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«Se c'è armonia e amicizia nei rapporti tra i genitori, ci sarà anche fra i bambini in campo»

Bonola nel segno di Nicolò Mancin, Katia Pellegrino a quattro anni dalla scomparsa del giovane capitano «Lui continua a far parte di noi»

«Se c'è armonia e amicizia nei rapporti tra i genitori, ci sarà anche fra i bambini in campo».

La stagione sportiva in casa Bonola è pronta ad aprirsi all’insegna di un’identità condivisa, che abbraccia tutta la società della presidentessa Katia Pellegrino. «Noi siamo la Scuola Calcio Nicolò Mancin. È difficile per me spiegare che cosa significhi, nel concreto, ma questa sola definizione è sicuramente la migliore per tutti noi che lavoriamo in questa società, cercando di portare avanti un messaggio».

L’interpretazione, forse, la si può trovare esplorando in maniera più profonda un principio di umanità fortemente difeso dalla società di via Picchi, e che emerge dal modo in cui Katia Pellegrino si esprime su diversi temi inerenti al calcio dei più piccoli. Il primo è quello degli istruttori: in estate il Bonola ha ricercato nuove figure da inserire nello staff tecnico e più in generale nel tessuto della società, ma per entrare a fare parte della famiglia gialloverde, secondo Katia Pellegrino, serve qualcosa in più: «Mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, durante i colloqui con gli allenatori, il fatto che molti di loro fossero interessati soltanto ad allenare nel calcio a undici e nelle categorie agonistiche. Io credo che non ci sia invece nulla di più bello che lavorare con i piccoli, apprezzandone i progressi enormi nel corso anche di una sola stagione. Noi ricerchiamo sicuramente istruttori qualificati, ma che condividano la nostra missione di appassionare i bambini allo sport, e nel nostro caso al calcio».

L’altro argomento è quello della componente genitori, sul quale la Pellegrino offre un punto di vista estremamente interessante: «Dobbiamo capire che una società di calcio è come se fosse una piccola azienda, ma noi non abbiamo a che fare con materiale plastico. Parliamo di vite umane, di bambini, per questo è fondamentale che ci sia fiducia reciproca da entrambe le parti. Quando faccio un colloquio con dei genitori che vengono la prima volta spendo due o tre ore, per creare da subito il clima corretto con loro. È faticoso, certo, ma è quello che va fatto. Il nostro è un lavoro a tutti gli effetti, non retribuito ma animato dalla forza e dall’orgoglio di essere la Scuola Calcio Nicolò Mancin».

Più nello specifico: «Esiste sempre il genitore che trasmette negatività, ma ci siamo accorti di come se fuori dal campo, tra di loro, papà e mamme creano dei rapporti umani che funzionano, lo stesso poi accadrà in campo tra i bambini. Allo stesso modo, se andiamo a osservare le squadre che hanno più problemi, vedremo che questi si possono collegare a delle dinamiche poco serene tra il gruppo dei genitori. Rapporti che noi proviamo a incoraggiare con iniziative come il Torneo di Papà, organizzato quest’anno. Loro diventavano compagni di squadra, e dovevate vedere i bambini quanto tifavano!»

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