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Seconda Categoria

Pronipote del primo capitano dell'Italia: una storia di calcio dalla Sicilia a Giussano!

L'ottima stagione di Claudio Calì, discendente di un pioniere assoluto del calcio italiano

Francesco Calì

Una foto d'epoca di Francesco Calì

Claudio Calì non ha centrato, nonostante l'ottima terza piazza finale, i playoff col Giussano, ma si è tolto la soddisfazione di issarsi sul trono dei bomber, grazie alla dozzina di reti valsa il +1 sul compagno di squadra Santagada, su Cima (Vedano) e su Fichera (Centro Sportivo Villanova). Ma la sua storia, la nostra storia ha inizio molti anni fa, agli albori del calcio italiano, perché un avo di Claudio è uno dei pionieri dello Stivale a forma di pallone.

Uno zio di nonno Angelo, Francesco Calì, nato nel 1882 nella catanese Riposto, emigra per motivi di studio in Svizzera (paese che gli avrebbe intitolato, alla pari di Genova, una via) e là il giovanotto impara i rudimenti del calcio. E' inizio Novecento, si torna a casa: perde sì assieme al fratello Salvatore la finale del 1901 nelle fila del Genoa, ma assurge a pilastro dell'Andrea Doria, compagine che avrebbe dato origine assieme alla Sampierdarenese l'odierna Samp. Quanto sono state importanti le partite a ZurigoGinevra! Nelle cinque presenze nella selezione rossocrociata aveva addirittura fatto gol da angolo contro la Francia.. E i Galletti dicono ancora bene: è il 1910 e il pubblico milanese applaude all'Arena la prima Nazionale, vittoriosa 6 a 2 sui cugini d'Oltralpe, e Francesco indossa, per età e proprietà linguistica, i gradi di capitano: qualche settimana dopo farà parte della prima trasferta degli azzurri ancora in maglia bianca, per smettere poi col calcio, vissuto ancora da membro della commissione tecnica e arbitro.

Ma la storia di Francesco è solamente interrotta, perché, come da magia, un filo rosso allaccia gli scarpini di Claudio, classe '92, che lo omaggia mettendo in campo la domenica quella passione che Francesco aveva riportato con sé nel Bel Paese dalla Svizzera: «Mi deve essere rimasto qualche cosa a livello genetico, ormai del Giussano posso definirmi senatore, dunque metto a disposizione dei giovani le mie esperienze, inculcando valori come lavoro e coesione».  

Qual era l'obiettivo estivo?
«Disputare un buon torneo esprimendo gioco gradevole: era il primo anno in Seconda Categoria dopo le interruzioni e il gruppo storico ha risposto bene. Non abbiamo tenuto il passo delle prime per qualche defezione e un pizzico di inesperienza, ma cresceremo ripartendo dai picchi toccati dal nostro gioco, tipo il derby contro l'Fr Team Paina: nella ripresa abbiamo ribaltato il punteggio con Zanfrini e il mio rigore».

Da quanto indossi la maglia biancorossa?
«Sono arrivato nel novembre 2017, quando ho lasciato l'AC Desio e la Prima Categoria: ci giocavo con mio fratello Giacomo, che quest'anno ha militato nella Juvenilia. È stato un inizio col botto, avendo firmato due gol all'esordio, ma poi non ho trovato molto spazio. Il ripescaggio nel 2020 è stata la soddisfazione maggiore: il Misinto ci aveva sì superato, ma il vantaggio sulle altre era davvero consistente».

Descrivi le tue caratteristiche.
«Nasco esterno, non a caso da attaccante degli Allievi Regionali realizzo 36 gol: anche a Giussano gioco nel terzetto offensivo, o da seconda punta, finché Mister Fanelli, che mi aveva avuto all'Albiatese, mi sposta mezzala, convinto potessi essere più incisivo; ha avuto ragione, perché mi sono sentito a mio agio e mi sono ritrovato al centro del gioco. Sono a disposizione del gruppo: ho una certa intelligenza calcistica e se necessario mi adatto a ricoprire il ruolo di terzino. Il difetto? Qualche urlaccio dalla panchina mi dirotta fuori dalla partita! Quest'anno è stato il migliore a livello realizzativo: Mister Figini mi ha dato maggiore libertà tattica, ho contraccambiato trascinando la squadra».

Come nasce la passione per il calcio?
«Comincia all'Oratorio di San Rocco a Seregno, poi la trafila nelle Giovanili azzurre fino al fallimento: mi rompo il crociato nella Juniores Xenia e dopo lo stop mi ritrovo in Prima Squadra al Nibionno, dove debutto contro il Crema risolvendo una mischia. Prima di Desio, quattro stagioni suddivise tra Brioschese ed Albiatese».

Chi è il tuo modello?
«Amo il calcio perché papà Luigi mi ha portato allo stadio e mi sono innamorato dell'extraterrestre Ronaldo: Milito ha scritto la pagina più intrisa di storia, Zanetti è stato l'esempio a 360 gradi, ma, tarate le nostre caratteristiche, mi piacerebbe governare la mediana alla Brozovic, uno che si trova sempre al posto giusto nel momento giusto».

Che Giussano sarà?
«Siamo un gruppo collaudato e tecnico, quindi la consapevolezza nei nostri mezzi ci deve imporre di puntare almeno ai playoff: vediamo come inciderà la regola dei tre giovani da mettere in campo, c'è un bel salto anagrafico rispetto al passato! Spero Santagada continui a regalarmi assist a volontà: è una seconda punta che ha fatto stagioni importanti con Biassono e Vis Nova. Tra noi è nata subito una bella intesa: al Vedano su un suo lancio ho realizzato il gol più bello, incrociando di destro nel sette dal vertice destro dell'area!".

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