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L'intervista

Lissone, la rivincita di Mazzini: «Non avevo messo io la parola fine alla mia carriera»

Dopo più di un anno di stop il classe 1983 scaccia il fantasma del ritiro ripartendo dagli azzurri, finora trascinati a suon di gol

Lissone, la rivincita di Mazzini: «»

Da Renate a Fanfulla, passando per Inveruno, Olginate e Casatenovo, sempre nel marchio del gol tra Lega Pro, Serie D ed Eccellenza, poi un anno e mezzo di stop e il fantasma di un ritiro non voluto. «Quando si è presentata la possibilità di riprendere mi sono un po' sorpreso che non siano arrivate offerte che valesse la pena accettare rispetto alla situazione Covid, quindi ho deciso di aspettare un'avventura interessante, ma che non è mai arrivata. - racconta Davide Mazzini, bomber del sorprendente Lissone - Ho iniziato a pensare esclusivamente alla mia attività e alla famiglia, entrando nel mood che fosse andata così, però mi era rimasta dentro questa cosa di non aver smesso quando volevo io e di essermi fermato a un passo dall'obiettivo dei 150 gol». Un fuoco ancora vivo, alimentato nuovamente dalla chiamata dei brianzoli e dall'intervento decisivo di una vecchia conoscenza: «La società mi aveva cercato in estate, ma ho declinato l'offerta perchè non avevo ancora intenzione di riprendere, poi però poco prima che iniziasse il campionato mi ha scritto Caruso, che conosco da anni, e quel messaggio è coinciso con il desiderio di tornare in campo. Non avevo messo io la parola fine alla mia carriera».

Da lì l'inizio della prima avventura in Promozione, categoria dove non sta mancando il solito feeling con il gol, come dimostrano le 7 reti in 8 giornate. Un ottimo avvio personale, così come quello della squadra. «Siamo completi, abbiamo fatto fronte ai tanti infortuni e assenze grazie all'aiuto di tutti. Chiunque ha giocato ha fatto sempre bene, e questo penso sia il nostro punto di forza. - spiega Mazzini, che sugli aspetti da migliorare prosegue - Per fare il salto di qualità bisogna correggere gli errori di attenzione che ti fanno perdere qualche punto, come quelli di Cavenago, a cui sto ancora pensando. Se la squadra vuole fare bene deve gestire meglio alcuni momenti, poi ovviamente in un campionato tutto si compensa. Io che sono tra i più esperti sto cercando di passare questo ai giovani, e l'importanza di tenere alto l'entusiasmo e il ritmo, allenandoci sempre al meglio».

A proposito della situazione allenamenti, il lavoro in settimana di Mazzini e compagni è complicato dall'impossibilità di utilizzare il proprio campo per alcuni lavori all'impianto di illuminazione in netto ritardo rispetto alla tabella di marcia. «Ci stiamo adattando alla situazione, che purtroppo non dipende da noi e non ci mette a nostro agio. - spiega l'attaccante - È una di quelle cose che metto tra i lati negativi, ma che non hanno un impatto, anche perchè la differenza sta nel come affronti le situazioni: puoi continuare a lamentarti e diventa tutto controproducente, oppure adattarti. Noi dobbiamo pensare ad allenarci bene, le chiacchiere stanno a zero».

Parlando di sè, invece, il classe 1983 spiega: «Sono un giocatore che ama attaccare la profondità, è sempre stata la mia caratteristica principale, quindi ho sempre giocato o da seconda o da prima punta. Mi piace giocare il pallone e qui il mister mi impiega in un attacco a due, lasciandomi libero di svariare». Mazzini conclude poi parlando della partita da lui più attesa in un girone poco conosciuto vista la prima esperienza in categoria: «Si scherzava un po' con i miei compagni che ogni domenica il mister mi parla di giocatori che purtroppo non conosco visto che è il primo anno che faccio in Promozione, però nel Muggiò ci sono tanti amici di vecchia data, come Cavalli e Di Maio, oltre che qualche altra conoscenza nel Cinisello. Conosco anche Manuel Personè, che sento regolarmente dato che condividiamo la passione per l'NBA, quindi direi che tra tutti gli avversari aspetto più il Muggiò, anche perchè in termini di rosa è una corazzata. Noi comunque dobbiamo porci come obiettivo quello di dar fastidio a chiunque, senza guardare se siamo davanti o dietro».

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