Cerca

News

«Squalifica stupida? Vai ad arbitrare i bambini»

In Prima Categoria il Garino impone questa regola ai suoi calciatori: l'alternativa è il raddoppio della pena

«Squalifica stupida? Vai ad arbitrare i bambini»

Gianni Matacchione, presidente del Garino

La ripresa della piena attività calcistica ha visto un mondo cambiato: meno squadre e meno ragazzi (come testimonia il Report Calcio FIGC), meno passaggio dai dilettanti ai professionisti… Tanti aspetti e temi che sono variati, tra i quali si annovera anche la continua diminuzione di arbitri a disposizione, tanto che a turno in Piemonte un girone di Promozione disputava le gare senza terna.

A rischio di sembrare retorico, una delle poche cose che non è cambiata è l’affiorare di tanto in tanto di eccessi di polemica o di rabbia nel rettangolo di gioco. Fenomeni che abbiamo descritto settimana per settimana nella nostra rubrica “Gli Scomunicati” cercando anche di ridere sulle proteste o sugli eventi più pittoreschi (vedasi lancio della salamella all’assistente).

Servono regole nuove e cambiamenti per tornare a crescere in ogni componente dell’universo calcistico. Alcuni da imporre dall’altro, altri (non meno importanti) dal basso. Uno di questi si annovera in quel di Garino, frazione di Vinovo, con la prima squadra impegnata in una Prima Categoria dal quale vuole scappare verso la Promozione. Ambiente sano, con la filosofia sana e una voglia matta di vincere il proprio campionato. Ingredienti che però non vanno in controtendenza alla regola studiata dalla società nella scorsa stagione, ma che troverà quest’anno una ferrea applicazione.

«Per ogni squalifica “stupida” il calciatore dovrà arbitrare un numero di gare di piccoli equivalente al numero di giornate che deve saltare in campionato. Il calciatore può rifiutarsi, ma a quel punto la società raddoppierà internamente la squalifica».

A spiegare la regola al gruppo della prima squadra (ma è valida anche per Under 19 e Under 17) è il coordinatore dei dirigenti della società, Gianni Pellegrino insieme al presidente Gianni Matacchione che spiega anche il perché del provvedimento:


«Chiaramente non rientra nella regola una squalifica di gioco: un doppio giallo per falli normali o simili. Però è importante che impariate cosa voglia dire stare da soli in mezzo al campo quando dalla tribuna e intorno a voi vi dicono di tutto. Può arrivare anche il più incapace degli arbitri, ma senza di loro il gioco non ci sarebbe. L’autoarbitraggio in Prima Categoria capite da soli che non può esistere. Quindi bisogna innanzi tutto avere rispetto, anche quando si è contro le decisioni che prendono gli arbitri. Sarete liberi di scegliere: o arbitrate i bambini, oppure raddoppiamo la squalifica».

Una regola originale, paragonabile alla punizione ventilata a Heiko Vogel, tecnico del Borussia Mönchengladbach Under 23 nel 2021, quando insultò due assistenti donne e fu condannato a guidare per 6 allenamenti una squadra femminile. O quella inflitta a Kerem Demirbay, calciatore del Fortuna Düsseldorf, obbligato ad arbitrare una partita di femminile.


Azione, quella del Garino che va a correggere dal basso quegli eccessi che spesso si vedono sul campo e che insegnano a calciatori più o meno grandi cosa voglia dire tenere le fila del gioco essendo spesso bersagli di tutti. Poi magari, come effetto collaterale, si scoprono nuove vocazioni arbitrali di cui l’Aia ha bisogno e che si sopserebbero a meraviglia con il doppio tesseramento ufficializzato da poco.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400