16 Maggio 2021

Crudelizia: dal Totonero a Passaportopoli, le malefatte del calcio italiano

Le più lette

La Biellese-RG Ticino Eccellenza: la lavagna tattica di Andrea Porrini

Big match della quinta giornata tra Biellese e RG Ticino (che viene da due riposi forzati causa covid). Due...

Villafranca, giallorossi nel segno della continuità: confermato Caputo sulla panchina della prima squadra

Anche per l'ASD Villafranca Calcio è tempo di programmare il proprio futuro: in settimana è infatti arrivata la riconferma,...

Borgaro, Orofino tira le somme dopo metà campionato: «Non dobbiamo perdere l’entusiasmo»

La domenica nera passata contro l'Oleggio è già alle spalle, certo, il riposo e la squalifica da scontare nel...
Tiziano Crudeli
Tiziano Crudeli
Direttore Editoriale, opinionista, tifoso appassionato del Milan, esperto di calcio a tutto tondo, dalle giovanili alla massima serie

Il calcio è da sempre un formidabile mezzo di distrazioni di massa, è un modo per sfogare gli umori, occupa tempo e cervelli, toglie preoccupazioni e problemi personali, almeno nell’arco di tempo in cui si gareggia. Nel calcio è importante il prodotto TV, il pubblico di telespettatori, di tifosi, di consumatori che chiama pubblicità in base ai grandi numeri degli ascolti. È l’indotto che prevale sulla partita, sulla sua regolarità sulla trasparenza del calcio, sulla credibilità di tutto il mondo del pallone che spesso ha perso credibilità proprio per le speculazioni di molti personaggi che ne hanno tratto illeciti profitti. La corruzione nel mondo dello sport che specula sulla passione della gente, ha lasciato tracce indelebili. Durante la sua lunga storia, il calcio italiano ha vissuto diversi scandali che hanno richiesto anche l’intervento della magistratura sportiva e penale. Eventi che hanno coinvolto le squadre più blasonate, stravolgendo la storia del pallone dove l’etica e la morale dovevano essere le conditio sine qua non dello sport più seguito. E come tale, proprio per i grandi riscontri, anche gli interessi economici erano parte integrante. Col Totonero del 1980, Calciopoli del 2006 e Scommessopoli del 2011 in tempi diversi abbiamo toccato il fondo ed evidenziato il malaffare che albergava dietro le quinte. L’assurdo sta nel fatto che l’altra faccia della medaglia sono i due mondiali vinti dalla nostra nazionale nello stesso periodo in cui si registravano tali squallidi episodi. L’evento più eclatante è la prima retrocessione in Serie B della Juve.

Totonero Domenica 23 marzo 1980 alle ore 17, la Guardia di Finanza, al termine delle partite, arresta alcuni grandi giocatori appena usciti dagli spogliatoi. È l’inizio di uno scandalo epocale ripreso in diretta dalla trasmissione televisiva di novantesimo minuto. L’indagine era partita a inizio di marzo, quando un commerciante di frutta, Massimo Cruciani, oramai pieno di debiti con gli allibratori, decise di denunciare il fatto. Il tutto era incominciato in un ristorante romano (Le Lampare) di proprietà di Alvaro Trinca frequentato da giocatori laziali dove prese forma la possibilità di truccare alcune partite con accordi tra giocatori per poi far scommettere Cruciani per tutti su risultati certi. E così fecero per diverso tempo. Fino a quando Cruciani si trovò sotto di centinaio di milioni che avrebbe dovuto anticipare. Pressioni e minacce si sprecarono che lo costrinsero a coinvolgere le forze dell’ordine. Tante le partite del campionato 1979-1980 finite sotto inchiesta. La sentenza di primo grado fu la seguente: retrocessione in B per il Milan e Lazio, penalizzazioni per Bologna, Avellino e Perugia, assolte invece le altre. Tutti gli imputati vennero assolti verso la fine del 1980, restando in essere solo le sentenze sportive. Il Milan tornò subito in Serie A, salvo poi retrocedere ancora la stagione successiva. Alla Lazio occorsero otto anni per risalire. Mentre delle penalizzate soltanto il Perugia venne retrocesso.

