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Pontese, Promozione femminile: «Il calcio valtellinese deve ancora crescere, ma ci sono le basi»

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Il vice allenatore Stefano Ramponi ha una propria, chiara, idea sul calcio femminile in Lombardia, che vorrebbe più incisivo: «Due sono i punti di debolezza: alcune ragazze iniziano al giocare a calcio troppo tardi; a 17/18 anni si è già persa la possibilità di fare grandi esperienze. Un ruolo in questo senso dovrebbero averlo la scuola, la FIGC e le scuole calcio. L’altra criticità che riguarda nello specifico la Valtellina è l’esistenza di un'unica squadra che partecipa al campionato FIGC: la Valle è però molto lunga, e ci sono ragazze che si sobbarcano trasferte di diverse ore per partecipare agli allenamenti ed alle partite». Ramponi ha avuto una lunga esperienza nel calcio maschile, dapprima come giocatore, che lo ha formato e preparato a una nuova esperienza come allenatore, per seguire la sua forte passione e lo stimolo psicologico dato dal calcio: «Ho iniziato a giocare nel campo dell’oratorio del mio paese, poi mio padre a 11 anni mi ha iscritto alla squadra Esordienti di Sondrio, dove ho militato per sei anni fino alla categoria Allievi. Successivamente, dopo un periodo lontano dal campo, ho ripreso a giocare durante gli studi universitari, dapprima con la società Inter Club Ponchiera e poi con la Pontese in Seconda e Terza categoria. Ho definitivamente smesso di giocare a 28 anni quando è nata mia figlia Giada, che ora ha 17 anni e gioca nella Pontese». Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Stefano ha coltivato la propria passione per il calcio divenendo vice-tecnico e rimanendo nella Pontese, allenando prima la squadra maschile in Terza Categoria e successivamente il settore giovanile. Da due anni, invece, siede sulla panchina della Pontese femminile, ricoprendo sempre il ruolo di vice: «Mi intrigava molto l’aspetto psicologico di come le ragazze affrontassero lo sport del calcio ed ho chiesto di entrare nella squadra femminile». Il rapporto con la società, che l’ha accolto fin dai suoi primi passi della nuova esperienza, continua ad essere di grande fiducia e stima: «Con gli altri allenatori della squadra femminile mi trovo molto bene, così come con il Presidente Marco Toppi, il Direttore Sportivo e i colleghi delle altre categorie. La Pontese è una società è a “misura d’uomo”, che non mette particolari pressioni e stimola i propri allenatori a rimanere sempre aggiornati, per lavorare bene sul campo». Un campo che per Ramponi si traduce in quello regionale della Promozione femminile, non facile da gestire e dove le difficoltà si sono sommate nel 2020 a quelle di una ricostruzione della squadra: «Quando mi sono inserito nella scorsa stagione, diverse ragazze avevano lasciato la squadra, per cui inizialmente abbiamo avuto parecchi problemi con il numero di giocatrici per terminare il campionato. Durante l’estate, con l’aiuto del Presidente, abbiamo lanciato uno scouting a livello provinciale, e tra rientro all’attività e nuovi innesti siamo riusciti ad allestire una squadra con oltre 25 calciatrici. Una bella soddisfazione!». Da lì un’ottima preparazione estiva, con allenamenti di qualità e l’obiettivo primario di creare gruppo, condizione che il vice ritiene fondamentale per maturare uno spirito di aiuto reciproco anche in campo. Le carte ci sono tutte, ma le occasioni sono state finora poche: qualche amichevole e un’unica partita di campionato disputata, con il risultato di 24 a 0 a favore della Pontese. Ramponi non sembra aver perso il focus, conscio del grande lavoro da fare con il gruppo e delle particolarità che una stagione di calcio femminile può riservare: « Ritengo il campionato femminile molto imprevedibile e questo è dovuto a diverse variabili. Tra una domenica e l’altra è possibile fare o subire delle goleade. Dobbiamo migliorare ancora molto sulla mancanza di aggressività nel recupero palla e sulle marcature, a volte un po’ troppo blande; dall’altra parte sono contento delle diverse scelte in attacco che sono state fatte sul campo, e dell’ umiltà delle ragazze nel mettersi in gioco ed accettare anche la panchina al servizio della migliore prestazione della squadra». Il gruppo, insomma, sembra aver risposto bene agli input che lo staff tecnico ha impresso, anche se per Stefano è difficile pronosticare l’esito della stagione, se non proprio la ripartenza nel breve termine:«Purtroppo penso che sia difficile che il campionato possa ripartire questa primavera, perché non credo che le società dilettantistiche saranno in grado di rispettare i protocolli sanitari. Detto questo, il nostro primo obbiettivo rimane quello di avere sul campo lo stesso numero di calciatrici; penso alle giovani che frequentano la scuola e i cui genitori possono non essere propensi a rischiare ulteriori possibilità di contagi, e alle lavoratrici che non possono assentarsi dal posto di lavoro. Secondo obbiettivo sarà consolidare ulteriormente l’unione del gruppo, per provare attraverso il gioco e il divertimento a migliorar anche da un punto di vista tecnico-tattico». Ramponi non lesina un terzo obiettivo, che mostra ancora una volta l’ampiezza di vedute e la passione del vice allenatore: « Obiettivo non meno importante rimane quello di fare il possibile, da parte mia e della società, per continuare ad incrementare il calcio femminile in Valtellina, e trasmettere la passione a qualche ragazza che un domani possa diventare anche allenatrice».
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