cosa potrà accadere. Io resto alla finestra: se si presentasse un’opportunità la valuterò in totale serenità e deciderò di conseguenza».

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