Calcio e Salute – Fratture da stress: se sei donna e sei a dieta…

Le fratture da stress (dette anche fratture da fatica) sono lesioni parziali delle ossa riscontrate nell’attività sportiva intensa come incapacità dell’osso di resistere e adattarsi a sollecitazioni troppo intense e ripetitive

Calcio e Salute - Isokinetic
Calcio e Salute - Isokinetic

Le fratture da stress (dette anche fratture da fatica) sono lesioni parziali delle ossa riscontrate nell’attività sportiva intensa come incapacità dell’osso di resistere e adattarsi a sollecitazioni troppo intense e ripetitive.

La frattura da stress può interessare atleti (podisti, marciatori, calciatori, giocatori di basket…) che svolgono importanti sessioni di allenamento, con carichi ripetitivi sullo scheletro per un lungo periodo (corsa, balzi, salti).

Interessano soprattutto tibia nel 44-50%, perone nel 12-16%, metatarsi nel 16-20% e femore nel 6-8%. Con frequenza minore interessano calcagno, scafoide, omero, bacino e vertebre.

Si tratta di un tipo di infortunio piuttosto grave, perché  costringe chi ne è vittima ad uno stop lungo, almeno da 4 a 6 settimane, senza contare il tempo necessario per  “ricostruire” lo stato di forma.

I fattori di rischio “sicuri”sono sostanzialmente tre.

Il primo è la variazione qualitativa (introduzione di lavori veloci, balzi ecc.) o quantitativa del carico di allenamento. Una fatica muscolare eccessiva così come un muscolo che si trova ad affrontare una nuova situazione producono aumento dell’impatto sull’osso che, se ripetute, conducono alla frattura .

Un secondo fattore di rischio è il sesso: le donne presentano un rischio sei volte superiore agli uomini. Quelle che seguono un regime alimentare per minimizzare il peso sono a rischio circa otto volte più del sesso maschile.

L’ultimo è l’età: un’età più avanzata favorisce le fratture da stress. L’invecchiamento rende più deboli le ossa e diminuisce le capacità ammortizzanti della masse muscolari.

Poi vi sono una serie di altri potenziali fattori di rischio che vanno presi in considerazione ma sui quali non vi sono ad oggi evidenze scientifiche certe. Aumento spessore osseo, della rotazione anca, significative asimmetrie degli arti inferiori, arco plantare eccessivamente ampio o ridotto.

L’atleta riferisce insorgenza del dolore il più delle volte cronica ed insidiosa e raramente acuta. Non vi è mai la chiara correlazione con un evento scatenante singolo. Nel caso d’insorgenza graduale, il dolore è in relazione all’attività fisica e si avverte solo durante lo sforzo. Più l’allenamento è intenso, maggiore è il dolore.

Con l’avanzare del problema esso compare anche al semplice carico e poi a riposo e durante la notte. Il dolore è presente palpatoriamente a livello dell’area fratturata, associato ad edema. In fase avanzata si accompagna a deficit della forza dei muscoli della gamba e contratture dei muscoli della gamba stessa.

Per quanto riguarda gli esami strumentali, la RX convenzionale ha scarsa sensibilità, ma un’alta specificità. Purtroppo solamente il 40-50% delle radiografie mostra le alterazioni iniziali. Ciò dimostra l’estrema importanza di un secondo controllo radiografico se il primo è risultato negativo e se persiste la sintomatologia. Quando la radiografia è positiva, non esiste la necessità di ulteriori esami.

Una scintigrafia ossea è necessaria quando esiste il forte sospetto di una frattura da stress. Variazioni scintigrafiche possono essere evidenziate molto precocemente, 48-72 ore dopo la comparsa dei sintomi.

Il maggiore difetto della scintigrafia è la sua mancanza di specificità, poiché non e visualizza la frattura vera e propria; anche altre patologie come tumori o infezioni possono determinare un aumento di intensità del segnale localizzato.

In alcuni casi possono essere valutabili altri esami come la TC o la risonanza magnetica.

Il trattamento, di tipo conservativo, si sviluppa nelle tradizionali 5 fasi, mettendo immediatamente l’atleta a riposo (2-6 settimane): scarico con stampelle ed eventualmente apparecchio gessato nei casi più gravi.

Le terapie fisiche possono giovarsi dei campi elettromagnetici pulsati. Anche le onde d’urto possono accelerare i tempi di guarigione.

Con la progressiva scomparsa del dolore il trattamento potrà essere effettuato in piscina (in scarico) per recuperare il tono muscolare, la propriocettività e la resistenza aerobica di base. In seguito si passerà sempre in ambito riabilitativo al lavoro a secco e quindi sul campo sportivo.

Il trattamento chirurgico è riservato solo in casi selezionati.

Prima del rientro all’attività sportiva è fondamentale l’analisi e la correzione dei fattori di rischio e la scelta di equipaggiamento sportivo (scarpe) adeguato.

a cura del prof. dott. Luca Tomaello (Isokinetic Torino)