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Borgosesia retrocesso, mea culpa di Pizzi: errori nella costruzione della rosa

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Perdendo all’ultimo secondo con la Caronnese, il Borgosesia mercoledì è matematicamente retrocesso in Eccellenza dopo più di un decennio. Dodici anni, senza mai sconfessare una linea chiara, concreta, che fa scuola e produce talenti per le categorie superiori. Dodici stagioni in cui i granata hanno sempre trovato il giusto mix, la giusta chimica per formare una squadra giovane, atletica, che esprimesse sempre un calcio propositivo lanciando sul panorama calcistico dilettantistico interregionale e professionisitico nazionale un ricco roster di giocatori e allenatori. Non ultimo Alessio Dionisi, fresco della promozione in Serie A con l’Empoli e nuovo allenatore del Sassuolo. Qualcosa però quest’anno, sul piano sportivo, è andato storto e il primo ad assumersi le responsabilità è il presidente Michele Pizzi. «Quando qualcosa non funziona in una società si deve guardare alla sua testa e io mi assumo le responsabilità degli errori fatti. Se si è retrocessi non ci si può aggrappare ai “Si, però…” bisogna invece capire gli errori e ripararne. Sicuramente un errore che ho fatto è stato quello di tirare troppo la corda sui giovani. Molti si riempiono la bocca sulle squadre giovani, ma spesso ne schierano poco più del necessario per guadagnare punti in graduatoria. Noi forse siamo gli unici a schierarli per davvero e in gran numero. In estate abbiamo calcato un po’ la mano facendo una squadra senza quei due o tre elementi che servono per reggere la baracca nei momenti difficili. Anche quando abbiamo fatto la campagna di riparazione… Non abbiamo immesso troppa esperienza». Errori quindi di programmazione per Pizzi, che non solo scagiona da ogni responsabilità il tecnico subentrato Stefano Rossini, ma rilancia: «Dal profondo del cuore dico che Rossini è un grandissimo tecnico, oltre che una grandissima persona. Poche volte ho visto una squadra giocare così e anche se molti lo mettono come se fosse l’ultimo della fila ha più di 600 panchine ad alti livelli. Devo ringraziarlo per il lavoro che ha fatto e per la persona che è». Demeriti a parte, Pizzi comunque ci tiene a sottolineare quanto alcune cose nell’arco della stagione non gli siano andate giù: «Non voglio cercare alibi, al tempo stesso voglio dire che di alcune cose mi ricorderò. Come il trattamento spesso riservato dalle terne arbitrali in casa. Non siamo abituati a ricoprire quelle zone di classifica, ma ho in mente un po’ di episodi che confermano la tendenza di dare addosso alle squadre in fondo alla classifica». Futuro La ferita è ancora fresca e una possibilità di rimanere in Serie D c’è tramite il ripescaggio e questo cambierebbe non poco gli scenari futuri a livello di quadri societari. «Proveremo a chiedere il ripescaggio - continua Pizzi - Non lo abbiamo mai fatto, ma per noi stare in Serie D è un sogno e credo che in questi anni un po’ di punti meritevoli li abbiamo guadagnati. In ogni caso non tradiremo la nostra linea con cui abbiamo lavorato in questi anni. A livello dirigenziale non faccio nomi perché molto dipenderà dalla categoria che faremo, anche se qualcuno ha già cambiato senza avvisare. Siamo poco commerciali e dovremmo fare un colpo mediatico, ma anche per irrobustirci, per non essere schiacciati dalla vicinanza. Nel 2025 facciamo 100 anni della società. Quando sono entrato si stava per festeggiare gli 80, il mio sogno e festeggiare il centenario in Serie D e lavoreremo per quello».
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