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Seconda Categoria

Al servizio della squadra osservando De Bruyne: ecco le domeniche di un Ingegnere Energetico

Il segreto per la salvezza: «Credere nonostante l'altalena di prestazioni che non eravamo da retrocessione»

Guazzoni, Gerardiana

Matteo Guazzoni, il polivalente della Gerardiana

Il 2-0 con cui è stato regolato il Vedano ha regalato alla Gerardiana la permanenza in Seconda Categoria, un traguardo che nel corso delle scorse giornate si era complicato. È il capitano biancorosso Matteo Guazzoni, che del sodalizio nato oltre 70 anni fa ha percorso l'intera trafila, a tracciare il bilancio di un anno travagliato.

Descrivi le emozioni dell'ultima domenica.
«Ero indisponibile e ho vissuto da casa il ping-pong degli aggiornamenti: è stato frustrante, per un competitivo come me che va a mille in partitella, ma alla fine liberatorio. Ho debuttato in Prima Squadra proprio nel Vedano, è stato un peccato non giocare».

Un aggettivo per il finale di stagione.
«Avvincente: abbiamo giocato in sequenza tre scontri salvezza. Tre pareggi: quello colto rimontando due gol al Città di Monza ha mostrato che, facendo uno sforzo fisico e di concentrazione, ce l'avremmo fatta. Contro la Nuova Usmate, rivale tradizionalmente ostica, sono stati titolari due Allievi: non ci eravamo mai allenati assieme».

Ha deciso la forbice di 7 punti.
«Il Città di Monza rischiava, ma credevo che la Nuova Usmate fermasse il Centro Sportivo Villanova: i playout ci sarebbero stati e il loro punto di penalizzazione non avrebbe determinato la retrocessione. Impossibile fare pronostici dopo l'emergenza sanitaria, ma puntavamo a una salvezza tranquilla: nei tornei sospesi siamo stati matricola a centro gruppo prima e vinto sempre poi».

Qual è stata la migliore prestazione della squadra?
«Abbiamo perso rimontati in casa Ausonia, ma giocare bene ha dato morale. Siamo stati spesso all'altezza di squadre quotate, penso ai colpacci contro FR Team Paina e Giussano, quest'ultimo reduce dalla partenza sprint. Contro l'Albiatese la gara peggiore: non siamo mai stati in partita. A livello personale mi sono strappato tre mesi: salvo il gol su rigore all'Ausonia».

Perché la squadra ha faticato?
«Abbiamo segnato poco più di un gol a partita e anche in un finale volitivo abbiamo trovato soluzioni estemporanee: il difensore Simoni ha segnato 3 volte».

Perchè avete centrato la salvezza?
«Perchè tra alti e bassi siamo stati un gruppo capace di dimostrare che non era da retrocessione».

Come è nata la passione per il calcio?
«È stato da sempre il mio sport, ho rincorso palline per casa e distrutto oggetti qua e là: frequentare l'oratorio San Gerardo era la premessa che con la scuola iniziasse il mondo Gerardiana, la mia seconda famiglia, una società storica e attrattiva in questa zona di Monza. Non ho sentito il bisogno di altre esperienze, se non per testarmi a Vedano in Prima Categoria. Rientrato alla base, siamo saliti in Seconda al secondo tentativo, battagliando con Aurora Desio e Brioschese».

Raccontaci le tue caratteristiche: la dote migliore?
«Ho buona tecnica e resistenza: sono ritornato in mezzo al campo dopo essere scalato in difesa e offerto passo e cross sugli esterni. Se da milanista non posso che considerare Maldini un mito come atleta, da centrocampista amo Xavi e Iniesta, due canterani, e il contemporaneo De Bruyne: il belga spinge, ha passo e tecnica».

Chi è Matteo?
«Un classe 1995 laureato in Ingegneria Energetica, che lavora nell'ufficio tecnico di una piccola azienda del settore caldaie industriali e generatori di vapore, un tuttofare al servizio della squadra, e da quando ho ereditato la fascia di Ghezzi cerco di essere un esempio. Sono ancbe un allenatore che prova a trasmettere ai Pulcini la passione per il calcio: uno sport che fa crescere e regala continui insegnamenti».

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