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Voci dalle società: Tucci (STS): «A casa mia si può giocare»; Bessone (Fossano): «Ogni giorno in più in campo per noi è una vittoria»

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Toni Tucci, presidente dello Spazio Talent Soccer

«Sos, sos, società dilettantistiche chiamano LND... LND rispondete». Ecco se fosse stata una richiesta di soccorso in alto mare sarebbe stata più o meno così. E il richiamo d'aiuto delle società, palesemente in difficoltà soprattutto alla luce dei provvedimenti contenuti nell'ultimo dpcm, sembra un grido inascoltato che si perde nel vuoto, a detta dei presidenti dei club nostrani. Nessuno o pochi gli aiuti della LND, dopo le tante promesse, è quanto emerge dal nostro sondaggio, i cui risultati saranno pubblicati nel prossimo numero di Sprint e Sport lunedì in edicola: abbiamo contatto le società dilettantistiche piemontesi rivolgendo ai propri presidenti 4 domande mirate: - E' stato fatta abbastanza da parte di FIGC e LND per aiutare le società da marzo ad oggi? - Stop fino al 24 novembre, sarà possibile ripartire dopo quella data? - Giusto il provvedimento di fermare i campionati? - Alla luce degli ultimi chiarimenti sul dpcm, le vostre giovanili continueranno ad allenarsi nelle prossime settimane? Alla prima domanda, è in grandissima maggioranza il partito del no. «Ci aspettavamo qualcosa in più a livello economico soprattutto dalla LND - spiega Piergiorgio Perona, numero uno del Borgaro - a livello organizzativo invece, secondo me si doveva aspettare al 2021 per dare il via ai campionati, almeno hanno accontentato ragazzi che avevano voglia di giocare». E nello specifico, il dito è puntato proprio sulla mancanza di contributi ricevuti dai club, come rivela Enea Benedetto presidente del Barcanova: «No abbiamo visto praticamente nulla né sotto forma di contributi, né come sostegno alla messa in sicurezza degli impianti sportivi, inoltre nonostante l'incertezza abbiamo dovuto pagare le quote per le iscrizioni e le assicurazioni». Anche sulla seconda domanda regna il pessimismo, anche se qualcuno apre degli spiragli di speranza, come Alessio Russo, giovane presidente del Carmagnola: «Improvvisare non va mai bene, ma con delle regole certe e rispettate da tutti si può pianificare una ripartenza, se non sarà così è meglio stare fermi, piuttosto che vedere una sfilza di partite rinviate ogni settimana». Divise invece le società sul terzo punto, per alcuni è stato giusto sospendere l'attività, anzi «Sarebbe stato meglio non farli nemmeno iniziare» è il parere di Felice Marmo del Bsr Grugliasco e di Riccardo Savant del Ciriè, Gianni Matacchione del Garino, anzi secondo Roberto Olivero della Cheraschese «era una situazione prevedibile fin da agosto, è stato solo "allungato brodo"». Molto forti le argomentazione di chi sostiene che invece si poteva andare avanti avendo messo i propri impianti in condizioni di sicurezza: «A casa mia si può giocare - tuona Toni Tucci, presidente dello Spazio Talent Soccer -, abbiamo rispettato il protocollo al 100%, in modo esasperato: abbiamo igienizzato tutto, spogliatoi compresi, affidandoci ad apposite imprese, ci siamo muniti di termoscanner, abbiamo rispettato le norme riguardanti l'afflusso di pubblico. Inoltre abbiamo pagato tutto quello che c'era da pagare, iscrizioni, assicurazioni. In cambio cosa abbiamo avuto? Zero euro!». Sul quarto punto società divise, per il Fossano «ogni giorno in più in cui si potrà continuare ad entrare in campo per noi sarà una vittoria - secondo le parole del presidente Gianfranco Bessone - continueremo diluendo gli orari, utilizzando anche gli impianti sportivi sabato e domenica, nel pieno rispetto delle norme».
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