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Due cuori, una capanna, l'errore tecnico e 'l'ombra della Juve': realtà e deliri del derby da bando

La querelle per la (non) assegnazione del conteso impianto sportivo, diventa scontro tra due grandi presidenti e società. La vicenda (non) si conclude ‘all’italiana’ e il finale è tutto da scrivere…

Il Village di Candiolo

Tra il Candiolo diel presidente Andrea Loddo e il Garino del presidente Gianni Matacchione: contesa per l'assegnazione del 'Village di Candiolo'

Dopo una settimana o poco più di manifestazioni, post infuocati sui social e accuse di ogni tipo rivolte un po’ a chiunque abbia avuto un ruolo nella vicenda (la società Candiolo calcio, il comune di Candiolo e il presidente del Garino, Gianni Matacchione), la querelle per l’assegnazione del Village di Candiolo - importante e imponente impianto sportivo della città di Candiolo alle porte di Torino - registra un ‘clamoroso nulla di fatto’, almeno alla situazione attuale, ‘riportando ‘la palla al centro’ della discordia. E del paradosso. Annullato infatti il bando per un 'errore tecnico', che mette un punto e a capo alla vicenda, che attende ora di conoscere gli sviluppi della trama e soprattutto del suo finale.


Il motivo della tanta attenzione all’assegnazione dell’impianto, è dovuta al fatto che - prima dell’ufficialità dell’assegnazione da parte degli uffici tecnici preposti dopo l’aperture delle buste e le seguenti verifiche - sia trapelato che il bando stesso fosse stato vinto dal Garino, società esemplare del Presidente Gianni Matacchione, a ‘sfavore’ del Candiolo, altra società esemplare guidata dall’altrettanto esemplare Presidente Andrea Loddo (intestataria della precedente concessione e che ha gestito e investito risorse ed energie soprattutto negli ultimi anni non semplici del Covid).


Notizia del ‘cambio di gestione’ che aveva lasciato ovviamente grande amarezza in chi ha fatto sforzi e sacrifici in questi anni per mantenere e migliorare la struttura, ovvero il Candiolo e il suo presidente Andrea Loddo, a cui erano e sono seguite manifestazioni di piazza, comunicati sui social, appelli vari e non solo.

UNO DEI TANTI POST DI 'PROTESTA' DA PARTE DI ANDREA LODDO E DEL CANDIOLO CALCIO


Dall’altra parte il Garino del Presidente Gianni Matacchione, consapevole e orgoglioso di aver redatto una proposta di assoluto livello sotto tutti i punti di vista, che ha preferito attendere la conclusione dell’iter burocratico prima di esternare le proprie posizioni che sono ‘deflagrate’ in queste ore, dopo la pubblicazione del comunicato ufficiale del Comune di Candiolo.

Comunicato ufficiale dell'amministrazione locale, nel quale la stessa amministrazione stigmatizza tutto quello che è avvenuto in questi giorni, dove si è letto, visto e sentito un po' di tutto, lasciando libero spazio alla (troppa) fantasia e a una disinformazione che non conosce confini di etica e di decenza: qualcuno è arrivato addirittura a dire e scrivere di una sorta di regia della Juventus che avrebbe favorito la 'cacciata' del Candiolo, che è una Academy Torino Fc dall'impianto come 'ripicca' del club bianconero per 'osteggiare' l'Academy granata.... E il 'dramma' è che qualcuno abbia anche pensato che fosse proprio così... Un Comunicato Ufficiale che ripercorre e rende note tutti i dettagli delle offerte ricevute, i punteggi ottenuti dalle due realtà e la procedura tecnica attuata, non senza qualche 'frecciata' soprattutto al Candiolo, 'in risposta' ad alcune argomentazioni di protesta emerse nei giorni precedenti e che, soprattutto, riscrive interamente la vicenda, ‘azzerando’ e rimettendo tutto in discussione per un fatidico e fatale ‘errore tecnico’.

IL COMUNICATO UFFICIALE DEL COMUNE DI CANDIOLO CHE 'ANNULLA IL BANDO'

Il Comunicato Ufficiale del Comune di Candiolo



Rilevamento dell'‘errore tecnico’ valutato in maniera differente dai ‘contendenti’ che però, nella sostanza, mette in evidenza quelle che erano state alcune delle ‘paure’ quando si decise dopo il 2006 di attuare il meccanismo dei bandi agli impianti sportivi (in recepimento dell'approvata e 'famigerata direttiva Bolkestein' uscita dagli uffici del Parlamento Europeo) e soprattutto lascia in sospeso e in attesa ciò che avrebbe dovuto invece già prendere forma.

Al di là degli errori possibili infatti, nella vicenda del Village di Candiolo, il riassunto di un ‘sistema’ che ha già mostrato molti suoi limiti dove applicato (ad esempio nella città di Torino la ‘questione bandi e concessioni’ in alcuni casi non vede soluzioni da anni e anni tra deroghe, bandi che non vengono realizzati e conseguenti palleggi di responsabilità tra Circoscrizioni e uffici comunali). Senza contare poi, come nel caso di Candiolo e del Village, l’errore tecnico è dietro l’angolo, a prestare ‘il fianco’ alle posizioni di parte e che ha costretto al momentaneo annullamento e congelamento dell’assegnazione dell’impianto stesso, anche per mettersi al 'riparo' da eventuali ricorsi che avrebbero ancor di più complicato e allungato la vicenda. Annullamento che però, non rappresenta la vittoria di nessuno ma anzi, raffigura ‘una sconfitta per tutti’.


