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L'intervista

La rabbia di Lys Gomis «Tutto falso, grave danno d'immagine. Non insegno la violenza a mia figlia»

L'ex portiere del Toro e attuale estremo difensore del Genola starà lontano dai campi per 18 mesi. L'italo-senegalese e la società faranno ricorso contro la squalifica

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Un'altra squalifica lunghissima che ha suscitato un tornado di polemiche. Ad essere finito nell'occhio del ciclone questa volta è stato Lys Gomis, portiere classe 1989 con un lungo passato tra i professionisti (Toro, Ascoli, Trapani e Teramo tra le tante) e attualmente estremo difensore del Genola, in Seconda Categoria. Nell'ultima partita contro il Langa Calcio, sfida delicata per i playoff, è stata attribuita a Gomis (insieme a 3 compagni di squadra e al massaggiatore Gregorio De Luca) una squalifica di 18 mesi. A far scalpore, oltre all'assenza dai campi fino al 13 ottobre 2023, è la motivazione della squalifica che, citando il Comunicato, parla di «il Signor Gomis raggiungeva di corsa l'arbitro che si dirigeva a centro campo e lo afferrava per il collo, provocandogli dolore, oltre ad insultarlo ripetutamente».

«MAI STATO VIOLENTO, CHE INSEGNAMENTO DAREI A MIA FIGLIA?»

Con la notizia che ha fatto il giro dei maggiori quotidiani italiani il mondo calcistico di Lys gli è caduto sulle spalle: messaggi e chiamate da parte di tutti i conoscenti dell'ex Primavera del Toro per chiedere al diretto interessato che cosa fosse successo. A poche ore di distanza dalla squalifica sui social tantissime persone si sono schierate dalla parte di Gomis, domandandosi come fosse possibile che un ragazzo d'oro come lui avesse mai potuto mettere le mani addosso all'arbitro.

«Questo arbitro è alla palese ricerca di notorietà - ha spiegato Lys - I fatti sono andati diversamente: stavamo vincendo, dopo il gol del 3-3 ammetto di aver protestato, magari con troppa veemenza, nei confronti del giovane arbitro, ma non mi sarei mai e poi mai permesso di mettergli le mani al collo né tantomeno di spintonarlo. Arrabbiarsi con il direttore di gara dopo che pareggi una partita alla fine penso ci possa stare, ma figurati se con tutto il passato che ho tra i professionisti mi metto a fare queste cose in Seconda Categoria. È ancora più assurdo se penso al fatto che io, a fine partita, sono rimasto ancora in campo qualche minuto mentre lui e i miei compagni sono andati negli spogliatoi, mentre nella squalifica c'è scritto altro».

«Da ragazzo ero il primo ad ammettere i miei errori - continua Gomis - Ma quando vengono dette falsità nei miei confronti mi arrabbio a morte. Ieri ho pianto dalla rabbia, per il danno che può subire la mia famiglia, a partire da mio padre che non c'è più fino a mia madre, ai miei due fratelli e a mia figlia. Sono sempre stato contro ogni forma di violenza, ma che razza di insegnamento posso dare ai bambini della mia scuola di portieri o a mia figlia?Io sono convinto che in queste occasioni la verità viene sempre a galla, mi chiedo se l'arbitro si sente con la coscienza a posto dopo quello che è successo».

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