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Fossano non risponde all'appello, Viassi: non ci spetta segnalare, è compito dei selezionatori

Il tecnico vercellese: non condividiamo il metodo, ci mette in difficoltà e ci vuole professionalità

Fossano non risponde all'appello, Viassi: non ci spetta segnalare, è compito dei selezionatori

Fabrizio Viassi e il presidente del Fossano Gianfranco Bessone

Il Fossano si sgancia dall’appello del Comitato Regionale in ottica Rappresentative. Con un comunicato pubblicato sui canali social, la società Blues ha comunicato che non segnalerà alcun giocatore alla Comitato Regionale per i primi raduni delle rappresentative. La motivazione è che la responsabilità delle convocazioni ricade esclusivamente sui «vari e qualificati selezionatori incaricati». Una scelta forte e urlata con decisione quella presa dal club guidato da Gianfranco Bessone il quale ha comunicato tale scelta anche in modo diretto agli uffici di via Vecellio 8 tramite una mail mandata nella giornata di ieri, martedì 30 novembre.

Il comunicato ufficiale del Fossano

«Quella delle convocazioni non è un compito che ricade sulle società - spiega il tecnico della prima squadra, nonché colonna della società cuneese, Fabrizio Viassi - È come se Mancini chiamasse Percassi per chiedergli di segnalargli qualcuno. Quando è uscito il modulo un po’ ho sorriso, un po’ mi sono detto che è un problema. Ci siamo confrontati in società e abbiamo optato per prendere questa decisione». Sulla scorta della posizione presa dal Fossano conta anche l’esperienza di Fabrizio Viassi nell’orbita rappresentative. Il tecnico vercellese oltre a indicare come un’iniziativa di questo genere possa mettere in difficoltà le società, solleva dubbi sul metodo in sé: «Noi a Fossano abbiamo sette ragazzi 2005 che due volte a settimana si allenano in prima squadra, alcuni dei quali hanno anche esordito in Serie D, e che giocano fissi in Under 19 Nazionale. Come faccio a segnalarne tre? Su quali criteri? Per non parlare poi del ruolo che servirà al selezionatore, ma questa è una cosa che viene molto dopo. Sono tutti forti e per questo girano nel gruppo di Serie D. Andrei a crearmi dei nemici in casa per una scelta che non spetta a noi ma al selezionatore. Quello che mi chiedo io, anche ragionando per assurdo, è se su 70 società vengono segnalati 50 centravanti o 50 portieri. Cosa succede? Si fanno solo tre raduni per soli portieri? Io ho fatto il selezionatore e purtroppo questa dinamica è nata male ed è nata lontano. Mossino non me ne voglia, ma non sono in linea con queste scelte fatte. Se si vuole fare bene questo lavoro si deve creare una rete di osservatori che collaborino con il Responsabile Tecnico e che segnalino loro, non le società, i calciatori da visionare. Non chiedere alle società di fare quel lavoro lì. Io ho fatto il giro del Piemonte quando facevo il selezionatore, ho fatto colloqui con allenatori che conoscevo che mi portassero ragazzi da vedere. Quelli che sapevo già che avrei portato li vedevo per ultimi (vedi Gemello, ora terzo portiere al Toro) e man mano scremavo fino ad arrivare a dicembre all’ottavo raduno che avevo già visto e scremato parecchi ragazzi. Se poi ci sono allenatori che vanno in montagna con la famiglia invece che passare le domeniche a vedere le partite… Non è contro nessuno, ma contro il metodo. Il Piemonte è grande e lo capisco, ma bisogna puntare sulle persone e sulla professionalità. Magari ha un costo, ma allora a cosa servono, per fare un altro esempio, i centri federali che costano?».

Il Fossano si smarca e Viassi non risparmia critiche ad un metodo di selezione, o di segnalazione, che a suo avviso contagia o è contagiato anche da quello utilizzato per le convocazioni della Rapp Under 18 di Serie D: «Non so se Giannichedda o i segnalatori sul territorio sono venuti a vedere le partite di Serie D. Mi viene da pensare di no guardando alcune convocazioni, non tutte. La Rappresentativa di Serie D convoca un ragazzo dell’Eccellenza ligure, e già… poi convoca Binello dell’Asti. Non lo conosco però è per far un esempio: non l’ho mai visto e può essere fortissimo, ma ha fatto pochissimi minuti in Serie D. Quando ci sono dei Di Salvatore e degli Scarafia che sono da due anni che sono in orbita Serie D giocando, oppure un Chiavassa e un Utieyin che han fatto oltre 600 minuti. Non è una critica ai ragazzi o perché non hanno convocato i miei, ma semplicemente un critica al metodo che è non prevede il vedere le partite. Da me i segnalatori non sono mai venuti a vedere una partita o un allenamento. Il problema non è chi han convocato, ma chiedersi quale è il metodo?».

In estrema sintesi Viassi riassume la presa di posizione del Fossano come un segnale al Club Piemonte e tutto il mondo delle Rappresentative: «Per riassumere: non abbiamo voluto partecipare alla segnalazione. Abbiamo voluto dare un segnale su un metodo che non condividiamo. Magari questo segnale non gli interessa, però abbiamo voluto comunque darlo».

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