Calciopoli L’origine è nell’inchiesta Offside avviata nel 2004 dalla Procura di Napoli sul calcio scommesse. Nel 2005 anche il procuratore di Torino Raffaele Guariniello indagava sul calcio, ma la sua inchiesta si era chiusa con l’archiviazione. Però il materiale che Guariniello aveva inviato alla Figc, nel 2006 la Federcalcio stava indagando su alcuni episodi di presunta corruzione nel mondo del calcio. Le accuse e le richieste di condanna: nove furono gli arbitri raggiunti da avviso di garanzia. Il 4 luglio 2006 le richieste dell’accusa: la retrocessione in Serie B di Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan con rispettivamente 6, 15, 15, e 3 punti di penalizzazione. Oltre alla proposta di radiazione peri principali dirigenti e arbitri coinvolti. Dopo la sentenza di appello resa nota il 25 luglio: unica squadra retrocessa fu la Juventus con 9 punti di penalizzazione per l’anno successivo invece dei 17 richiesti, a cui vennero tolti gli scudetti degli ultimi due anni. Fiorentina, Milan, Lazio presero 30 punti di penalizzazione per la stagione precedente (che permise al Milan di mantenere il posto in Champions e vincerla l’anno dopo), più rispettivamente 15, 8, 3 punti in meno nel campionato in corso, 11 punti anche alla Reggina invece di 15 e 6 punti per l’Arezzo in Serie B. Dopo quella sentenza la Juventus vinse il campionato di Serie B con numeri da record. La Fiorentina annullò i suoi 15 punti di penalità e finì sesta, la Reggina riuscì a salvarsi con un’incredibile rimonta. Anni dopo gli spunti dalle stesse intercettazioni partì “calciopoli bis” cui si aggiunse anche la richiesta della Juventus di rivedere la decisione sull’assegnazione dello scudetto 2005-2006 all’Inter (coinvolta in questo nuovo filone di indagini). Finì con un nulla di fatto.

Scommessopoli Lo scandalo venne alla luce l’1 giugno 2011 quando la Procura di Cremona furono eseguiti numerosi provvedimento di custodia cautelare nei confronti di varie persone legate al mondo del calcio e a quello delle scommesse sportive. Nell’indagine del Procuratore Federale Stefano Palazzi furono deferiti alla Commissione Disciplinare della Federcalcio 26 tesserati e 18 società con accuse dall’illecito sportivo alla violazione del divieto di scommettere per i tesserati. Nei processi sportivi svoltisi nell’agosto 2011 furono irrogate squalifiche nei confronti di molti tesserati. Alessandria e Ravenna furono retrocesse di categoria. Il 19 dicembre 2011 furono eseguiti nuovi arresti e finirono sotto inchiesta diverse partite anche di Serie A e Coppa Italia. Tra tesserati e società che hanno fatto ricorso sono stati accolti 5 ricorsi su 30. Il 28 maggio 2012 nuova ondata di provvedimenti restrittivi. Fra gli indagati anche l’ex allenatore del Siena Antonio Conte (che nel frattempo passato alla Juventus con cui aveva vinto lo scudetto) e la perquisizione della loro abitazioni, compresi gli ex baresi Andrea Ranocchia (passato all’Inter) e Leonardo Bonucci pure lui neo scudettato con la Juventus e degli ex genoani Domenico Criscito e Rodrigo Palacio (passati rispettivamente allo Zenit San Pietroburgo e all’Inter). L’accusa per tutti era sempre quella di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportive. Con le medesime accuse e con l’aggravante del riciclaggio del denaro sporco risultava ancora indagato Giuseppe Signori. Poi ultimamente assolto. Altri rinvio a giudizio il 22 giugno 2012. Il 26 novembre l’ex calciatore Almir Gegic, latitante dal giugno 2011 venne preso in consegna dai Carabinieri. Il 30 novembre la procura di Cremona ha chiesto una proroga di sei mesi per i 33 degli indagati per il calcio scommesse tra i quali Antonio Conte, Leonardo Bonucci, Domenico Criscito, Christian Vieri, Kakhaber Kaladze. Il 29 febbraio 2015 il procuratore Roberto Di Martino termina le indagini e formula accuse per i 130 indagati. Altre tappe della lunga Odissea il 13 agosto, il 25 agosto, il 13 ottobre, il 30 maggio 2016, il 22 dicembre 2016 per mancanza di prove vengono assolti Cristiano Doni, Gianfranco Parlato e l’Atalanta in relazione match Crotone–Atalanta del 22 aprile 2011. Tra tesserati e società che hanno fatto ricorso sono stati accolti 5 ricorsi su 30. Tra i tesserati gli unici ad aver ricevuto uno sconto di pena sono stati Angelo Alessio e Piero Camilli. Antonio Conte, per quanto prosciolto in relazione alla partita Novara-Siena, si è visto rimodulare la pena per la partita Siena-Albinoleffe lasciando pertanto la squalifica invariata rispetto al primo grado.

