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L'intervista

Un ex Atalanta e Albinoleffe al timone della neopromossa: «Arrivo qui in punta di piedi»

Il ricordo della Serie B: «Chiamato a 7 giornate dalla fine siamo retrocessi, ma l'anno dopo senza 10 punti di penalità saremmo arrivati terzi»

ALESSIO PALA SANT'ANGELO

SERIE D SANT'ANGELO: Alessio Pala, nuova guida della formazione rossonera

Le strade del calcio sono davvero imprevedibili: il Sant’Angelo, almeno fino a qualche settimana fa, mai avrebbe immaginato di dover programmare il suo esordio in Serie D senza Roberto Gatti, lo stratega che ne ha regalato le chiavi d’accesso. Eppure una chiamata dalla Svizzera ha cambiato le carte in tavola. Poco male, perché il club rossonero ha saputo fare di necessità virtù, archiviando in fretta il passato e accogliendo in sede Alessio Pala. Il nuovo tecnico, nato a Bergamo nel 1965, ha allenato Allievi e Primavera dell’Atalanta prima di sedersi sulle panchine di Pro Patria, Pro Sesto, Pavia e Albinoleffe, fra le altre; proprio con i blucelesti ha vissuto esperienze indimenticabili in Serie B e C. Reduce da due stagioni nelle giovanili della Pergolettese, sembra l’uomo più adatto per dare stabilità ai lodigiani.

Nella sua lunga carriera ha avuto modo di lavorare sia con categorie giovanili che con Prime Squadre. Le mancava avere a che fare con i più grandi?
«Semplicemente trovo utile saper allenare sia le giovanili che le Prime Squadre, anche se vi sono differenze sostanziali: nel primo caso devi formare i giocatori, mentre nel secondo devi ottenere risultati. Con l’avvento della pandemia ho preferito dedicarmi ai giovani».

La chiamata del Sant'Angelo è giunta un po' all'improvviso: cosa l'ha persuaso a firmare?
«Effettivamente è accaduto tutto in poco tempo, ma la serietà e la lungimiranza di questa società mi hanno convinto a cogliere l’occasione; sposo la causa con entusiasmo, ben conscio oltretutto di essere in una piazza importante, che cercherò di rendere orgogliosa partita dopo partita».

Con quale spirito entra a far parte di questo club?
«Arrivo in questa realtà in punta di piedi, rispettando il mio ruolo e senza voler prevaricare su chi conosce meglio di me la categoria; voglio adattarmi alle scelte del nostro direttore, il cui operato mi sembra comunque buono. Le mie scelte tecniche si baseranno quindi su chi avrò a disposizione e sui momenti delle partite. Voglio essere umile e lavorare a testa bassa».

Ha già qualche idea sulle strategie e sul gioco da attuare?
«Mi piace un calcio palla a terra, che possa far divertire anche chi ci segue, ma so che a volte serve praticità. Per quanto concerne il modulo non sono un integralista, ma posso già dire che giocheremo con una linea difensiva a quattro e un centrocampo a tre; in avanti ruoteremo il triangolo offensivo a seconda delle esigenze».

Quale sarà l'obiettivo principale per la prossima stagione?
«Con idee chiare, equilibrio e un po’ di calma possiamo nutrire l’ambizione di assestarci all’interno del girone».

Tornando un attimo nel passato, qual è l'esperienza che rammenta con più piacere? 
«Ricordo bene quella in Serie B con l'Albinoleffe, anche se terminò con una inevitabile retrocessione: fui chiamato a sette giornate dalla fine e ottenni buoni risultati inserendo diversi giovani. L'esperienza migliore fu probabilmente l’anno seguente, quando partimmo a -10 e arrivammo sesti; senza quella penalità iniziale, dovuta al calcioscommesse, avremmo raggiunto il terzo posto alle spalle di Trapani e Lecce».

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