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L'intervista

Vincono lo spareggio per salire di categoria e lo dedicano al direttore scomparso

In due giorni dal lutto alla festa con un solo messaggio: «Questa vittoria è per te che ci hai guidati da lassù»

Don Bosco Seconda Categoria

L'esultanza dei ragazzi del Don Bosco dopo la conquista della Prima Categoria

Prima il dolore per un lutto tanto importante quanto inaspettato, poi la gioia per una promozione storica: in casa Don Bosco si è chiusa una settimana dai sentimenti forti e contrastanti, ma che di sicuro lascerà un segno nella storia del club di Cesano Maderno. La scomparsa del direttore generale Claudio Chiaratti ha colpito la società a ridosso della partita più delicata dell’anno, ovvero lo spareggio con la Rondinella per salire direttamente in Prima Categoria. Una sfida che ha regalato altre mille emozioni, con una vittoria maturata solo ai calci di rigore, come nelle trame più intricate di un film o di un romanzo. Un successo dedicato esclusivamente al dg rossoblù, come spiega il direttore sportivo Andrea Berti: «La notizia della sua scomparsa è stata uno shock. Era entrato in ospedale per alcuni accertamenti e non è più uscito, non ce l’aspettavamo. È arrivato con me due anni fa, anche se già lo conoscevo perché era stato dirigente di mio fratello quando io allenavo. Quest’anno ho avuto modo di lavorarci a stretto contatto e abbiamo messo in piedi sei progetti per il Don Bosco, tra i quali diventare Scuola Calcio Élite, introdurre la figura dello psicologo dello sport, mandare due nostri istruttori nelle scuole di Cesano e recentemente eravamo diventati Responsabili della tutela dei minori facendo dei corsi per una prossima iniziativa di sensibilizzazione su tematiche quali razzismo, bullismo e sicurezza per i ragazzi. Claudio era una persona competente, onesta, preparata e disponibilissima: quando gli chiedevi qualcosa ti aiutava sempre, e di questo noi tutti lo ringraziamo».

Un successo che arriva dopo un grande girone d’andata e un ritorno con qualche stop in più, ma che affonda le sue radici nel passato recente.
«Il progetto è iniziato due anni fa, poi con la pandemia si è intoppato tutto. Quest’anno ci siamo fatti la promessa che se non ci fosse stato il Covid nessuno ci avrebbe tolto l’obiettivo di prenderci il campionato e va tolto il cappello per i ragazzi perché sono sempre andati avanti tenendo duro. Si sono allenati sotto la pioggia, hanno fatto tamponi su tamponi per rientrare nei protocolli e hanno accettato tutte le conseguenze della pandemia. Hanno fatto un girone d’andata strepitoso, perdendo solo una partita. C’erano però delle squadre che ci avevano impressionato, come il Molinello, e il ritorno è stato complicato perché tra marzo e aprile i risultati non arrivavano. Ci siamo fatti prendere un po’ dall’agitazione visto che molti ragazzi non erano abituati a stare in alto a lungo. Il merito però è di due persone in particolare: il tecnico Roberto Savi e il vice Christian Gusola, che hanno mantenuto i nervi saldi anche quando ne abbiamo perse due di fila. Hanno tenuto unito il gruppo dando spazio a tutti e ne siamo usciti fuori nelle tre partite più importanti: San Giorgio, Molinello e Rondinella. Ci siamo arrivati con il 100% di testa, sapendo che avremmo dato tutto, e questo i ragazzi hanno fatto».

Una ripresa per nulla scontata visto che tra le sconfitte del ritorno rientrano anche quelle negli scontri diretti con Rondinella e Rondò Dinamo.
«A livello psicologico chiunque avrebbe accusato il colpo, invece ci hanno fortificato ancora di più. Ci hanno portato a fare meglio perché sapevamo il valore di questo gruppo e c’era ancora tutto il campionato da giocarsi con la consapevolezza che vincendo le ultime saremmo stati sicuramente primi».

La festa liberatoria dopo la vittoria nello spareggio

Prima l’Under 19, poi i 2008 e adesso la Prima Squadra. È stato un anno di successi, ma quest’ultimo che significato ha per il Don Bosco?
«È motivo d’orgoglio e lo è ancora di più tornare ad avere a Cesano una squadra che faccia la Prima Categoria perché una città come questa che 15/16 anni fa è stata addirittura in Eccellenza e ha vinto una Coppa Lombardia merita questo tipo di categorie. Fortunatamente possiamo dire di essere stati noi a mantenere alto l’onore della città. Su sei campionati agonistici poi ne abbiamo vinti tre. Ogni anno vogliamo migliorarci facendo piccoli passi, ma che siano veri e decisi. Questa stagione è indimenticabile sotto tutti i punti di vista, abbiamo fatto anche tanti progetti per i ragazzi dell’attività di base, come andare insieme a 100 tesserati e 80 genitori a Coverciano per fare una giornata intera. Il nostro compito non è soltanto di vincere i campionati, ma anche quello di trasmettere un certo senso di appartenenza, dei valori etici, sociali e sportivi. E un bel segnale è che oltre alle nostre proposte ci sono delle famiglie che ci seguono».

Per la prossima stagione invece qual è l’obiettivo?
«Allestire una squadra che possa fare una Prima Categoria di primo ordine perché cercheremo con le nostre forze di provare a vincere il campionato. Sarebbe sbagliato non tentare vista la base competitiva che abbiamo, poi se saremo bravi tanto di cappello, altrimenti ci riproveremo».

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