Il dopo Tavecchio sarà Cosimo Sibilia

Carlo Tavecchio

La conferma di Carlo Tavecchio alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio era così scontata che neppure io ho sbagliato pronostico. I giochi si sono conclusi nel momento in cui l’Associazione Allenatori, guidata da Renzo Ulivieri, ha consumato lo strappo con l’Associazione Calciatori di Damiano Tommasi. Mai, prima di lunedì, i due sindacati avevano battuto strade differenti o, come nel caso di specie, addirittura opposte: gli Allenatori con Tavecchio e i Calciatori con Abodi. Una volta, anziché perdersi in tanti discorsi “politicamente corretti”, si diceva che qualcuno si era venduto o era stato comprato. Oggi si preferisce dire che Ulivieri ha fatto gli interessi della sua associazione, mettendo in secondo piano, e che se questo è vero, avrà anche la vice presidenza federale. Una cambiale che Tavecchio è stato costretto a firmare. Non credo che Tavecchio sia troppo contento di avere alla sua sinistra un “vetero comunista che ostenta i busti di Stalin”, ma non aveva altra scelta, pena la sconfitta. Se, infatti, Ulivieri non avesse proceduto così e fosse rimasto fedele al patto non scritto con l’Aic, oggi sulla poltrona di presidente sarebbe seduto Abodi. Il quale, a mio giudizio, ha avuto soprattutto una colpa (peraltro riconosciuta): essersi candidato tardi e, di conseguenza, aver condotto una campagna elettorale di rincorsa. Ma questo, ormai, è il passato. Il presente si chiama Tavecchio, mentre il futuro, secondo me, si chiamerà sempre di più Sibilia. Viene dalla politica, è raccomandato da Malagò (presidente del Coni), non è amico di Tavecchio, ma ha saputo tenere unito (quasi del tutto) il grande mondo dei Dilettanti e a farlo convergere sul presidente uscente. Anche in questo caso, Tavecchio dovrà pagare un’altra cambiale con un’altra vicepresidenza, magari da vicario. Come dire un granellino più sù degli altri. Proprio per questo, Carlo Tavecchio sbaglierebbe a considerare Sibilia un alleato a vita. Non lo è e non gli interessa di esserlo. E’ un politico navigato che entra nel calcio e non si fermerà solo ai Dilettanti. Questo è solo il primo passo lungo una strada che lui e il suo mentore hanno bene in testa: essere il successore di Carlo Tavecchio dopo il 2020. O, se le condizioni lo consentiranno, addirittura prima. Cosa possa accadere prima, nessuno lo sa, ma non si può certo dire che le occasioni (o le imboscate) mancheranno. Intanto la Federazione Italia Giuoco Calcio è spaccata e non saranno certo gli appelli di Tavecchio a restituirla all’unità. Poi – l’ho scritto una settimana fa – ci sono quegli appuntamenti che non si possono mancare. Mettiamo, per esempio, che l’Italia, una volta qualificata (se si qualifica), faccia un pessimo Mondiale (2018) e riaccada quel che capitò in Brasile con Prandelli dimissionario e Abete che lo segue a ruota. Si può escludere che Tavecchio non sia costretto a fare come il suo predecessore?