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Primavera femminile

L'Impero giallorosso colpisce ancora: Roma è di nuovo "Caput Mundi"

Per la terza volta di fila la Juventus perde la finale contro le capitoline e vede sfumare il primo scudetto della storia

Roma Primavera femminile

La Roma Primavera femminile conquista il terzo Scudetto della sua storia consecutivo, battendo sempre in finale la Juventus

Mani al cielo e Livel di Avicii in sottofondo, queste Pupone sono di un altro livello. Un branco famelico di lupe mai dome e mai arrendevoli, nonostante l’inferiorità, è andato a cucirsi per la terza annata consecutiva lo Scudetto sul petto, sempre contro la Juventus, e dopo una gara agonica che ha visto la formazione giallorossa difendere fino all’ultimo la rete di Bergersen maturata ad inizio ripresa, per poi mordere definitivamente alla giugulare la zebra bianconera con Pacioni al tramonto del match. Roma campione d’Italia: per la terza volta della storia romanista siete le voi campionesse. Tutto pronto nel magnifico teatro del Centro di Formazione Olimpica di Tirrenia - ultimo scenario conosciuto della fase finale - per incoronare la principessa d’Italia fra Roma e Juventus. La regale compostezza, la nobiltà, il sangue blu delle Vecchie signorine in rigoroso abito da cerimoniale bianconero, come vuole la miglior tradizione. La sfrontatezza, la "boria", la determinazione di chi questa competizione l’ha già vinta per ben due volte, o per meglio dire, l’ha dominata: in tenuta giallorossa le pupe di Roma città, le magiche figlie della Lupa.

JUVE-ROMA: ATTO TERZO

Da un lato la voglia tutta bianconera di entrare nella storia come la prima formazione del club a portare a casa il titolo, dopo già due tentativi andati a vuoto nel recente passato, assecondando quella naturale indole di imperio sullo Stivale perseguita dal club, da sempre. Dall’altro il desiderio di essere leggenda, dimostrare ancora una volta che Roma è caput mundi. Per la formazione capitolina è la quarta finale consecutiva dopo quella persa con l’Inter prima della diarchia contro la Juve. Ma ora non c’è tempo per concedersi distrazioni, il momento è adesso, questi ultimi 90 minuti della stagione rappresentano tanto, forse troppo, persino per chi abituato a vincere. Perché ad uno Scudetto non ci si abitua mai, a maggior ragione se lo si raggiunge per mezzo di finali dopo un percorso minato ad eliminazione diretta, e perché le finali non si giocano ma - come direbbe qualcuno - si devono vincere e basta.

NELLA MACCHIA MEDITERRANEA

Una sfida fascinosa, questa, come del resto le interpreti sul terreno di gioco, perché in campo scende la meglio gioventù d’Italia, la girl power tutta italica pronta a ritagliarsi un futuro radioso anche a livello nazionale e non, basti pensare agli Europei di categoria che andranno in scena a breve per tante di loro. Che vetrina! Ma questa è una finale, e come ogni finale che si rispetti non sempre propone qualcosa di apprezzabile dal punto di vista estetico: il grande caldo e la tensione regnano infatti sovrani sul rettangolo di gioco - annaffiato per l’occasione - soprattuto fra due squadre come queste che si conoscono a menadito, visto che, per la terza volta consecutiva, si ritrovano nello stesso posto, nella stessa spiaggia e nello stesso mare agitato dell’ultimo atto conclusivo. Parte subito forte la squadra di Sandro Melillo, ben disposta con Bergersen dietro alle punte Tarantino e Corelli, e al centro una terna strepitosa composta da Gallazzi, Ferrara e Petrara, sempre abili a fare gioco e a tenere lontane le ragazze di Piccini dalla propria metà campo difensiva. Juve che rispondeva nel consueto 4-3-3 Arcangeli-dipendente, perché al di là dell’estro “dell’angelico” dieci bianconero le sabaude stentano e non un poco a trovare le giuste contromisure, soprattuto nel primo quarto del match. Poche le vere occasioni nella prima parte di gara, da segnalare solo il palo di Ferrara e, poco dopo, il grande inserimento di Petrara con colpo di testa sventato dal riflesso di Nucera per la formazione capitolina. La Juve riprenderà meglio il secondo quarto (dopo il refrigerio), rendendosi vivace con la solita Arcangeli in un paio di occasioni. Alla pausa lunga è ancora parità. Spazio, dunque, alla premiazione nell'intervallo del Como Women per la vittoria nel campionato cadetto sul Brescia, rimasto escluso dal paradiso Seria A per un solo punto nonostante il successo sulle lariane in febbraio. 

