Cerca

L'intervista

Città di Brugherio, alla scoperta della squadra di Pietro Ausilio: «I miei Pulcini? Un bellissimo gruppo»

I 2011 sono entrati nel cuore del tecnico: uno su tutti Ryan Elhamzoui, definito il nuovo El Shaarawy, un atleta dal piede d'oro

Città di Brugherio 2011

Il classe 2011 Ryan Elhamzoui, atleta e bomber del Città di Brugherio

Il nuovo gruppo di Pietro Ausilio, da questa estate a capo dei Pulcini della Città di Brugherio, è composto da giovani talentuosi e con tanta voglia di fare. Ma è uno di loro, in particolare, a distinguersi dagli altri: si tratta di Ryan Elhamzoui, un classe 2011 dai piedi d’oro, come lo definisce il suo stesso istruttore, che, tra l’altro, lo conosce da molto tempo: «Mi fa piacere parlare di lui perché ha iniziato benissimo la stagione e ottiene sempre ottimi risultati. Per me non è di certo una sorpresa perché lui è sempre stato così ed ha sempre ottenuto, in maniera continuativa, dei risultati incredibili. Lo conosco da quando ha cominciato a giocare a calcio qualche anno fa, si parla dei Piccoli Amici: ha scalato tutte le categorie con me e mi ha seguito anche in questa nuova avventura al Brugherio. Non è l’unico, anche altri ragazzi l’hanno fatto».

Tutto nasce da un campus organizzato dalla società monzese questa estate: il tecnico Ausilio viene invitato a partecipare ed è colpo di fulmine. L’ambiente gli piace, i ragazzi si affezionano subito e così, decide di rimanere: «Stavo bene a Muggiò: lavoravo per i San Carlo Lion, ma quando sono arrivato in questa società, ho deciso di provare a buttarmi in una nuova esperienza. Ho conosciuto ed instaurato fin da subito un feeling con i gli atleti, molti dei quali ora sono in squadra con me. Ad oggi, quindi, il mio gruppo è formato da un pezzo di squadra che mi ha seguito da Muggiò e dai ragazzi che erano già a Brugherio. E devo dire che sono molto contento di come sia andata a finire perché anche tra di loro hanno creato subito un bel gruppo che si diverte e a cui piace stare in compagnia, uscire per mangiare una pizza o per vedere una partita di calcio. Stanno diventando amici e, per avere dieci anni, sono davvero un bel gruppetto».

E l’elenco è lungo, quasi quanto quello dei calciatori della massima serie alla quale sono paragonati dal tecnico stesso: «C’è Lorenzo Qoku, che ricorda molto Roberto Donadoni, Tommaso Ornaghi, il quale gioca come Frank Rijkaard, il bravissimo Gabriel Scardoni, ma anche lo stesso Ryan, che mi ricorda molto Stephan El Shaarawy, anche per la sua storia personale, molto simile a quella del mio atleta, anch’egli nato da genitori stranieri». Il discorso si sposta poi proprio su questo ragazzo in particolare: «Ryan è uno di quei bambini che hanno sempre il pallone incollato ai piedi: appena può corre a giocare a calcio. Gli dico spesso che ha una dote, che è stato baciato dalla fortuna e che se saprà sfruttare le occasioni, potrà fare qualcosa di straordinario. Lo conosco da tre anni e mezzo, oramai, ed è molto affezionato a me, come io a lui. Da quando abbiamo ripreso a giocare, avrà già messo a segno una trentina di gol».

Una squadra che funziona in tutto e per tutto: «Abbiamo ottenuto dei bei risultati finora: abbiamo disputato un torneo, ad esempio, la cui finale è stata persa contro il Club Milano. Inoltre, abbiamo iniziato il campionato e abbiamo vinto la prima partita: mi reputo un educatore e vedere che i miei atleti mettono in pratica, durante i match, le basi tecniche che ho chiesto e provato con loro in allenamento, mi rende davvero orgoglioso e fiero di loro, e penso che questo sia fondamentale dimostrarlo sempre. Del resto, è un po’ la politica della società stessa, nata da pochi anni, che prova a fare qualcosa di concreto per i ragazzi: è il caso del Presidente Riccardo Marchini e del nostro Direttore Sportivo, i quali hanno tante idee per fare crescere il settore giovanile, con tante attività piacevoli ed educative. Un chiaro esempio, è quello di collaborare con dei ragazzi disabili e cercare di avvicinarli al mondo del calcio: il Presidente ha fortemente voluto un calcio integrato, che coinvolgesse tutti indistintamente. Vedo una società propositiva, che crede nei ragazzi: qualche settimana fa, c’è anche stata una partita emozionante con i ragazzi stessi. È stato bello notare che i bambini non vedono alcuna diversità: il problema, al contrario, talvolta, è con i genitori, che faticano ad entrare nell’ottica di questo progetto».

E in conclusione, un pensiero per i suoi atleti, gli uomini di domani: «Io penso che sia fondamentale dare loro calore perché alla lunga possono restituirci tanto. Donandoci a loro, un giorno potranno restituirci gli stessi sentimenti come uomini e come professionisti: se ci pensiamo, saranno i nostri futuri avvocati, idraulici, medici, e regalando loro affetto, sono convinto che ci ripagheranno bene».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400