Idoneità 0-6 anni, il Prof. Fabrizio Tencone: Fare la visita comunque

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Niente visite mediche nella fascia 0-6 anni. Parla il prof. Fabrizio Tencone del Centro d’Eccellenza Fifa, Isokinetic di Torino: «Sempre meglio, pur senza obbligo, monitorare la salute dei più piccoli»

La Lega Nazionale Dilettanti si ‘omologa’ alle altre discipline sportive, abolendo l’obbligo di Certificato Medico per i bambini in fascia pre-scolare da 0 a 6 anni. «Anche se non c’è più l’obbligo e in quella fascia d’età l’impegno fisico non è invasivo e stressante, il consiglio, nel momento in cui si comincia una pratica sportiva, è quello di farsi comunque controllare dal proprio pediatra o fare la visita medico sportiva comunque, anche per evidenziare eventuali difetti posturali e non solo» parola di Fabrizio Tencone, storico medico sportivo della Juventus dell’era Lippi e guida del Centro d’Eccellenza Fifa, Isokinetic.
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L’esperto Sull’onda emotiva e non solo della tragedia che ha colpito il calcio con la tragica scomparsa di Daniele Astori, le antenne e l’attenzione verso la prevenzione e l’attenzione alla cura del proprio corpo e della propria salute, per chi fa sport e calcio in particolare, parrebbe stridere a livello intuitivo con il provvedimento della Lnd che abolisce l’obbligo di visita medica in età prescolare. Sull’argomento però, l’intervento chiaro e diretto del professor Fabrizio Tencone: «Non entrando assolutamente nel merito di una decisione presa dalle istituzioni calcistiche – sottolinea il prof. Tencone – il mio personale consiglio a tutte le famiglie è comunque quello di avere lo scrupolo di monitorare e approfondire lo stato di salute generale del proprio bimbo. Al di là dello sport e della disciplina che faccia. ».

Prevenzione «Quella che viene fatta in quella fascia d’età è più una visita per appurare e tetre la parte muscolare, scheletrica e cardiaca – prosegue il professor Fabrizio Tencone -. Oppure evidenziare piccoli difetti posturali, controllare i piedi. Un consiglio che va più nella direzione della prevenzione e della tutela della salute del bimbo in generale. Dal pediatra o ancora meglio attraverso una visita medico-sportiva che possa anche aiutare a individuare alle prime eventuali avvisaglie di alunne problematiche che evidenziate in giovane età possono essere risolte e affrontate in modo tempestivo». Prevenzione dunque come elemento e fattore culturale.

Non a rischio Nel sottolineare il carattere preventivo e culturale di un controllo medico nel momento in cui si comincia una qualsiasi pratica sportiva, va anche sottolineato come il rischio, in quella fascia d’età in relazione anche alla tipologia di sforzo: «In età prescolare, nel calcio ma anche nelle altre discipline sportive, il tipo di attività che si svolge non ha un impatto cardio vascolare rilevante per cui ci possano essere dei rischi. Così come per altri aspetti che possano preoccupare. Anche nella mia e nostra esperienza, la tipologia di trauma che si riscontra in quella fascia d’età è prettamente di impatto: un braccio o una gamba rotta ma dovuta a elementi fortuiti e non certamente legati a discorsi di prevenzione attraverso visita medica».

Traumi In particolare nel gioco del calcio mi sento di poter rassicurare le famiglie rispetto ad eventuali rischi ma come detto, penso che sia giusto e doveroso avere cura e tutela della propria salute in senso generale. Per questo dico che una visita medica sia importante anche per riscontrare eventuali accenni di scogliosi, piedi piatti, colonna vertebrale dritta ecc… Come detto la tipologia di attività è più che altro ludico-motoria, senza grandi stress e impegni a livello fisico e atletico. Così come non ci sono carichi particolari e preoccupanti per il sistema cardio-circolatorio».

Nessun allarme dunque e soprattutto nessuna ‘barriera’ o attenzione abbassata da arte del calcio, delle istituzioni e del mondo del calcio. La salute e la tutela dei più piccoli è e rimane priorità e fondamento del movimento del calcio giovanile e dilettantistico. Poi, come sottolinea il prof. Tencone, prevenire e monitorare è prima di tutto un fatto di responsabilità, propria e nei confronti dei propri figli, più che di obbligo e di potenziale rischio.