‘A MAGGICA

Partenza choc delle piemontesi dopo la pausa, subito sotto per una fiammata romanista di Bergersen. Punizione dalla sinistra di Ferrara, sponda di Pacioni in piena area e girata a rete della norvegese, letale, a pochi passi da Nucera che può solo guardare (0-1). Doccia fredda, o meglio - date le temperature - calda, per la formazione di Silvia Piccini, ora sotto e costretta a prestare il fianco alle folate giallorosse. Poco dopo altro pericolo del medesimo tenore: stessa situazione precedente, punizione sempre di Ferrara dalla medesima mattonella, Nucera a vuoto e Corelli a graffiare verso la rete, ma Schatzer, stavolta, salva capra e cavoli in scivolata sulla linea. Pericolo. Juve in affanno sulle palle inattive e Roma che sembra padrona del gioco. Cambia tutto però quando Massimino, con un po’ di ingenuità, si fa sventolare il secondo giallo in faccia lasciando le sue in inferiorità con una buonissima mezz’ora abbondante ancora da giocare. All’ultimo refrigerio Piccini manda tutte a scaldarsi nella speranza di pescare il jolly dal mazzo, intanto in campo erano subentrate Zamboni al posto di Ruggeri per le juventine, ed Emauela Testa per Gallazzi fra le capitoline. 

LA BESTIA NERA

Ma lo scenario sembra già scritto, come nel peggiore degli psicodrammi quando l'avversario davanti non vuole cedere il passo. Perché proprio quando la Juve avrebbe potuto fruire della superiorità numerica la maledizione inizia a prendere corpo, e forma: una forma molto prossima a quella di una fiera selvatica. Paradossalmente in inferiorità le lupacchiotte di Melillo ritrovano ordine con delle devastanti Corelli e Petrara, cresciute all’unisono a dismisura proprio quando lo scenario sembrava di quelli più foschi. Bianconere prive di idee, all’arma bianca, e con la fretta come migliore consigliera, ormai riversatesi nell’ultima parte di gara alla disperata nella metà campo avversaria per cercare il tutto per tutto. Degna di nota solo un'occasione, una gran discesa di Talle, per vie centrali, vanificata poi da Arcangeli che metteva dentro senza trovare nessuna compagna: solo qui le ragazze di Piccini si renderanno davvero pericolose. Le romane invece si rivedono dalle parti di Nucera (riflesso in angolo) con Tarantino, che gira al volo una punizione da centrocampo della solita Ferrara: sfiorato il gol da cineteca! Ma poco male, perché a chiuderla sarebbe stata Pacioni, dopo aver sverniciato Bertucci sulla destra, per la rete che portava in dote il terzo Scudetto romanista della storia e faceva immediatamente partire le note dei Queen.

IL TABELLINO

JUVENTUS-ROMA 0-2
RETI: 2’ st Bergersen, 34’ st Pacioni
JUVENTUS (4-3-3): Nucera 7; Bertucci 6, Grillo 6, Lepera 6, Requirez 6; Ruggeri 6.5 (12’ st Zamboni 6), Schatzer 6.5, Talle 6.5; Pfattner 6 (26’ st Moretti sv), Beccari 6, Arcangeli 6.5. A disp. Sargenti, Genitoni, Costantino, Nava, Candeloro, Ferrari, Neddar. All. Piccini 6.
ROMA (4-3-1-2): Merolla 7; Zannini 7, Pacioni 9, Massimino 6.5, Battistini 7; Gallazzi 8 (16’ Emauela Testa 6), Ferrara 9, Petrara 8.5; Bergersen 9; Tarantino 7.5 (42’ st Sofia Testa sv), Corelli 8.5. A disp. Gilardi, Ridolfi, Bruni, Pizzuti, Martella, Tall, Montesi. All. Melillo 8.
ARBITRO: Bianchi di Prato 6.
ASSISTENTI: Hader di Ravenna e Lo Calio di Seregno.
AMMONITE: Massimino (R), Beccari (J), Grillo (J), Bertucci (J), 
ESPULSA: 9’ st Massimino (R) per doppio giallo.