Per l’amministrazione di Candiolo, che si è vista al centro di una visibilità mediatica di cui avrebbe fatto a meno e che ha dovuto ‘annullare’ il bando per un errore tecnico, commesso da entrambe le contendenti e proprio per questo possibile oggetto di ricorso da parte di una delle due parti (presumibilmente da chi ne sarebbe uscito sconfitto). ‘Errore tecnico’ che tra l’altro, il Garino e il presidente Matacchione, nel loro sfogo post-comunicato (pubblicato sotto), hanno additato alla redazione del bando stesso, inducendo allo stesso errore infatti entrambe le società partecipanti ma comunque rilevato dall’amministrazione stessa che ha emesso un comunicato nel quale ricostruisce passo dopo passo la vicenda, sottolinea forzature e mancanze da parte di chi ha alzato il livello del confronto, per poi ‘azzerare tutto’, congelare l’assegnazione dell’impianto e rimandando a future valutazioni su come proseguire.

IL POST DEL GARINO DOPO LA DECISIONE DI 'ANNULLARE IL BANDO'


Con il risultato di non avere nessun assegnatario, al momento, di un impianto importante come il Village (venendo così ‘sospesi’ anche tutti i seguenti iter per l’avvio lavori, finanziamenti ecc…), e senza certezze per nessuno dei ‘contendenti’ rispetto alle tempistiche e alle modalità di assegnazione.

TRA RISPETTO DELLE REGOLE E BUON SENSO

Tra accuse, prima e dopo, sulle varie interpretazioni, punteggi, assegnazione, analisi tecnica del bando stesso e una conclusione ‘a sorpresa’, tutti hanno perso qualcosa e soprattutto si è persa l’occasione di dimostrare che ‘il sistema sport e il sistema Italia’ funzionino e possano funzionare al meglio. Tutelando chi per anni ha fatto sacrifici enormi o chi si è sempre contraddistinto per serietà e solidità organizzativa ed economica, qualsiasi sia ‘la parte’ recitata in questa vicenda. E soprattutto ha visto al momento vanificati gli sforzi, il lavoro e l’impegno economico di chi a quel bando ha partecipato, da qualunque 'parte della barricata'. Così come sarebbe doveroso e legittimo riconoscere e tutelare chi ha partecipato correttamente ad una gara e in base ai criteri fissati per la stessa avrebbe raggiunto e meritato, assolutamente in modo legittimo, di vedere riconosciuto la bontà del lavoro fatto e degli impregni sottoscritti.


Completare la documentazione per l’assegnazione di un impianto tramite bando non è lavoro che si fa in pochi giorni e soprattutto implica impegno, tempo, denaro e professionisti per produrre la documentazione richiesta, ‘cancellati’ da un errore di forma o ‘tecnico’, che può apparire a qualche occhio un po’ indiscreto, come il ‘colpo di reni’ in nome di una ‘non soluzione’ per ‘raffreddare gli animi’ e prendere tempo prima di prendere ‘la vera’ decisione che, comunque arriverà e dovrà arrivare. Senza se e senza ma.


VILLAGE DI CANDIOLO, BANDI E DIRETTIVA BOLKESTEIN: UN PO’ DI CHIAREZZA


La direttiva Bolkestein, in vigore dal 2006 e recepita in Italia dopo legiferazione dall’Unione Europea, prevede l’assegnazione di una concessione di un bene pubblico, attraverso il meccanismo del bando pubblico, si applica (o meglio, ‘si appplicherebbe’) a tutte le attività in regime di concessione pubblica alla scadenza delle stesse. Una direttiva applicata senza se e senza nel settore dell’impiantistica sportiva ma che in Italia rimane un tabù per diverse altre categorie (balneari su tutti…). In un caso molto ‘italiano’ di applicazione delle norme a macchia di leopardo. E il caso Candiolo Village’ rappresenta forse l’esempio più calzante di quello che era il ‘peggior incubo’ manifestato dalle realtà sportive quando, oltre 10 anni fa, si decise di attuare al mondo dell’impiantistica sportiva tale meccanismo.

Il timore palesato da molte società dilettantistiche in regime di concessione era quello che, nel momento in cui un impianto va a bando, il ‘rischio’ fosse quello di premiare realtà economiche e finanziarie più importanti rispetto a realtà che negli impianti hanno fatto per anni attività sportiva e sociale per i ragazzi e le famiglie del territorio, sostenuto costi di manutenzione e a volte importanti investimenti di miglioria sulla struttura. Al tempo stesso, un po' come sta avvenendo tra Candiolo e Garino, Loddo e Matacchione, il 'rischio' di uno scontro tra società e presidenti e i vari e connessi discorsi di opportunità, legittimità e condivisione, che certo bene non fanno comunque al movimento e al tessuto sociale e sportivo a cui tutti appartengono.

Tutti elementi che in sede di bando hanno la loro rilevanza ma che non mettono comunque ‘al riparo’ da sorprese (e da sconfitte) chi per anni ha fatto sacrifici di veder premiata la continuità. Un timore che nel caso del Candiolo Village e delle due ‘contendenti, Candiolo e Garino, non era e non è in discussione: il Candiolo avrebbe sicuramente continuato a fare l’attività fatta in questi anni così come il Garino, altrettanto sicuramente, nell’eventuale subentro, non avrebbe certo trasformato il Village in un centro commerciale ma proseguito l’attività stessa per il territorio.

Scansato il ‘dubbio di sostanza’ di finalità e caratteristiche di chi avrebbe vinto o vincerà il bando per il Village, la palla ’ritorna al centro’ e, proprio perchè ‘la palla è rotonda’, difficile ipotizzare come e quando potrà finire. Le parti stesse (Candiolo e Garino), attendono (questa volta con maggiore cautela) le prossime decisioni del Comune di Candiolo per valutare i propri successivi passi. L’importante però, è che, su modalità, 'campo di gioco' e assegnazione dell’impianto, nessuno faccia più autogol…

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