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Editoriale

Scuola Calcio: Giù le mani dal Franco Scarioni (e dal lavoro delle società)

La società di via Tucidide finita nell'occhio del ciclone per non aver confermato un piccolo calciatore: la posizione del nostro giornale è al fianco di un club che oggi come dieci anni fa merita rispetto

Scuola Calcio: Giù le mani dal Franco Scarioni (e rispetto per le nostre società)

In pochissimi se lo ricorderanno ma undici anni fa, nella stagione 2009/2010, il Franco Scarioni portò a termine un campionato di Giovanissimi provinciali all'ultimo posto in classifica, incassando qualcosa come duecentocinquanta gol ma sopratutto non riuscendone a segnare nemmeno uno. Neanche uno in tutta la stagione (!!!), nemmeno un rigore, o un autogol in mischia. Zero. Fu un caso unico e forse irripetibile, una favola al contrario scritta su un campo di terra che pendeva da una parte; ma undici anni fa avevamo dedicato al Franco Scarioni un articolo di encomio (perdonate l'autoreferenzialità dell'immagine) per una squadra che tutte le domeniche si alzava dal letto e si presentava in campo a prendere carriole di gol, quando altri al loro posto si sarebbero ritirati dopo pochi turni.
Meritavano rispetto, lo stesso che oggi a nostro avviso si deve a una società capace, nell'arco di dieci anni, di rigenerarsi facendo grossi investimenti, trasformando quello di via Tucidide in un gioiello di centro sportivo e conquistandosi un ruolo importante nel panorama del calcio cittadino.
Eppure oggi il Franco Scarioni è per l'opinione pubblica la società che manda via un bambino di otto anni con una mail.
Non ci stupiamo e non ci scaldiamo, perché è consuetudine che l'interesse dei media nazionali e generalisti si concentri sul calcio giovanile solo quando c'è il «fattaccio»: l'arbitro picchiato, lo scandalo, o come in questo il pulcino a cui viene negato il sacrosanto diritto al gioco. Tutto il resto non conta, tutto il resto viene dato per scontato.
Da testata specializzata di settore troviamo però doveroso prendere una posizione d'opinione al fianco della società, ponendo l'attenzione su alcuni aspetti probabilmente non considerati dall'«indignato di passaggio» nel suo superficiale esercizio di retorica. Inteso non come una figura in particolare, ma riferito genericamente a chi ha commentato di pancia la notizia.
Per esempio è stato sottolineato che il Franco Scarioni ha una prima squadra militante in Seconda Categoria, come se questo renda ancora più grave il fatto di operare una selezione a livello giovanile, che quindi per diretta conseguenza dovrebbe essere un diritto riservato alle sole società professionistiche. L'indignato di passaggio, però, non rammenta che la società professionistica può fare selezione solo perché sotto di lei ci sono società locali che a loro volta fanno un lavoro di scouting sul territorio.
Il punto centrale, però, è che le società sportive non sono né opere caritatevoli né tantomeno enti pubblici statali come le scuole, e pertanto hanno la facoltà di scegliere liberamente come gestire internamente la propria attività nel rispetto di una pluralità di offerta che, in una città come Milano, è ben più che garantita. Tradotto: per una società che fa selezione ce ne sono almeno tre nella stessa zona che invece non la fanno, nelle quali ogni bambino può praticare il calcio in un contesto idoneo alle sue caratteristiche. E se il bambino in questione non vuole più giocare a calcio per la paura di trovarsi di fronte a un'altra possibile esclusione, la responsabilità non può essere di chi ha fatto una scelta legittima e coerente con la sua missione di dare una mano a costruire i calciatori di domani.

In ultimo, il Franco Scarioni ha successivamente pubblicato sui suoi canali un comunicato ufficiale in cui ha fornito la sua spiegazione dei fatti, precisando che il bambino in questione aveva già interrotto per decisione della famiglia l'attività presso la società nel mese di maggio, e che la comunicazione di non conferma diventata virale sarebbe stata peraltro allegata a una mail in cui la società si rendeva comunque disponibile a ulteriori confronti. 

L'indignato però nel frattempo era già passato, e l'altra campana purtroppo ha suonato nel vuoto.

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