LE PAGELLE

JUVENTUS
Nucera 7 Graziata dal palo in occasione della prima conclusione di Ferrara, si riscatta con un riflesso felino su Petrara, per poi crollare nella ripresa quando in qualche occasione ha mancato la presa alta.
Bertucci 6 Come per la collega sull’altro versante, attenta a non scoprire la sua zona, questo però la porta ad avere meno spinta sulla corsia e le romaniste ringraziano.
Requirez 6 Non spinge moltissimo, i compiti sono perlopiù difensivi perché dalla sua parte agiscono clienti spinose come Corelli e Battistini ed è meglio non prendersi rischi. Poteva fare qualcosa di più, nella ripresa non benissimo.
Ruggeri 6.5 Si prodiga per francobollarsi alla dirimpettaia e avrebbe anche una buona chance per colpire su mischia dopo calcio d’angolo nel primo tempo, partita complessivamente intelligente per quanto riguarda le coordinate spazio-temporali ma rimane nell’alveo della giocata facile.
12’ st Zamboni 6 Entra ma la gara ha preso una brutta inerzia e non riesce a cambiarne le sorti.
Lepera 6 Bene nella prima parte di gara, quando regge la baracca, salvo poi crollare nella ripresa. Ha dato il massimo, bene così.
Grillo 6 Buone chiusure tempestive quando la Roma prova lo sfondamento, come quella sua Bergersen in area: pulita e concentrata, resiste finché può.
Talle 6.5 Buon lavoro sporco nel mezzo, la pressione è pregevole anche se non costruisce moltissimo: come alibi, dalla sua, il fatto che l’avversario non è proprio di quelli malleabili. Bene negli inseguimenti.
Schatzer 6.5 Non c’è Giai ed è lei a prendersi la responsabilità della fascia al braccio, stavolta però non è facile reggere la mediana, parte molto contratta. Trova a fatica le coordinate nel corso della gara e spesso e volentieri usa le maniere forti, i contrasti però sono di pregevole fattura.
Beccari 6 Non ha mai la possibilità di colpire, nella sua zona i palloni transitano col contagocce e può fare poco per mettersi in luce: da un’attaccante come lei, però, ci si aspetta il guizzo in queste occasioni.
Arcangeli 6.5 Sulle sue spalle tante speranze, è l’osservata speciale e la sua coda quando agitata fa sempre grande paura: non sempre le sue intuizione sono supportate dalle compagne, ma danza sul pallone ed è l’unica a creare seri grattacapi alle avversarie. Peccato, un gol se lo sarebbe meritato.
Pfattner 6 Agisce larga sulla destra, corre molto per non lasciare sguarnita la fascia di competenza, questo però le fa perdere un po’ di smalto in spinta: nel complesso fatica. (26’ st Moretti sv).
All. Piccini 6 La legge bene nel primo tempo, dopo il cooling break, poi nella ripresa qualcosa non torna più e lei non riesce più a cambiare le sorti del match con un colpo di teatro. Peccato.

ROMA
Merolla 7 Poco impegnata nella prima parte di gara, ha da sbrigare solo qualche mischia su palla inattiva e qualche tentativo di Arcangeli, per il resto non si concede colpi di sole. La ripresa, al di là di qualche affanno, passa liscia.
Zannini 7 Dalla sua parte agisce Pfattner e non è di certo la più semplice delle giocatrici da affrontare, questo le fa perdere un po’ di profondità ma per quanto riguarda la fase di non possesso poco da dire.
Battistini 7 Buonissima spinta nei primi minuti dell’esterna romanista, le sue percussioni sono sempre un’ottima spina nel fianco dell’avversario: latita alla distanza ma si riprende nel finale.
Pacioni 9 Guida bene la linea difensiva e dà sempre un’occhiata di sicurezza in più su Arcangeli: nella ripresa partecipa al primo vantaggio e poi cuce lo scudetto sul petto delle compagne col raddoppio finale: immensa!
Bergersen 9 Parte titolare dopo la grande prestazione delle semifinale, agisce dietro le punte e ha il compito di innescare le compagne col passaggio-chiave: grandissima interprete ed è lei a metterci il sigillo sullo Scudetto in apertura di ripresa.
Massimino 6.5 Rude e difficile da saltare, per Beccari c’è poca trippa per gatte: si becca un giallo a comprova della sua grande fisicità dietro, l’espulsione però poteva evitarsela.
Corelli 8.5 Intermittente nel primo tempo, si accende a tratti: nella ripresa è il raccordo fra centrocampo e attacco, cresce paurosamente alla distanza e, nonostante la compagna in meno, devasta il centrocampo bianconero.
Gallazzi 8 Parte forte e poi cala nel mezzo della gara, salvo rinvenire come in caterpillar nella ripresa e sbancare il banco di mezzo.
16’ Emauela Testa 6 Entra e ci mette buona garra, contributo fondamentale.
Tarantino 8 Il tecnico le chiede di farsi vedere con dei contro-movimenti, ha il compito di aprire la difesa bianconera come una scatoletta di sardine anche se non è sempre facile ottemperare agli incarichi: rischia il gol della vita ma gran contributo per le compagne. (42’ st Sofia Testa sv).
Ferrara 9 Fresca di convocazione in Nazionale, bacia subito il palo con una gran botta all’alba de match, la fantasista detta i ritmi della sfida e la mette nel posto giusto in occasione del vantaggio: dai suoi piedi escono solo scintille.
Petrara 8.5 Sorniona per tutto il primo quarto, ha la prima vera occasione del match con un colpo di testa letteralmente tirato fuori dalla porta. In cattedra nella ripresa, però, proprio nel momento più difficile per le campagne: si mette la maschera d’ossigeno e gioca in apnea per spezzare ogni velleità di rimonta juventina.
All. Melillo 8 Torna dopo la squalifica della semifinale e rivede le sue fare una prova strepitosa, sia nel primo ma soprattuto nella ripresa, quando vede le sue imporsi nonostante la donna in meno.

ARBITRO
Bianchi di Prato 6 Bene il giallo in avvio su Massimino per tenere controllati i bollenti spiriti, brava nel non cadere nelle lusinghe di Arcangeli quando le ha chiesto un rigore per contatto con Pacioni in area nel primo tempo. Sul secondo giallo a Massimino forse poteva tenere un metro più indulgente, invece il giallo successivo su Beccari probabilmente era da rosso ma alle attaccanti si perdona un po’ tutto. In qualche modo la porta a casa, non era scontato.

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