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L'intervista

J.Cusano 1913: Il futuro della Scuola Calcio è (anche) un insegnamento di sportività, il programma di Pelateo sul gruppo 2011 A

La J.Cusano va in vacanza, ma non i piani per la ripartenza: Roberto Pelateo, prossimo tecnico dei Pulcini 2011 bianconeri, ha le idee chiare sugli obiettivi da porsi per vincere

J.Cusano 1913

La gioia dei bianconeri di Cusano Milanino, al rientro in campo in occasione del J.Cusano Summer Camp 2021

Dopo il J.Cusano Summer Camp, conclusosi in gran entusiasmo il 25 di giugno con una speciale cerimonia di chiusura sul campo sintetico del Centro Sportivo di Via Caveto – che ha visto i ragazzi, tra le altre cose, affrontarsi in sfide tra categorie ma anche cantare assieme l'inno nazionale in un solenne momento di sport e condivisione – e in seguito alla seconda tranche di Open Day del mese scorso, la pausa estiva di agosto lascerà del tempo per riflettere e concentrarsi sugli ultimi aggiustamenti per pianificare al meglio il rientro pre-autunnale per la prossima stagione calcistica.

Roberto Pelateo, ingegnere appassionato di calcio e tecnico qualificato [Allenatore di Giovani Calciatori FIGC dal 1995, attuale UEFA-C, ndr], comincia ad allenare ragazzi tra gli 8 e gli 11 anni alla San Martino Cusano, dove rimarrà per sei anni; dopo un'interruzione per motivi personali e lavorativi, succede quel che di frequente succede: la passione fa giri lunghi e trova il modo di rifarsi viva. «Ho portato mio figlio [classe 2004, ndr] a giocare alla J.Cusano 1913, che allora era una Juventus Academy; e lì ho cominciato ad interessarmi, ad approfondire... insomma, a rubare il mestiere a quelli, migliori di me, che già ci lavoravano», racconta «Dopo cinque anni, il DS mi ha proposto come assistente [tre anni tra le categorie Esordienti, Giovanissimi, Pulcini, ndr] fino ad affidarmi gli Esordienti B per due anni».

Lo stop pandemico ha portato con sé inevitabili situazioni di complessità maggiore, riflette, spiegando come i suoi 2008 portassero dietro piuttosto evidenti i segni di un affaticamento – fisico, psicologico – generalizzato, sopperito (in parte) dai tentativi di iniziative ed allenamenti online. «Adesso, avrò i Pulcini 2011 A ed è una bella soddisfazione, perché in un certo senso la considero una promozione ed un riconoscimento per il lavoro svolto in questi anni», commenta «Si tratta di un gruppo omogeneo, nel quale forse potrebbero esserci ulteriori innesti; in ogni caso, dobbiamo ancora conoscerci, e non vedo l’ora di cominciare». Sull'immediata ripartenza del suo gruppo-squadra quindi spiega: «Non avendo pianificata una vera e propria preparazione, vista l'età, inizieremo da metà settembre con del ripasso, se così si può definire, per poi passare alla programmazione indicata per questa categoria dal Direttore e Responsabile del comparto Scuola Calcio, Alessandretti» e aggiunge «In realtà, nonostante gli stop e le indubbie difficoltà, negli ultimi mesi della scorsa stagione – e sempre, quando c'è stata la possibilità – abbiamo portato avanti gli allenamenti con regolarità, e siamo riusciti anche a giocarci qualche amichevole».

Il macro-obiettivo, comunque, sottolinea Pelateo – la cui visione si allinea con entusiasmo alla direzione progettuale della società di Cusano Milanino – rimane certamente quello di «formare degli sportivi», che significa non solo «far capire ai ragazzi il valore dello sport, che gli sarà utile per tutta la vita» ma anche «far crescere atleti che, partecipando alle competizioni, possano ottenere concretamente il miglior risultato possibileVogliamo far crescere sportivi che sappiano competere nella quotidianità; che, quando vincono, rispettino e applaudano l’avversario, e, quando perdono, acquisiscano consapevolezza rispetto al fatto che, solitamente, si perde perché l’avversario è stato migliore, senza tragedie né alibi, ché gli errori servano per migliorarsi». Una riflessione che si discosta, in parte, dal famoso concetto de «l'importante è partecipare», e che analizza in profondità l'idea stessa di competizione e competitività: «È difficile far capire ai ragazzi – talvolta anche ai genitori – che, per competere, è fondamentale prepararsi al meglio, puntando a raggiungere il proprio massimo livello possibile e, arrivato al meglio, cercando addirittura di alzare l'asticella e superarsi; allo stesso tempo, tenere a mente che è ciò che fa anche l'avversario, per cui la sconfitta è parte integrante dell’idea stessa di gareggiare», fino alla conclusione «Vorrei insegnare ai miei ad accettare serenamente la sconfitta, così come a godere in maniera sana per la vittoria».

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