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L'intervista

Sulle orme di Meazza calcando il suo stesso campo

«È bello che qualcuno abbia ancora il coraggio di schierare i giovani anche in posizioni nevralgiche del campo»

Domenico Cannataro, Alcione

Domenico Cannataro, fantasista classe 2003, al suo primo campionato di Serie D con la maglia dell'Alcione

Con la vittoria del campionato di Eccellenza lo scorso giugno l'Alcione ha conquistato la prima storica promozione in Serie D, diventando così la terza squadra di Milano dopo Inter e Milan. I tanti investimenti estivi, dentro e fuori dal campo, hanno acceso i riflettori sul club del presidente Montini. A svelarci alcuni segreti dello spogliatoio Orange è Domenico Cannataro, centrocampista classe 2003 la cui carriera sta spiccando rapidamente il volo. Cresciuto nel settore giovanile del Suno, ha completato il settore giovanile a Gozzano dove ha avuto il primo assaggio del professionismo e si è allenato per tutta la scorsa stagione insieme alla Serie D. Quindi la scelta di andare in prestito alla Sestese la scorsa primavera per trovare spazio tra i grandi, giocando da protagonista il mini-campionato realizzando due reti e alcuni assist. Prestazioni che hanno attirato l'attenzione di tanti club tra cui la Pro Vercelli, la più lesta ad aggiudicarsi il suo cartellino. In estate la scelta di andare nuovamente in prestito per fare esperienza l'ha portato all'Arena Civica. Una scelta coraggiosa ma che lo sta ripagando, visto che ha già collezionato ben 12 presenze nel massimo campionato dilettantistico.

Cannataro in posa: lo stile non manca, il gol in partite ufficiali ancora si. Eppure l'esordio in maglia Orange è stato bagnato con la firma sul pareggio nell'amichevole con l'Ardor Lazzate, grazie a una rete alla Meazza e diverse giocate pregevoli che l'hanno reso il migliore in campo. Clicca sulla foto per leggere la cronaca del primo timbro del centrocampista coi milanesi.

Nonostante la giovane età stai già diventando un punto fermo del centrocampo di Cusatis. Ti aspettavi di trovare così tanto spazio?

«È bello che qualcuno abbia ancora il coraggio di schierare i giovani anche in posizioni nevralgiche del campo e in partite difficili. Tanti preferiscono defilarli sulle corsie esterne o in porta, invece il mister non ha paura e noi lo percepiamo. Anche per questo siamo motivati a dare il massimo ogni allenamento, per ripagare la sua fiducia e farci trovare pronti nel momento del bisogno. Sappiamo che abbiamo le nostre occasioni e vogliamo farci trovare pronti a sfruttarle. Per un giovane, avere un allenatore come Cusatis è il top perché sa come tirare fuori il meglio dai suoi giocatori, sia a livello tecnico-tattico sia sotto l'aspetto caratteriale. Ad oggi è il più preparato che ho conosciuto. All'esterno può apparire tranquillo e pacato, ma è meglio non farlo incazzare perché quando si arrabbia ci vuole lo scudo. Anche a bordo campo sa essere bello cattivo quando serve dare la scossa».

Potevi restare alla Pro Vercelli per provare a giocarti le tue carte in Serie C invece hai scelto di andare in prestito all'Alcione. Cosa ti ha spinto a venire all'ombra della Madonnina?
«Credo che non ci sia ambiente migliore per crescere perché è una società davvero ben organizzata. Appena ho saputo

Sapere che avremmo giocato all'Arena è stata una spinta ulteriore, per un passionale come me entrare in certi campi fa venire i brividi, è come vivere un sogno

del loro interesse ho parlato con la dirigenza per chiedergli di farmi andare a giocare tra i grandi. Sapere che avremmo giocato all'Arena è stata una spinta ulteriore, per un passionale come me entrare in certi campi fa venire i brividi, è come vivere un sogno. Non so quanti giocatori hanno il privilegio di giocare in un impianto con questa storia e fascino. Anni fa ci hanno giocato l'Inter e il Milan, per me che ho il cuore nerazzurro pensare che un mito come Meazza ha calcato questo stesso prato è motivo d'orgoglio e mi dà una carica assurda. Fortunatamente nel nostro girone ci sono tanti stadi importanti: domenica entrando in quello del Forlì mi è venuta la pelle d'oca. So che anche alcune società di Serie A e B si sono interessate, ma il mio cartellino è della Pro Vercelli: a giugno tornerò da loro e insieme al club valuterò quale sarà la soluzione migliore per il futuro. Non dimentico però Gozzano che ha rappresentato una tappa fondamentale per me perché sono stati i primi anni da professionista, il mio trampolino verso il calcio dei grandi. Non posso che ringraziarli e fargli i complimenti per il lavoro che stanno facendo, sperando un giorno di tornare da protagonista».

Un gol da 7.5 in pagella: clicca sulla foto per leggere la cronaca dell'ultimo show di Cannataro con la maglia del Gozzano Under 19

Meazza ha chiuso la carriera da mezz'ala, tu invece l'hai cominciata in quel ruolo prima di essere avanzato trequartista da Cusatis. Potendo scegliere, dove preferiresti giocare?
«La mezz'ala è la mia comfort zone anche perché credo di saper legare abbastanza bene la fase difensiva con quella offensiva. Però il mister mi vede più dietro le punte e devo ammettere che mi sto divertendo a ricoprire questo ruolo, anche se c'è da correre parecchio perché il calcio moderno richiede tanto sacrificio in pressione sulle fonti di gioco avversarie».

Il tuo compito principale è quello di innescare gli attaccanti ma ciascuno ha caratteristiche diverse dagli altri. Come ti chiedono di servirli?
«Fabio (Morselli) vuole la palla sui piedi, infatti quando sfila dietro le punte io mi sposto più vicino al centravanti per creargli lo spazio. Franci (Manuzzi) è più completo, un rapace d'area che capisce prima di tutti dove andrà il pallone, infatti ha già realizzato alcuni gol sfruttando delle palle sporche. Gli puoi dare sia la palla addosso sia nello spazio, sa colpire di testa e difendere la palla col fisico. Bangal a mio avviso è ancora più forte spalle alla porta e non ci capacitiamo come non sia ancora riuscito a segnare. Siamo tutti convinti che appena si sbloccherà non si fermerà più, come spero di fare anch'io. Ho già servito tre o quattro assist ma purtroppo mi manca ancora il gol».

La presentazione di Cannataro da parte del direttore sportivo Matteo Mavilla. Le prestazioni del centrocampista con la maglia della Sestese hanno acceso su di lui i riflettori di diverse società. Clicca sulla foto per leggere l'esordio del classe 2003 in biancoblù, bagnato ancora una volta con un gol.

Qual è il compagno da cui stai imparando di più?
«A livello tecnico non puoi avere un compagno migliore di Mario Piccinocchi, è davvero straordinario e ha tantissimo da insegnare. Sotto l'aspetto caratteriale, invece, credo che Stefano Bonaiti sia il top perché ti tiene sempre sul pezzo. Ha un carattere molto forte e aiuta tanto noi giovani a non mollare mai. Per il mio ruolo l'esempio da seguire è Fabio Morselli: la sua tecnica nel saltare l'uomo e calciare in porta è eccezionale. Poi non posso astenermi dal citare la freddezza glaciale di Francesco Manuzzi sotto porta. Avere degli esempi come loro da seguire è molto importante nel mio processo di crescita».

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