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Seregno, il Presidente Erba: «Ci sono cinque entità in lizza per continuare l'avventura, a breve conoscerete il nome del mio successore»

L'imprenditore lissonese conferma la sua volontà di cedere la società, mentre si spargono le voci sul licenziamento del dg Ninni Corda

Davide Erba è un fiume in piena: confermato il suo desiderio di vendere il Seregno pensa anche di lasciare il mondo del calcio

Il Presidente del Seregno Davide Erba

L'ennesima settimana densa in casa Seregno si è dipanata fuori e dentro il campo e non è una novità: se le gare contro Legnago Salus e SudTirol hanno confermato quanto sia determinata la truppa di Mariani nel giocarsela alla pari con tutti, è ciò che bolle nella stanza dei bottoni a turbare i sonni di una tifoseria che può essere orgogliosa dei propri beniamini; all'ufficializzazione via conferenza social delle dimissioni da parte di Erba, ha difatti fatto seguito la sospensione per 5 giorni del dg Corda da parte dello stesso presidente e ora si vocifera di un possibile licenziamento.

La gara del Sandrini valeva doppio dopo il ko contro la Pro Sesto e Borghese e Cortesi l'han incanalata bene: i rossi a D'Andrea, Gentile e Cocco han reso poi romanzesca la trincea (Galeotafiore, Borghese, Zoia, St Clair, Invernizzi, Gemignani e Vitale, questi i 7 eroi) davanti Fumagalli. Erba, ringraziati i ragazzi per la «Pagina di calcio memorabile e la prova di attaccamento alla maglia», ha confermato di aver avviato l'iter di cessione a nuovi azionisti, che garantiscano la «Continuità del progetto Seregno» nel solco dei risultati (ritorno tra i professionisti, migliorie a infrastrutture e giovanili) centrati nella sua gestione. «Il Seregno è società pulita e appetibile per chi vuol fare calcio, non ha debiti bancari e ha conto economico positivo tra attivi e passivi: ci sono cinque entità in lizza per continuare l'avventura, a breve conoscerete il nome del mio successore - afferma l'imprenditore lissonese, stanco del clima circostante la sua figura - Non temo lo spirito vendicativo di certi personaggi: il Seregno è penalizzato dall'inizio (i rigori negati quanti sono, forse 20?) e Legnago ne è la conferma (cinque espulsi, inclusi due dalla panchina: gli osservatori dell'AIA a che cosa servono?), così non mi diverto più. Il calcio minore è abbandonato a se stesso da questi politicanti che, una volta eletti, se ne fregano dei presidenti che definiscono gli azionisti del sistema, ma che considerano diversamente. La gente si disaffeziona: piazze ambiziose come Padova e Trieste fan 1000 spettatori».

Lo smarcamento dalla creatura comporta l'appello che odora di dribbling: «Giù le mani dal Seregno! Ci sono ragazzi che si impegnano per approdare in altre categorie. Mi faccio da parte, ma continuerò la mia battaglia di legalità, perchè da adesso potrò parlare liberamente. Non sono una gallina da spennare: mi hanno chiesto multe per 36 mila euro, battendo persino le 30 mila rifilate a Lotito». Per non farsi mancare nulla, nei giorni in cui al Ferruccio calavano gli altoatesini imbattuti, che a fatica imponevano i galloni di prima della classe (Galeotafiore, autore del provvisorio pari, è a proposito diventato uno dei tre che ha bucato Polizzi, protagonista di una striscia durata 1019'), Ninni Corda si trovava sospeso dalle sue funzioni: non c'è ancora una dichiarazione ufficiale da parte della società, ma le voci che trapelano bollano come insanabile la frattura, col sodalizio brianzolo pronto a recapitare sulla scrivania dell'uomo messo sotto contratto in estate come plenipotenziario del calciomercato la lettera di licenziamento. Gli Spartani preparano così la sfida di Busto Arsizio in un clima una volta di più teso.

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