Passaportopoli L’evento che completa il quadro delle storie negative più eclatanti del calcio di casa nostra. Anche qui la giustizia sportiva e quella ordinaria sono intervenute. Lo scandalo ai club coinvolti è costato pene pecuniarie consistenti: l’Udinese 3 miliardi di lire, unica a pagare per responsabilità diretta, 2 a Inter e Lazio. E nessun punto di penalizzazione mentre ai giocatori e ai dirigenti squalifiche, molte scontate a campionato fermo, o inibizioni. Recoba e Lele Oriali, responsabile dell’area tecnica dell’Inter, sono stati condannati anche dalla giustizia ordinaria: 6 mesi patteggiati per concorso in falso e ricettazione e trasformati in una multa di 21 mila euro. Anche il portiere milanista Dida, sempre iscritto come extracomunitario pur avendo un passaporto portoghese (falso) è uscito con 7 mesi di reclusione di condanna mai scontati per via della condizionale. Ci si chiede: perché non sono stati dati punti di penalizzazione in classifica? La risposta è nella Decisione del 4 maggio 2001, quando la Corte Federale ha dichiarato illegittimo l’articolo 40, comma numero 7 delle Norme Organizzative Interne della Federcalcio nella parte in cui prevedeva soltanto tre calciatori tesserati e provenienti da paesi extracomunitari che potessero essere utilizzati nelle gare ufficiali in ambito nazionale. Venne, infatti, deciso che una squadra poteva schierare in campo tutti i cinque extracomunitari della propria rosa. Una rivoluzione fra l’altro emessa due giorni prima dallo scontro diretto Juventus e Roma (poi finita 2-2 con l’apporto del giapponese Nakata che di solito veniva lasciato fuori in quanto extracomunitario di troppo). Un pateracchio con le regole cambiate in corsa, ai club coinvolti in Passaportopoli non sono state date penalizzazioni in punti. Già alla Lazio, vincitrice dello scudetto, la procura di Roma aveva contestato a Juan Sebastian Veron, giocatore cardine, la validità dei documenti ottenuti per conseguire la nazionalità italiana che secondo il clan argentino era motivato da un trisavolo di nome Portella di Fagnano Castello, in provincia di Cosenza. Bastava infatti una moglie, un papà, una mamma, un nonno o un bisnonno di lontane origini per ottenere la nazionalità italiana. Coppa UEFA, primo turno 2000-01. L’Udinese affronta il Polonia Varsavia, campione di Polonia in carica. I friulani atterrano all’aeroporto di Varsavia. Poi dalla capitale polacca è previsto un viaggio in pullman verso Plock, che si trova a circa due ore di distanza. Una volta arrivati a destinazione ci si accorge che all’appello manca il brasiliano Warley Silva dos Santos rimasto bloccato al controllo dei passaporti per chiarimenti sul suo passaporto. Il colonnello della guardia di frontiera non ha lasciato passare Warley, perché il passaporto portoghese del giocatore, è falso. Documento che era stato emesso nel 1991 a una persona che non era l’attaccante da un funzionario portoghese che, fatte le prime ricerche, non esiste. Viene anche richiamato il pullman all’aeroporto di Varsavia perché un altro giocatore, il terzino brasiliano Alberto, risulta non in regola. Entrambi vengono rinchiusi in uno sgabuzzino della dogana. Alle ore 22, grazie all’intervento di Luca Lepore primo segretario dell’ambasciata italiana con delega di funzione consolare, ai due giocatori è concesso di raggiungere la squadra. Ogni mondo è paese. Anche in Polonia giocano due che di polacco hanno poco o niente, soltanto il passaporto. Uno è Ekwueme e l’altro è il bomber Olisadebe. Se il primo pur col doppio passaporto è rimasto a disposizione della Nazionale africana, il secondo, dopo essere scappato dalla Nigeria da ragazzo insieme alla famiglia, con la sua pelle nera è diventato una star del calcio polacco e viene naturalizzato dal primo luglio del 2000 in poi, passaporto con iter super accelerato e maglia da titolare della Polonia. Comunque l’Udinese riesce a schierare Alberto e Warley che addirittura, va a bersaglio all’undicesimo del secondo tempo. Il decreto di espulsione dalla Polonia dei due brasiliani per cinque anni arriva il giorno successivo, quando i due ragazzi erano saliti sul charter diretto a Udine. Entrambi non avranno più il passaporto comunitario. La giustizia sportiva oltre a quella ordinaria intervengono. Saltano fuori altri due passaporti portoghesi finti dell’Udinese, quelli del paraguaiano Da Silva e del brasiliano Jorginho chiamati a testimoniare. Lo scandalo si allarga: tre Primavera della Sampdoria: Job, Ondoa e Zè. Ma compaiono anche grossi nomi: su tutti Alvaro Recoba dell’Inter, Gustavo Bartelt e Fabio Junior della Roma, Dida del Milan. Oltre al laziale Veron, naturalmente il capostipite di questi escamotage.


Edicola Digitale

Altri dall'autore

Altri Articoli