Pioli, il 2-2 nel derby può costare caro

Il pareggio-beffa del derby rischia di costare caro a Stefano Pioli. Va da sé che, al di là delle opinioni e delle convinzioni personali, se l’Inter non raggiungerà l’accesso in Europa League l’allenatore perderà il posto, nonostante un contratto che scade nel 2018. Non penso sia giusto, ma sarà inevitabile. La proprietà Suning, prima ancora della dirigenza, non accetterebbe un fallimento tanto palese, dopo investimenti massicci e mirati.
Eppure Pioli, che ha rilevato Frank de Boer, ha rilanciato l’Inter dopo un inizio disastroso. Unica gioia del tecnico olandese: la vittoria sulla Juventus che gli ha permesso qualche altra settimana di gestione. Ma la sua scelta fu un errore, grosso almeno quanto la rinuncia a Roberto Mancini. Chi mi legge sa quante volte lo abbia criticato. Cionondimeno è onesto dire che, con lui al timone, l’Inter non sarebbe mai partita così male e, forse, oggi non sarebbe al settimo posto in classifica (56 punti), virtualmente fuori dalla zona europea.
La rivalutazione di Mancini è necessaria non solo per dire che con lui l’Inter ha perso un tecnico preparato e competitivo, ma anche per spiegare l’inettitudine di una parte della dirigenza. In particolare di Erick Thohir, attuale presidente senza portafoglio, che prima lodava Mancini per le sue indubbie capacità (“è il nostro fuoriclasse” diceva con enfasi) e poche settimane dopo ha fatto di tutto per favorirne l’uscita.
Naturalmente quello non è stato l’unico errore di Thohir. Il secondo è stata la scelta di de Boer, un allenatore che non conosceva né l’Inter, né il campionato italiano. I risultati sono stati la conseguenza del suo disagio tattico, tecnico, comportamenatale. Resto convinto che de Boer non fosse adatto all’Inter anche se fosse stato italiano, ma non conoscere la lingua, gli usi, la abitudini, i vizi e le virtù di Appiano Gentile e di San Siro ne hanno causato il rapido affondamento.
L’arrivo di Pioli non è stato solo il prodotto di un laborioso casting, ma la vittoria del gruppo italo-argentino dei dirigenti. Javier Zanetti (vicepresidente), Piero Ausilio (direttore sportivo), Giovanni Gardini (direttore generale) hanno fortemente voluto Pioli in considerazione del suo profilo tecnico. Scommessa condivisa (almeno da me) e la cui bontà è testimoniata dal percorso che ha riportato l’Inter prima a competere, addirittura, per un posto in Champions (ma io non ci ho mai creduto) e ora, nonostante la classifica, per uno in Europa League.
Il mio discorso non è legato all’esito del campionato (non lo posso conoscere), ma alle conseguenze di quella scelta. Dovesse andare male (ma non credo e non spero), a pagare non dovrebbe essere solo Pioli, ma anche chi l’ha scelto, cioè il trio Zanetti, Ausilio, Gardini.
Quanto a Thohir, uno che con l’Inter ha speculato, guadagnandoci, prima si toglie di mezzo e meglio sarà per tutti.